02/02/2007 - L'arte che resta

L'arte che resta

di Valeria Gasperi

Brescia - All'interno della mostra "Il giorno della memoria 2007, 1938-1945", in  questi gorni allestita a Palazzo Martinengo, si segnala un percorso pensato per coinvolgere direttamente il visitatore, rendendolo emozionalmente partecipe della tragedia che si vuole ricordare.

A Domenico Franchi, scenografo bresciano attivo nei maggiori teatri europei e titolare della cattedra di Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia è stato affidato il compito di stimolare il visitatore attraverso la creazione di un’installazione ambientale, con il duplice obiettivo di suggerire riflessioni sull’orrore della Sho'ah, e più in generale delle stragi a sfondo razziale, e di verificare quale sia la percezione della tragedia nei giovani contemporanei.

«Ci è sembrato importante soprattutto» ha detto Riccardo Romagnoli, direttore dell'Accademia, «poter raccogliere risultati dai nostri studenti, non esclusivamente sul piano delle emozioni. Se questo è infatti di immediata e forse più facile sollecitazione, diversa è la maturità del pensiero che dà il vivo stimolo al progetto e alla realizzazione artistica».

Il percorso si sviluppa su tre piani percettivi. Sul piano spaziale dapprima, lo spazio cubico dalle pareti molto alte, rivestito esternamente da specchi frantumati e da accumuli di abiti, provoca il senso di disagio e di trovarsi in un luogo violato. La frantumazione delle specchiere esprime l’insieme di atti violenti che sono la sintesi stessa dell’odio razziale.

Nei cumuli d'abiti, separati per categorie merceologiche a significare anche visivamente un’umanità dilaniata, è una più puntuale citazione dei campi di concentramento nazisti. La raccolta, tuttavia, di abiti di foggia moderna dimostra d'altrone la difficoltà di considerare l’Olocausto come un episodio ormai sepolto dalla storia e senza seguito alcuno nel mondo in cui viviamo.

Quattro video installazioni incastonate all’interno del cubo sono dedicate ai quattro temi della privazione dell’identità, dell’annullamento di ogni umanità, della privazione di ogni libertà e della negazione di ogni proprietà. Invitati da Domenico Franchi alla riflessione, gli studenti hanno prodotto dei documenti che sul piano visivo restituiscono emblematicamente l'orrore della violenza sulla dignità umana.

Affidando alle potenzialità espressive dell’immagine la riflessione su queste tragiche tematiche, il gruppo di lavoro coordinato dal professor Franchi iaccompagna il visitatore in un viaggio che pur traendo spunto dalla tragedia dell’olocausto si ricollega in maniera più generale alle tematiche-cardine di ogni odio razziale.

Realizzato con il contributo del compositore bresciano Mauro Montalbetti (fresco vincitore del l Primo Premio al Concorso Internazionale 4th Johann-Joseph-Fux-Competition For Opera Composition 2006 organizzato dal Music Theather Institut di Graz) l’ambiente sonoro tocca infine le corde più sensibili e profonde di chi guarda, inducendo al riconoscimento di qualcosa di familiare, improvvisamente calato nella tragedia.

La sonorizzazione, ricavata dalla registrazione delle voci di alcuni testimoni bresciani dello sterminio, poi mescolate a suoni, rumori e ad altre voci, fa da efficace contraltare uditivo alle suggestioni iconiche, amplificandone l'esplicito messaggio.

http://www.popolis.it/SezioneEspansa.aspx?EPID=32!10!32!11!47119


Fonte: popolis
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