intervista ad alessandro montalbano, Accademia di belle arti di Brescia, nel cuore della Lombardia." /> intervista ad alessandro montalbano - Accademia belle arti." /> intervista ad alessandro montalbano, Accademia di belle arti di Brescia, nel cuore della Lombardia." />

27/02/2007 - "GIOVANI ARTISTI, CREDETECI SEMPRE"
Intervista ad Alessandro Montalbano

Questa mattina, presso il Laboratorio di Pittura dell’Accademia SantaGiulia, Alessandro Montalbano – pittore, scultore ed incisore di fama internazionale – ha tenuto per gli studenti una affascinante lezione/performance di circa due ore e mezza, dipingendo dal vero una bellissima tela. L’aula era gremita e l’atmosfera elettrizzante, segnata da un religioso silenzio interrotto solo dalle parole dell’artista, che suggeriva ai ragazzi soprattutto come confrontarsi con la viva realtà della creazione.

D: Maestro Montalbano, per lei si tratta di un ritorno a casa.
R:
Sì, un ritorno a casa giustificato dall’affetto e dalla stima che mi lega a Riccardo (Romagnoli, Direttore dell’Accademia, ndr). Quando da adolescente ho deciso di dedicarmi all’arte e di frequentare il Liceo Artistico Foppa, il vostro Direttore mi ha insegnato praticamente tutte le materie artistiche, aiutandomi a recuperare gli anni durante i quali avevo studiato Ragioneria.

D: È al Foppa che ha appreso i rudimenti del mestiere?
R:
Beh, sì. Ho sempre disegnato a partire dai 5 anni e ho cominciato a dipingere a 14, ma le prime vere e proprie basi del mestiere le ho apprese proprio qui. Per quanto riguarda la scultura, poi, al Foppa ho davvero mosso i primi passi: le prime terrecotte, i gessi e le plastiline risalgono proprio a quegli anni.

D: Ha sempre creduto alla possibilità di vivere del proprio mestiere?
R:
Sì, ci ho creduto fin da quando ero ragazzo. Tutti i pomeriggi, finita la scuola, andavo nelle gallerie bresciane e seguivo le mostre che venivano organizzate dall’allestimento fino alla fase di smontaggio. Ho conosciuto i maggiori artisti ed intellettuali bresciani dell’epoca, che mi hanno fatto respirare un clima vivace e mi hanno convinto circa la necessità di credere fino in fondo a ciò che volevo fare.

D: Dopo l’Accademia a Firenze, è subito partito per Parigi.
R:
Ho fatto un sopralluogo di una settimana, per vedere dove alloggiare, e poi ho organizzato la partenza. I primi anni a Parigi sono stati veramente duri: per fortuna sono sempre riuscito ad esporre in qualche modo, ma ho lavorato per gallerie in cui pioveva acqua, o in cui c’era un freddo terribile… Adesso ovviamente va molto meglio: ho un atelier stupendo messomi a disposizione dal Comune di Parigi per meriti artistici. Fra qualche anno però vorrei cambiare, mi piacerebbe magari avere uno spazio enorme… forse però sarebbe meglio fuori da Parigi.

D: Ciò che della sua performance ha maggiormente stupito i ragazzi è stato il connubio tra eccezionale rapidità e sicurezza nella conduzione dell’opera. È sempre così veloce?
R:
Beh, lavoro effettivamente in maniera abbastanza rapida – il che negli anni più difficili mi ha consentito di avere sempre qualche pezzo da esporre o da offrire ai collezionisti –, ma certo non come avete visto oggi. Ciò che ho dipinto qui in Accademia è un mio “cavallo di battaglia”, un soggetto che ormai conosco perfettamente e che dunque mi risulta particolarmente semplice da realizzare… ciò che si esprime in queste occasioni di lavoro “in diretta” è soprattutto il mestiere, ma quando lavoro per me il mestiere non mi basta, cerco qualcosa di più. Ciò non toglie però che il mestiere è assolutamente imprescindibile, ed è sempre bene ricordarlo ai ragazzi delle Accademie.

D: A proposito dei soggetti, lei lavora spesso su temi sviluppati in cicli.
R:
Questo a volte mi è stato rimproverato, perché per alcuni è sintomo di monotonia… in realtà, in arte conta soprattutto il modo in cui si vuole figurare il soggetto prescelto. Ecco, ai ragazzi dell’Accademia ho detto questo: fate quello che vi piace, fatelo sinceramente senza preoccuparvi se la cosa è già stata fatta. Prima o poi una strada si apre. E spesso è una strada inaspettata, imboccando la quale non si sa neppure dove si va a finire. Da questo punto di vista, il mio modello ispiratore è Picasso: ha guardato, assorbito e sperimentato tutto, rielaborandolo poi in una maniera tanto personale che pur nell’evidente differenza tra un pezzo e l’altro, tra un periodo e l’altro, si può facilmente individuare una cifra riconoscibile.

D: Un’ultima cosa. Ho visto le sue sculture, e mi hanno molto impressionato. Ha mutuato da qualcuno questo rapporto pieno/vuoto?
R:
Mah, in molti mi dicono che la mia opera assomiglia a quella di Gargallo. Per carità, è un onore; tuttavia, non credo che utilizziamo il vuoto nello stesso modo. Per me il vuoto in scultura è l’elemento generatore del ritmo, ovvero la sola componente capace di rendere dinamico – e sempre attuale – un pezzo scultoreo. C’è alla base anche una logica armonica musicale, nonché un’attenzione alla penetrazione della luce all’interno dei corpi.

D: Torni presto a trovarci, mi raccomando.
R:
Molto volentieri, per un amico come Riccardo. Ci vediamo prossimamente.


Paolo Sacchini


Fonte: Accademia SantaGiulia
mont-06.jpg mont-07.jpg mont-08.jpg mont-09.jpg mont-10.jpg

Accademia SantaGiulia - Vincenzo Foppa Società Cooperativa Sociale ONLUS - Via Cremona, 99 - 25124 Brescia
Num. Iscr. Reg. delle Imprese di Brescia e partita IVA: 02049080175 - R.E.A. 291386 - CAP. SOC. Euro 25.148,68 - Indirizzo PEC: accademiasantagiulia@certificazioneposta.it
Privacy policy - Cookie policy - powered by bizOnweb.it