17/07/2007 - «Dopo Brescia basta grandi mostre»
Marco Goldin: «Mi dedicherò a insegnamento universitario e consulenza»

Marco Goldin prepara un’alternativa ai programmi intensi e intensivi delle grandi mostre. Un’uscita che si rivelerebbe come un percorso dilatato nel tempo nel caso in cui il nuovo sindaco di Brescia confermasse il programma quadriennale delle esposizioni. Accelerato nel caso in cui la città cambiasse bandiera politica.
«Conclusa l’esperienza di Brescia, non tornerei a fare quello che ho fatto prima a Treviso e poi nella vostra città». Goldin esplora allora la via dell’insegnamento universitario. Configura impegni di consulenza. Pensa, nel proprio futuro, dopo un eventuale distacco anticipato da Brescia, a una mostra all’anno. Il lavoro con l’Accademia Santa Giulia e con lo Iulm di Milano sono proiezioni di un nuovo impianto prospettico.
«I responsabili dell’Accademia di Santa Giulia mi avevano chiesto di tenere un corso - dice -. Alla fine ho risposto affermativamente, anche perchè stavo chiudendo un accordo con lo Iulm, che va sempre nella direzione dell’insegnamento. È una dimensione che non mi dispiace. Dopo la laurea ho insegnato due anni a Castelfranco Veneto, un’attività che ho interrotto perchè volevo puntare sulla carriera di curatore. Oggi ho voglia di mettere a disposizione dei ragazzi la mia esperienza. Sono partito da piccole mostre fino a giungere ad appuntamenti di spessore internazionale. Nel ciclo di lezioni non voglio fornire l’idea che il mio lavoro sia frutto di formule; non credo che sia così. Punterò molto sul concetto di bellezza, di commozione e di emozione. Su questi due concetti si è fondata una parte rilevante del successo delle mostre che ho organizzato. Bisogna considerare che una città, legandosi all’idea di bellezza, rinnova la propria immagine interna ed esterna. Parlerò allora di armonia, con riferimenti di carattere letterario; esaminerò il Sillabario di Parise, esplorerò la linea Bertolucci-Caproni, poeti che fanno della quotidianità un punto di partenza. Partiremo dal pensiero di Goethe; entreremo nella concezione di tempo in Bergson, nell’opera di Thomas Elliot e in quella di Handke, legata all’idea della durata del tempo. Nelle lezioni successive esaminerò i meccanismi organizzativi, di un’organizzazione che fa i conti, prima di tutto, con la creatività. Allo Iulm, da metà febbraio a metà maggio, approfondirò i temi. Sezionerò tutto sotto il profilo operativo, per chi volesse tentare l’avventura».
Un’accelerazione in vista delle elezioni a Brescia, la prossima primavera...
«A Brescia c’è questo passaggio cruciale, nei prossimi mesi. Io non voglio farmi trovare impreparato qualora il nuovo sindaco della città dovesse decidere di cambiare programma. Così, con certezza, farò la grande mostra dedicata ai capolavori del Louvre, che il nuovo primo cittadino inaugurerà il 27 settembre dell’anno prossimo. Staremo a vedere... Se l’Amministrazione dovesse invece decidere di continuare il percorso con me terminerei nel 2012 con un grandissimo appuntamento dedicato a Van Gogh. Comunque, dopo quell’impegno, smetterò con questo tipo di lavoro. Chiuderò per iniziare una carriera di insegnamento universitario e consulenza per Amministrazioni pubbliche. Ho tante richieste in tal senso».
Quindi basta con le grandi mostre...
«Qualche mostra spot... Ma dopo tanti anni comincio a barcollare, nonostante abbia un fisico che tiene bene. Mettiamo il caso che il sindaco mi dia il ben servito, l’anno prossimo. Non ho voglia di cominciare daccapo; un nuovo contratto quadriennale, una nuova città, nuovi problemi. Adesso sono anche attratto da altre cose. Dopo aver fatto una vita di grande fatica, per tanti anni, voglio aprire nuove prospettive. La svolta, comunque, avverrà entro i cinquant’anni».
E «Linea d’ombra», la sua società?
«Proseguirò in ogni caso fino al 2011 con mostre annuali. E poi? L’idea è di passare la mano ai miei dipendenti, di ritirarmi e magari fare il consulente per loro».
Cosa è pesato maggiormente, in questi anni?
«È difficile dirlo. Ma alla fine sono i viaggi che faccio in continuazione. Ho passato dieci giorni al mese negli Stati Uniti, tutti i mesi, per due anni e mezzo. Poi il super-lavoro di tutti i giorni. La fatica degli spostamenti. Il luogo in cui abito, tra andata e ritorno, dista da Brescia circa 500 chilometri. Bisogna infine tener conto delle conflittualità, su tutti i fronti. Per fare questa professione serve la massima concentrazione, secondo dopo secondo, e questa concentrazione ti consuma. Ho veramente voglia, domani o dopodomani, di dedicarmi alla mia creatività. Tornare a scrivere cose mie, insegnare, parlare nei teatri. Sono stato e starò in trincea. Ma a un certo punto bisogna uscirne per riappropriarsi del tempo e poter godere di una libertà maggiore».

Maurizio Bernardelli Curuz


Fonte: Giornale di Brescia