18/10/2007 - L’INAUGURAZIONE
A scuola di «emozione». E Goldin sale in cattedra

Marco Goldin, direttore di Linea d’Ombra, si è messo in cattedra. E lo farà ancora, tra ottobre e novembre, per spiegare i suoi «segreti» agli studenti dell’accademia Santa Giulia. Invitato in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, ieri Goldin ha offerto, più che la lectio magistralis che era stato chiamato a tenere, una «lezione di emozione». «Questa è una città in cui sto bene - ha esordito -, che mi aveva accolto quattro anni fa con una certa freddezza. Le lezioni che nei prossimi mesi terrò all’accademia sono un segnale bello di adesione di Brescia nei miei confronti, e viceversa».
INTANTO IERI il direttore di Linea d’Ombra spiegato ai ragazzi non tanto come diventare curatore di una Grande Mostra, non tanto come portare in una città i «grandi numeri», ma piuttosto come costruirsi una sensibilità e come trasmetterla ai visitatori. «Spesso gli studenti sono delusi, si aspettano che riesca a spiegare in modo "asettico" delle regole per fare il mio
mestiere». In realtà, fa intendere Goldin, di regole non ce ne sono. Sono parecchi, invece, i pregiudizi da sfatare.
«Da una certa fascia di persone, la cultura è intesa come un fatto intellettuale - continua Goldin - . Chi mi critica punta su questo aspetto, sulla "popolarizzazione" delle cose che faccio. È come dire che la bellezza è riservata a pochi perchè si costruisce attraverso la conoscenza». Al di là del fatto che orientare, far muovere nuova conoscenza è possibile, il patron di Linea D’Ombra crede che si debba, necessariamente, partire dal basso.
«Anche se noi non conosciamo ciò che vediamo, abbiamo delle pulsioni». Ed è su questo che bisogna lavorare, costruendo una grande mostra. Perchè se anche «un visitatore non sa nulla delle vicende biografiche, o artistiche dei pittori non posso escluderlo, devo lavorare sul suo desiderio di emozione». Un’emozione, se vogliamo, tanto «banale» («ma mettiamolo tra
grandi virgolette», precisa), quanto assolutamente preziosa.
DA BRAVO MAESTRO, Marco Goldin cerca di catturare l’attenzione dei suoi studenti leggendo un racconto tratto dai Sillabari di Goffredo Parise. Per spiegare che «quella della bellezza è un esperienza che si vive quotidianamente», con cui ci si confronta ogni giorno. La sfida è saper
«connettere questa bellezza ai grandi temi», portarla nelle sale di un museo, in un auditorium, in un teatro. Niente regole, spiega ancora il direttore di Linea D’Ombra. «Bisogna, piuttosto, lavorare sul cuore delle persone. E se chi crea qualcosa non è emozionato, non potrà certo passare questa emozione a chi dovrà fruirne».
Non c’è nulla di troppo lontano, che le persone non possano incontrare. E allora l’invito agli studenti della Santa Giulia è a «scendere da un livello accademico, cattedratico, ad uno comprensibile a tutti. Quando il linguaggio è universale, solo allora può iniziare il lavoro della conoscenza». Le parole, la musica, le immagini devono e possono riuscire ad annullare la
distanza. «L’occhio incontrerà così quei paesaggi dell’interiorità comuni a tutti - chiude Marco Goldin -. Cerchiamoli, troviamoli, e facciamo festa con chi li troverà.
Fonte: Bresciaoggi