06/01/2007 - TIZIANO
L'ultimo atto

Fino al 6 gennaio 2008 Palazzo Crepadona a Belluno e Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore di Pieve di Cadore ospitano la straordinaria mostra Tiziano. L'ultimo atto, dedicata all'ultima fase creativa del maestro cadorino. Di seguito si riporta il progetto scientifico della mostra, pubblicato sul sito www.tizianoultimoatto.it, cui si rimanda per ogni ulteriore informazione.

 

Tiziano. L'ultimo atto

Se nell’ottobre del 1565 era salito nella sua Pieve – assistito dall’equipe ormai ben collaudata, composta dal figlio Orazio, il nipote Marco, Valerio Zuccato e un enigmatico discepolo tedesco, Emanuele Amberger – tante partite il “gran vecchio” sapeva aperte e s’affannava a chiudere.

Erano i conti di “dare e avere” con la Magnifica Comunità di Cadore ed il commercio del legname; il controllo delle prebende fatte confluire sul figlio indocile, Pomponio, che gli si rivoltava contro; il recupero dei crediti nei confronti di Filippo II; dispute e indebitamenti col Fisco veneziano; una figlia illegittima da mettere cautamente al sicuro, e altri affanni ancora.

Nel 1566 Giorgio Vasari, dopo averlo visitato nella casa veneziana al “Biri Grande”, ne aveva consacrato la fama di “pittore divino” – costruita negli anni precedenti dall’Aretino e dal Dolce – dedicandogli una circostanziata ed encomiastica biografia nell’edizione giuntina, nel 1568, delle Vite.

Nel decennio, suppergiù, che lo separa dall’ora della morte – che scoccherà, nell’infuriar della grande peste il 27 agosto 1576 – Tiziano continua a operare a dispetto della vista che gli si appanna e delle mani che tremano.

La pittura del Maestro – ora concentrata soprattutto sui soggetti sacri e mitologici – riflette gli eventi e il senso d’inquietudine e di minaccia di questi anni, acuito dalle incertezze della situazione europea e dall’avvio della Controriforma.

Tiziano frena l’impeto torrenziale dei precedenti decenni: alle fatiche pittoriche s’applica, non solo con inattesa parsimonia, ma con una sorta di disincanto, preoccupato ormai d’appagare anzitutto l’urgenza della propria vena espressiva. E, mentre nelle opere commissionate accetta di essere assistito dalla bottega, stabilmente costituita dal manipolo che lo aveva accompagnato a Pieve di Cadore nel ‘65 – e a questa lascia l’esecuzione di repliche di opere fortunate o di immagini devote per chiese della Marca e del Cadore – si concentra su poche altre, con o senza gli assistenti – quasi un lungo testamento – sprigionandovi la libertà incondizionata di un fare pittorico prodigioso e privo di comparazione possibile. Le accumulerà nelle stanze della casa veneziana e diventeranno, all’indomani della sua morte, oggetto della contesa furibonda tra il figlio Pomponio e il genero Cornelio Sarcinelli, sino alla dispersione per i rivoli del mercato artistico.

La mostra presenta numerose novità interpretative e gli esiti di importanti studi, quest’ultima tormentata e favolosa stagione di Tiziano, esponendo a Palazzo Crepadona numerose opere che la rappresentano, ma anche dipinti di cronologia precedente e però trattenuti in casa dal Maestro per scelta ed effetto, e là rimasti alla sua morte, oppure necessari a far comprendere il formarsi dell’arte dell’ultimo periodo: quella pittura disgregata fatta di solo colore, quell’ ”impressionismo magico” che coinvolge e scuote, quell’apparente non finito che è il segno del turbamento e del dubbio esistenziale di un’epoca.

Ancora, un gruppo di disegni coerenti con quegli umori e, infine, le incisioni che, frattanto, Tiziano si preoccupava di far imprimere – controllandone l’esecuzione – a testimonianza della sua impareggiabile avventura artistica.

L’ultimo atto del racconto emozionante di un uomo che, con la sua arte, ha illuminato un’epoca.

L’evento dunque – supportato da un comitato internazionale composto da Irina Artemieva, Carlo Bertelli, Maria Agnese Chiari, Enrico Maria dal Pozzolo, Andrea Emiliani, Miguel Falomir, Irene Favaretto, Hilliard T. Goldfarb, Charles Hope, Giovanni Morello, Raffaella Morselli, Carlo Pedretti, Grigore Arbore Popescu, Giandomenico Romanelli, Claudio Strinati e Anna Maria Spiazzi – permetterà di far luce su aspetti dell’autore ancora poco indagati, in specie il suo rapporto con la prolifica bottega (identificata per la prima volta compiutamente e per la prima volta analizzata nel suo sistema di lavoro, grazie ad uno specifico studio avviato dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore), con interessanti sorprese nella rivalutazione del ruolo svolto dal maestro nella realizzazione di alcune opere, finora troppo semplicemente attribuite allo “staff”.

In quest’occasione si ricostruisce anche il singolare entourage intellettuale che, dopo la morte dell’Aretino, si viene ricomponendo intorno al vecchio Maestro, sollecitandone la carica d’angoscia esistenziale e l’ansia religiosa: entourage e che ha, tra i suoi esponenti – grazie all’assiduità della presenza di Giovanni Mario Verdizzotti, la cui figura viene compiutamente restituita proprio con questa mostra – anche i giovanissimi Torquato Tasso e Vincenzo Scamozzi. Ma non solo.

Opere inedite del grande maestro di altissima qualità verranno esposte per la prima volta proprio a Belluno – un’esplosiva “Venere e Adone”, una “Fanciulla con vassoio”, una dolcissima Madonna con bambino, in collezione privata – così come saranno presentati una serie di documenti relativi all’attività e ai movimenti di Tiziano, ritenuti fino ad oggi perduti. Altri riferimenti contestuali diventano poi importanti nel disegno espositivo proposto: gli autoritratti autografi, i ritratti del maestro e la storiografia, l’evocazione dell’atelier tramite prestiti di opere e manufatti cinquecenteschi, con gli oggetti di cui Tiziano amò circondarsi (i libri, gli strumenti musicali, i preziosissimi tessuti, i vetri per impastare i colori utilizzati da questo grande “alchimista”, i riferimenti classici della sua iconografia), e un itinerario nel territorio tra Vittorio Veneto e il Cadore sulle tracce di Tiziano e dei Vecellio – curato da Marta Mazza – che verrà proposto anche attraverso un’apposita pubblicazione, edita da Skira.

L’evento espositivo, che si svolge proprio nel cuore di quella che è – non per ragioni banali di incidente anagrafico, ma di genetica storica – l’insostituibile “Titian’s Country”, non poteva quindi non includere anche la vicina città natale del maestro.

A Pieve di Cadore, nello storico Palazzo ove ha sede la Magnifica Comunità di Cadore, saranno presentati altri importanti materiali di documentazione – lettere autografe di Tiziano e dei suoi prestigiosi committenti, carte d’archivio, registri dei verbali della Magnifica – nonché una esaustiva rassegna della cartografia e della vedutistica storica del territorio.

Ma la mostra di Pieve di Cadore offre un’ulteriore sorpresa: un’opera praticamente dimenticata e straordinariamente intrigante per soggetto e storia; un Ritratto di donna davanti a paesaggio con arcobaleno, prestato da una collezione privata, che raffigurerebbe, secondo Puppi, quella Caterina Sandella, amante dell’Aretino e madre delle sue due figlie, ritratta – come si vedrà in mostra – anche dal Tintoretto e raffigurata in una serie di medaglie anch’esse esposte accanto all’inedito.

Intrecci e complesse relazioni che svelano un mondo e un ambiente carico di suggestioni.


Fonte: www.accademiasantagiulia.it