14/07/2007 - La maestria di Accardo per due capolavori di Felix Mendelssohn

Il violinista Salvatore Accardo e l’Orchestra da Camera Italiana inaugurano stasera, alle 21.30, il ciclo dei «Grandi concerti in Piazza Duomo» a Salò. Inserito nel cartellone dell’Estate Musicale del Garda, il prestigioso appuntamento propone due capolavori di Felix Mendelssohn: il Concerto per violino e orchestra in mi minore op. 64 e la Sinfonia «Italiana» in la maggiore op. 90. Accardo sarà impegnato non solo come solista, ma anche come direttore d’orchestra.
In giornata aprono i battenti pure le varie mostre in Palazzo Municipale (orario 10-12.30 e 16.30-19.30), da quella di liuteria contemporanea realizzata dai maestri dell’Ali all’esposizione del contrabbasso «Colonna» (1590) di Gasparo da Salò, dalla quella «Il violino e i violinisti nella storia del cinema» curata dall’Accademia Santa Giulia di Brescia alla bottega di liuteria sotto i portici.
I biglietti per il concerto serale si possono acquistare direttamente in piazza Duomo, a partire dalle 20 (numerati 25 euro, secondo settore 15; info allo 0365-20506).
La strepitosa carriera di Salvatore Accardo è iniziata a 13 anni, quando il giovanissimo virtuoso era già in grado di eseguire in pubblico i «Capricci» di Paganini. La consacrazione a livello internazionale avvenne due anni dopo con la vittoria al Concorso di Ginevra e, soprattutto, nel 1958 con il trionfo al Concorso Paganini di Genova. Ma il nome di Accardo non si identifica col solo Paganini: il suo immenso repertorio arriva alla musica del nostro tempo, tanto che maestri quali Piazzolla, Sciarrino, Donatoni, Piston e Xenakis gli hanno dedicato composizioni. Molto impegnato anche a livello didattico, Accardo ha dato vita undici anni fa all’Orchestra da Camera Italiana, frutto di un progetto all’Accademia Stauffer di Cremona: giovani strumentisti ad arco di tutto il mondo hanno la possibilità di perfezionarsi come solisti e nella musica d’insieme.
Il programma di stasera è rappresentativo della migliore arte compositiva di Mendelssohn. Nel Concerto per violino (1844), memorabile anche per l’invenzione melodica, si ammira l’ingegnosa soluzione di collegare fra loro i tre movimenti: per esempio, al termine dell’Allegro iniziale una nota prolungata del fagotto conduce senza soluzione di continuità al successivo Andante, mentre una breve sezione di transizione sfocia nell’irresistibile gioia del Finale. Inconsueta anche la collocazione della Cadenza del primo movimento nella sezione di sviluppo anziché nella ripresa.
Ispirata dai soggiorni del compositore a Roma e a Napoli, la Sinfonia «Italiana» (1831) è un altro esempio di straordinaria felicità musicale, che non conosce punti morti. Eppure, sorprendentemente, il perfezionista Mendelssohn evitò di dare alle stampe questo capolavoro quand’era in vita.

m. biz.


Fonte: Giornale di Brescia