27/04/2006 - Ezio Frigerio: "Gli scenografi sono più creativi dei registi"

            Invitato dal suo collaboratore Domenico Franchi, titolare della Cattedra di Scenografia presso l’Accademia SantaGiulia, Ezio Frigerio ha tenuto banco quest'oggi davanti a un folto pubblico di studenti e docenti presso l’Aula Magna  della SantaGiulia: al mattino una lezione magistrale su “La scenografia e l’immaginane teatrale”, al pomeriggio un seminario per addetti ai lavori su “La spettacolarizzazione dello spazio scenico dal Settecento ad oggi”. Al regista vengono generalmente attribuiti il merito e la fama, ha esordito Frigerio, ma senza scenografie adeguate lo spettacolo non avrà mai successo. Strehler: semplicemente un genio. Però il regista di fronte allo scenografo è come un committente: gli passa dei concetti che attendono una traduzione sensibile, che devono farsi immagine; e lì scattta, allora, il piacere del produrre, la metamorfosi dello spazio scenico guidata dall’immaginazione che nasce come per istinto e lavora instancabilmente sino a quell’ “aprite! aprite!” che spalanca il palcoscenico e lascia col fiato sospeso. Compito dello scenografo è infatti quello di creare immagini nuove e offrire, con questo, un metodo di pensiero allo spettatore, per pensare in modo nuovo ciò che già sa: dargli quel che si aspetta, ma non nel modo in cui se lo aspetta. Ecco dunque la cifra della scenografia: una poesia dell’immagine. Una poesia del pensiero, però, che richiede un esercizio dell’immaginazione reso oggi quanto mai precario della facilità del reperimento delle informazioni nella televisione e nella rete: un flusso, una fantasia liquida che lavora solo di taglio ed erode il terreno su cui si impiantano le immagini. Ecco perché per divenire scenografo, riflette Frigerio, è oggi necessario metabolizzare quanto apprendiamo ed esercitare la curiosità, la costante osservazione, l’esperienza diretta delle cose: il tempo di un viaggio, la lettura di un libro, la visita al museo e del contesto in cui questo sorge. Curiosità onnivora, esperienza diretta: e a questo punto, sì, l’utilizzo delle nuove tecnologie. È così infatti che si è passati – ha proseguito nel seminario pomeridiano – dagli “ambienti magnifici” settecenteschi, alla scena descrittiva e dipinta su tele delle ambientazioni del primo novecento fino al volume in scena e alla materia in scena di una scenografia “critica”. E il futuro, a ben vedere, è proprio lì, nella tecnologia: è lì che si deve sperimentare una nuova idea di scena, come fu per l’avvento dei nuovi materiali (la plastica) e dei volumi che forse cinquant’anni fa erano impensabili, ma che invece aprirono la strada a quella nuova concezione dello spazio scenico di cui proprio Frigerio è stato ed è un protagonista assoluto.
Luogo Evento: Accademia SantaGiulia 27 aprile 2006
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