26/11/2007 - AMERICA!
Nuova grande mostra per Marco Goldin

Inaugurata venerdì 23 novembre, la mostra America! Storie di pittura dal Nuovo Mondo sta già riscuotendo grande attenzione da parte del pubblico, della stampa e della critica. Di seguito si riporta un breve testo introduttivo del Prof. Marco Goldin, ideatore e curatore della mostra, direttore generale di Linea d'ombra e docente di Metodologia della Progettazione di Eventi presso l'Accademia SantaGiulia.

Il file completo è sacricabile alla pagina http://www.lineadombra.it/client/america/lamostrapresentazione.php ; per ogni informazione sulla mostra, si veda il sito http://www.lineadombra.it/client/america/.

 

Marco Goldin
Ideatore e curatore del progetto
Direttore generale di Linea d'ombra

America! Storie di pittura dal Nuovo Mondo ha nel suo titolo il punto esclamativo proprio perché già in questa parola così pronunciata si colga il senso della scoperta e della meraviglia. Con un doppio significato che s'intreccia.
Da un lato quella meraviglia, da impedire la parola, che colse i primi viaggiatori davanti alla lucente, azzurra brillantezza gorgogliante delle cascate del Niagara o all'incanto come di un verde paradiso della Yosemite Valley; e dall'altro, la nostra meraviglia davanti alla scoperta di una pittura poco, o quasi per nulla conosciuta, ma intrisa di profonda bellezza e sensibilissimo fascino. Per la prima volta in Italia un'esposizione racconta, poiché di vero racconto, e forse ancor di più romanzo, si tratta, questa grande avventura. Cento anni di pittura che sono una ininterrotta evoluzione dal sogno romantico e dell'Arcadia di Doughty e Cole fino ai famosi ritratti di Sargent già nel XX secolo. Perché l'arco cronologico della mostra si tende dal primo decennio dell'Ottocento al primo decennio del Novecento. Nel mezzo, potendo tutti noi assistere allo sterminato canto sulla natura da parte dei pittori della Hudson River School, e certi loro viaggi anche nel Sud dell'America. Poi la scoperta dei territori dell'Ovest, il racconto di vita su indiani e cowboy, fino alla pittura impressionista e alla grande ritrattistica nell'ultima parte del secolo.
Una mostra vastissima nel numero delle opere, e non solo una mostra di pittura. Quello che infine ho desiderato potesse accadere negli spazi del Museo di Santa Giulia a Brescia, è la ricostruzione della storia di una civiltà e di una nazione nel XIX secolo, quindi solo pochi anni dopo la sua nascita ufficiale, sancita come è noto dalla firma dell'atto di Indipendenza, a Filadelfia, nel 1776.
231 opere di pittura, molte delle quali di grande formato come è caratteristica della pittura ottocentesca in America, 60 capolavori originali della fotografia del XIX secolo, 10 sculture e 80 oggetti rituali e di vita quotidiana dei nativi americani e di Buffalo Bill. In totale, quindi, quasi 400 opere. E tutto questo reso possibile dalla collaborazione entusiasta e preziosa di tutti i maggiori musei americani. Ma non solo i maggiori, poiché chi conosca quella storia e quella pittura sa perfettamente come anche musei di città più piccole conservino raccolte assolutamente indimenticabili. Tutto ciò come primizia assoluta per l'Italia, che mai in precedenza aveva ospitato una mostra simile, e mai finora aveva inteso indagare in questo modo la cultura americana di quel secolo. Moltissimi i musei coinvolti, e qualcuno anche in Europa, soprattutto in Gran Bretagna. Ma ovviamente quelli americani in prima fila. E non potranno a questo proposito non essere subito ricordate le quattro collaborazioni che danno sostanza immensa di numeri e qualità alla mostra. Il Museum of Fine Arts di Boston, attorno al cui primo nucleo di prestiti è sorta la parte iniziale dell'esposizione. Nel numero di 53 i dipinti, oltre a 38 fotografie, che da quel museo giungeranno a Brescia, con capolavori assoluti per la storia della pittura americana dell'Ottocento. E del resto è noto a tutti come Boston possegga una fra le migliori raccolte museali del settore, soprattutto grazie alla Karolik Collection of American Paintings. E unitamente ai dipinti anche una trentina di splendide fotografie originali di quel secolo, che soprattutto serviranno a consolidare la sezione dedicata alle cascate del Niagara.
Decisamente orientati a illustrare la prima sezione della mostra, dedicata alla Hudson River School, i 50 eccezionali dipinti provenienti dal Wadsworth Atheneum di Hartford, che poi tocca comunque punti di assoluta eccellenza anche nelle opere, tra gli altri, di Eakins, Homer, Merritt Chase, quanto a dire alcuni tra i giganti dell'impressionismo americano.
Due altri musei, con i loro prestiti, costituiscono invece l'ossatura potentissima dell'articolata ricostruzione, non solo pittorica, che avverrà nella mostra a proposito della cultura dei nativi americani e della conquista dei territori dell'Ovest. Quella che in Italia, con esagerata semplificazione, diremmo degli Indiani e dei cowboy. La quinta sezione della mostra di Brescia sarà infatti interamente riservata all'immagine proprio dell'Ovest, sia con i paesaggi, intrisi di senso del sublime, di Albert Bierstadt e Thomas Moran, sia con le scene, più propriamente di vita western per come le intendiamo in Italia, realizzate, tra gli altri, dai tre maggiori pittori di questa epopea: George Catlin all'inizio e poi Remington e Russell. Non è ignoto infatti come talune delle inquadrature più famose dei film di John Ford siano state desunte proprio da certi quadri di Remington, un buon numero dei quali compariranno in Santa Giulia. Quindi due veri e propri templi di questa cultura, il Gilcrease Museum di Tulsa in Oklahoma e il Buffalo Bill Historical Center di Cody nel Wyoming, ci consentiranno di fare piena luce sulla materia. Da Tulsa giungeranno infatti 24 dipinti, 10 acquerelli, 10 sculture e 25 oggetti della cultura nativa, mentre da Cody un altro nucleo comprendente 20 dipinti, 40 fotografie e 50 oggetti, questi ultimi soprattutto volti a ricostruire la storia di Buffalo Bill e la sua epopea, e la storia degli indiani d'America.
Ma se questi quattro musei hanno per la mostra l'importanza che si è compresa, non sarà inutile dire che prestiti giungeranno a Brescia dalla National Gallery di Washington e dal Metropolitan, da due altri templi della cultura americana come sono lo Smithsonian di Washington, Terra Foundation for American Art di Chicago e la New York Historical Society. E ancora, solo per fare qualche esempio, dai musei di Detroit, Atlanta, Los Angeles, Indianapolis, Minneapolis, dalla Yale University di New Haven, da importanti gallerie e collezioni private. Insomma, un nucleo di prestatori, soprattutto pubblici, che non possono non far comprendere come questo progetto sia giudicato negli Stati Uniti un momento importante di studio per la cultura artistica di quella nazione. Tutto ciò testimoniato anche dal fatto che il ponderoso catalogo della rassegna conterrà saggi di alcuni tra i maggiori studiosi americani. Mentre altri ancora parteciperanno al convegno internazionale che, in due giornate, si svolgerà il 17 e 18 aprile del 2008, nelle settimane di chiusura dell'esposizione, e a cui seguirà la pubblicazione degli Atti.
E vorrei ricordare come il racconto della pittura sarà affiancato, nello stesso percorso espositivo, da due approfondimenti sulla storia degli Stati Uniti d'America nel XIX secolo: la Guerra Civile e la Frontiera. Appunti di storia che costituiranno una sorta di sottofondo per i colori e per le immagini, cosicché quegli stessi colori e quelle immagini siano inseriti in un contesto che forse per il pubblico italiano non è così scontato. Quello che ritengo sarà fonte di stupore, risulterà il modo in cui, nella mostra, questi appunti di storia saranno offerti al pubblico. Con ampio ricorso alla multimedialità, tuttavia abbondantemente “corretta” dalla poesia, costituiranno il contenuto delle due stanze nelle quali il passaggio dei visitatori avverrà anche in modo interattivo, con l'attivazione di contenuti e percorsi quasi didattici.
Perché ciò che infine possa scaturire dalla visita a questa mostra, sia una completa esperienza di conoscenza e sensoriale.


Luogo Evento: Brescia - Museo di SantaGiulia
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