13/07/2007 - CORDE DI LUCE. IL VIOLINO E I VIOLINISTI NELLA STORIA DEL CINEMA

Violino e cinema. Un binomio affascinante tra una fonte musicale e una forma di rappresentazione, un'arte che in uno degli strumenti più celebri e antichi riscopre la sua parte più nobile e insieme popolare. Ma anche un rapporto di lungo corso, fatto di lunghe pause e pochi incontri importanti.

Il cinema in realtà col violino gioca da sempre e lo fa su più piani: il più evidente è quello esteriore, quando il violino entra nella pellicola e si fa luce. La macchina da presa osserva tra le sue corde, dirige il suo sguardo nella fluidità del suo legno e con la sapienza del liutaio gli disegna intorno altri corpi, quelli di chi lo suona e di chi lo ascolta, dando nuova vita e forma agli uni e agli altri.

È una storia lunga quanto quella del cinema intero, che va dai primi esperimenti di Edison a fine '800, fino ai movimenti rapidi del cinema contemporaneo, in cui il violino resta sempre capace di trascinare memorie e significati. Il violino volta per volta si fa simbolo di cultura, bellezza, profondità d'animo, ma anche povertà, emarginazione, voglia di rivalsa nei confronti di una vita che solo nel suono di questo strumento trova un po' di serenità e pace dell'animo.

Ma il violino è ancora molto altro e in questa breve rassegna di film che il violino hanno mostrato, se ne possono vedere molto esempi, molti dei quali legati al cinema più recente, a riconferma della durata di questo rapporto. Ce ne sarebbero tanti altri, ma già questi bastano per capire quanto uno strumento possa entrare nel  profondo di una cultura, farsi immagine e in essa incarnare sensazioni, pensieri, valori e, perché no, anche sogni.


IL VIOLINO COME FORMA

Il nostro è un viaggio di immagini, pure e silenziose, strappate al grande schermo per capire almeno da lontano l'attenzione che il cinema ha dedicato a questo strumento, eleggendolo dopo il pianoforte a icona della musica classica.

Immagini rubate, si diceva, immagini che riportano ciò che il cinema ha mostrato nella sua assoluta capacità di ridare il movimento, sancendo in questo ai primi del '900 lo specifico della sua arte. Uno specifico che incontra anche quello del violino, strumento che come pochi altri alterna e contiene in se la staticità e il suo contrario.

Il violino al cinema si presenta comunque innanzitutto come oggetto, immediatamente riconoscibile per la sua forma e la sua dimensione e spesso accostato ad altri (al pianoforte nella maggiorparte dei casi). E le inquadrature di solito ne sfruttano la grande mobilità di linea, accentuandola con sguardi mai simmetrici e tendendo a inserire movimento nel movimento, a giocare sulla linea curva come se fosse il vero senso di questa corsa.

Ma il violino non solo è in grado di scuotere l'immagine ma anche di dargli armonia, di offrire su un piatto d'argento quella tanto desiderata bellezza di sguardo che poche altre forme da sole sanno garantire. Il violino, verrebbe esagerando da dire, rivoluziona e poi riporta all'ordine.


IL VIOLINO COME STORIA

Il violino è molto spesso anche il pretesto per raccontare qualcosa e si fa portatore nella storia del cinema di un ricco e fortunato serbatoio di tracce narrative che molto spesso vedono questo strumento come il simbolo della lotta per l'emancipazione e il successo.

Chi lo suona è giovane e pieno di speranze, esce da un inferno e punta al paradiso della musica. Chi lo suona sa portare il suo spirito ad un livello nuovo e spesso coinvolge nel suo viaggio altri personaggi, altre storie che insieme tendono ad un empireo fatto solo di note e perfezione. E a volte all'amore.

Anche il liutaio nella tranquillità delle sue operazioni di solito usa questo strumento per l'affermazione della sua grandezza: il violino è il prodotto dell'artigiano perfetto, di un'artista che lavora al servizio di un altro.

Grazie alla figura di Frankenstein che a partire dal film del 1935 mostra una certa sensibilità nei confronti della musica, il violino diventa però anche parte di un modo più oscuro sancendo un oscuro legame tra questo strumento e l'immaginario gotico.

Ma nel violino entra pure la tradizione della musica popolare, con i classici violini tzigani e la possibilità di far scaturire musica anche nei contesti meno sofisticati. La purezza del suono al servizio dell'allegria o solamente del momento dell'elemosina. Il violino è allora uno strumento che segna l'appartenenza ad un popolo e a una cultura, il filo sottile che unisce i ricordi di una famiglia.


I VIOLINISTI

È difficile tracciare un ritratto di chi viene mostrato a suonare il violino. L'unico tratto comune e la capacità (o incapacità) nel suonare questo strumento, ma per il resto non ci sono ne caratteri fisici, ne caratteriali o valori che definiscono questo tipo di ruolo.

Di sicuro molto spesso torna l'idea del talento: il violino è l'oggetto che distingue subito chi ce l'ha da chi non lo possiede. Ma è pure quello che sa ispirare cose grandi a chi ne sa e può fare buon uso.

Nel violinista si ritrova un immaginario romantico legato alla figura del musicista di ascendenza wagneriana. La differenza è che il corpo di chi suona è indissolubilmente legato allo strumento, in pose estremamente ripetitive (non c'è la libertà riservata al pianoforte per quanto concerne la musica classica o l'esuberanza del chitarrista aprendosi al mondo degli strumenti in generale) e con una certa tendenza a riservare il quadro alla parte superiore del corpo: spalle, braccia, mani e soprattuto visi.

Se infatti sono le dita a segnare il virtuosismo, è soprattutto sul viso che viene focalizzata l'attenzione dello spettatore. E nel volto la musica trova finalmente una forma visiva ed si capisce davvero quello che accade non solo nell'interiorità del personaggio, ma pure nel profondo dell'azione. Gli occhi di solito sono chiusi o guardano nel vuoto o al massimo sullo spartito. Il violino, nel richiamarlo, esclude quindi lo sguardo e ci ricorda nell'immagine, la sua appartenenza al mondo dei suoni.


IL VIOLINO DAL VERO

In questa breve appendice c'è un excursus in quello che non è più cinema ma è ancora immagine, immagine in movimento naturalmente. Si tratta dei ritratti fatti nel tempo di alcuni dei più celebri violinisti all'interno di filmati documentari, reportage televisivi, videoriprese di concerti.

In realtà l'insieme è una raccolta piuttosto eterogenea di ritratti che non se non può certo sintetizzare la struttura di una raccolta di materiali che si infittisce di anno in anno, consente però almeno di dare un'occhiata anche a una forma diversa di rappresentazione.

Stavolta siamo dal vero, non c'è finzione e non c'è recita e il violino e i violinisti si mostrano così come effettivamente sono. Eppure anche qui la macchina da presa si fa filtro del reale, nella scelta dell'inquadratura, nella durata delle immagini e nella capacità di focalizzarsi su questo o quell'aspetto.

Quello che ne esce è quindi una rassegna che riprende da vicino, forse influenzata, la rappresentazione che il cinema ha fatto di questo mondo e insieme si rifà a tutto un immaginario lungo secoli che vede il violinista «recitare» al pari dell'attore per mostrare al di fuori, ciò che in teoria non si potrebbe vedere.

 

Il nostro breve viaggio nell'immagine del violino al cinema finisce qui. Il violino e chi lo suona hanno avuto nel cinema e non solo un posto piuttosto rilevante. In realtà l'effetto è stato reciproco e molto di quello che oggi sappiamo e pensiamo di questo strumento deriva anche dal modo in cui ci è stato proposto sul grande schermo.

Il violino è un oggetto elegante, preciso e levigato, che rimanda ad ambienti ricercati e possibilità di vita migliori. Il violino è forma e colore facilmente riconoscibili, ma ancora di più il violino si unisce a corpi che lo possiedono e ne sono dominati, mani che ne premono con maggiore o minore vigore le corde e visi che si emozionano. Il violino è veicolo anche di storie, è una chiave narrativa ma pure un simbolo di personaggi e dell'evoluzione delle loro vite.

Forti naturalmente sono gli influssi con le altre arti, ciò che del violino si diceva in letteratura e il modo il cui lo si era ritratto in pittura per esempio. Ma resta nel cinema un'idea nuova: la dolce sinestesia che trova finalmente una conclusione e vede il violino che non solo di muove ma suona. Ed è una storia di sensi che trovano un completamento, una forma di rappresentazione che si avvicina all'ascolto reale per poi farsi comunque lo stesso finzione.

Ad essa si accompagna quella più ricca e feconda del suono nel film, sin da quando il primo violinista accompagnò una pellicola muta per garantire la concentrazione e il giusto sentimento al cuore degli spettatori. E che oggi continua con successo in molte colonne sonore in cui gli archi hanno ancora un ruolo di primo piano. Ma è anche un'altra storia, fatta di suoni e non di sguardi.


Luogo Evento: Salò
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