06/03/2008 - ARCHETIPI DELL’ANIMA - Docenti e studenti dell'Accademia SantaGiulia in mostra a Cremona

Giovedì 6 marzo 2008, alle ore 16:30, presso la Sala degli Alabardieri del Palazzo Comunale di Cremona si inaugurano le mostre Archetipi dell’anima. Opere visive di allievi e docenti dell’Accademia SantaGiulia di Brescia e in contemporanea Franca Baratti. La stagione espressionista (1964-1967), promosse dal Lions Club “Duomo” di Cremona nel ventennale della Fondazione e patrocinata dal Comune di Cremona.

Archetipi dell’anima è una rassegna collettiva di artisti – alcuni ben affermati nel panorama internazionale, altri più giovani, ma già ben abituati all’impatto del pubblico – assai variegata nelle forme, ma dalla notevole coesione concettuale, ove tradizione e sperimentazione convivono sottilmente in un gioco costante di rimandi. Accanto a dipinti e sculture di intonazione ora classicheggiante, ora espressionistica ed ora informale e archetipica, docenti e studenti dell’Accademia SantaGiulia propongono video, “software generativi”, esempi di net art legati all’affascinante universo virtuale di Second Life e singolari light-boxes in cui luce e pittura si fondono inestricabilmente.
Per l’Accademia SantaGiulia si tratta dunque di un’ulteriore occasione di approfondimento nella direzione dell’arte tecnologicamente più all’avanguardia, risultato di un insegnamento particolarmente attento alle nuove frontiere dell’espressione visiva, sempre poste in dialettico confronto con le tecniche artistiche della tradizione.

Saranno esposte opere dei docenti Agostino Ghilardi, Pietro Ricci, Katja Noppes, Alessandro Capozzo, Marco Cadioli, Diana Danelli e Arturo Folilela, accompagnate da pezzi delle promettenti studentesse Clelia Adami, Francesca Longhini e Veronica Ghidini.

La mostra sarà aperta sino al 16 marzo 2008, da lunedì a sabato dalle ore 09,00 alle 18,00, domenica e festivi, ore 10,00-18,00.

 

Presentazione

Esiste una fase in cui pensiero ed emozione non sono ancora separati. L’anima prova un’emozione e con questo pensa; comincia a rappresentarsi il mondo nel momento in cui lo “sente” e si emoziona a partire da esso. È a questo istante originario, ancestrale e assieme archetipico, che guarda il percorso espositivo allestito dall’Accademia SantaGiulia presso la Sala degli Alabardieri del Comune di Cremona in parallelo alla personale di Franca Baratti.

Ad accogliere lo spettatore si erge, al termine dello scalone, un alto pannello in tecnica mista che e­vo­ca le ferite ancora aperte lasciate dalla bomba che esplose a Brescia in Piazza della Loggia nel mag­gio 1974. A questo pannello farà eco, al termine del percorso, l’opera di Katja Noppes, rea­liz­za­ta specificamente per questa mostra, in cui il calco di un viso, anzi di una testa, si presenta franto in quattro parti, a titolo di metafora della precarietà del valore della vita umana per l’uomo d’oggi.

La ieratica e vibrante costellazione della Vergine – imponente gruppo scultoreo di Agostino Ghilardi – apre quindi il sipario sul percorso espositivo, sottraendo temporalità allo sguardo e preparando il pubblico alla mostra che si svolge in un tacito colloquio tra generazioni di artisti, in un ideale passaggio di testimone tra la decana artista cremonese e i più giovani espositori dell’Accademia SantaGiulia di Brescia, guidati dai loro maestri.

L’Accademia, infatti, guarda avanti: il primo premio della Giovane arte bresciana promosso annualmente dalla Fondazione Dolci è stato attribuito per il 2007 a Francesca Longhini, studentessa della SantaGiulia, per una tela in cui l’artista sperimenta una poetica dello spazio segnata dal convergere in un’unica immagine di più punti di vista, facendo slittare la figurazione entro una quasi impercettibile atmosfera surreale. È la grande tela esposta sul secondo pannello in cui si legge un’ordinaria scena domestica. A sinistra di essa, sul primo pannello, fanno da contraltare gli olii resinati della giovane Clelia Adami, in cui la densità materica del pigmento sporge sino a risemantizzare i tratti del volto e a destrutturare l’immagine dei corpi.

Il nostro percorso, di qui, si diparte a tenaglia: dapprima muovendo verso la pittura materica e la scultura informale di Pietro Ricci, in cui fa la sua potente irruzione l’energia primordiale dell’archetipo e la ricerca di un contatto tanto ancestrale quanto salvifico (cfr. L’abbraccio; Il Santo) col mondo; successivamente, proeittandosi sino alle più avanzate frontiere dell’arte digitale con una serie di opere che esprimono alcuni risultati della sperimentazione in atto presso il Media Lab dell’Accademia sulla Net Art, sulla Software Art  e sulla Videoarte.

Orientandosi creativamente verso l’arte digitale Veronica Ghidini, altra promettente studentessa di ritorno dalla sua prima personale, propone alcuni dei suoi singolari light-boxes in cui fa il verso all’action painting rielaborando in digitale l’apparente gocciolamento di stille di colore; la stampa su adesivo traslucent incollato su plexiglass opale e retroilluminato al neon determina un effetto cromatico che crea una vera e propria fusione spontanea tra mondo reale e ricordi fantasmatici.

All’estetica dei mondi virtuali ammiccano poco oltre con leggerezza gli avatars sorpresi dal net-reporter Marco “Manray” Cadioli mentre camminano in loop su passerelle, come per una sfilata di moda che non ha una fine. Sospesi nell’universo di Second Life in cui sono stati creati e in cui vivono parallelamente ai propri ideatori questi corpi virtuali fluttuano indaffarati nel nulla del loro essere. Interessante metafora del flâneur in epoca cross mediale – sembrerebbe.

Materializzandosi a fianco delle viscere del proprio hardware, il “software generativo” di Alessandro Capozzo presenta quindi un altro gruppo di entità digitali impegnate a tessere una rete di connessioni effimere in un ambiente identificabile solo tramite le proiezioni ortogonali di ogni singolo agente. Ne emerge un comportamento conflittuale giocato entro uno spazio relazionale astratto, che proprio nel suo essere riflesso condizionato rivela tratti familiari e armonici.

Infine i due videoartisti Diana Danelli e Arturo Folilela sperimentano il conflitto tra la rigidità del frattale geometrico e la morbidezza della forma naturale di un seme di magnolia, a cui il frattale finisce per cedere. Il montaggio stesso di quest’ultimo video, insignito di un importante premio nel 2006 a Milano, procede per successive disgregazioni che polverizzano il diagramma di partenza – visualizzazione geometrica della polvere di Cantor – facendo progressivamente emergere la forma biomorfa, tradotta dagli artisti in pulsione alla significazione.

Eugenio De Caro 


Luogo Evento: Cremona, Palazzo Comunale
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