13/11/2007 - ARTE E IMPRESA

Potrebbe sembrare un binomio balzano, ma arte e impresa vanno sempre più a braccetto, sono tenute insieme da una «colla» che si chiama innovazione e trovano luogo d’incontro in Fiere ed Expo. Intorno all’arte si ritrovano le imprese, le accademie, le fiere, le banche. E l’università italiana «ha tutta l’intenzione di ritagliarsi un ruolo di primo piano nella partita che
porta verso il futuro», assicura Nando dalla Chiesa, sottosegretario al Mur (ministero dell’Università e della Ricerca), ieri a Brescia per un seminario all’Accademia S. Giulia di via Tommaseo sul tema «La creatività artistica come risorsa - nuovi rapporti tra arte, impresa e innovazione».
IL LUOGO NON È casuale, e rievoca «Machina», la scuola di alta formazione della cooperativa Foppa e della Fondazione Lonati, che proprio arte, impresa e innovazione mettono insieme con successo da un lustro. Il sottosegretario, reduce in mattinata dal lancio del Polo di alta formazione artistica e musicale milanese nato «dall’interesse costante di Fiera, Expo e sistemi
museali», nel pomeriggio era in città per conoscere la realtà bresciana.
Giovanni Lodrini, direttore generale della Fondazione Lonati (nata insieme a «Machina»), la delinea con poche cifre a nome di Ettore Lonati, presidente dell’omonimo Gruppo. In cinque anni la Fondazione ha speso 2 milioni di euro (su 4 complessivi) per la scuola di alta formazione della moda. Il gruppo ha messo a disposizione le aziende (Lonati, Santoni, Dinema e altre collegate) con le intelligenze, le macchine, la tecnologia. Aziende che danno la
possibilità a giovani di far esperienza concreta e li assorbono al 95 per cento prima di finire il corso.
Per Dalla Chiesa suona come una conferma. Il sottosegretario può dire che «le città più avanzate stanno scoprendo il valore dell’arte, e confido di trovare qui nuovi elementi che avallino la connessione su cui ragioniamo con enti di ricerca e economici». Non nasconde che lo stato delle cose universitarie italiane non è dei migliori, tuttavia, «rimetteremo a posto le
cose - promette -, non solo con più soldi, che non migliorano automaticamente la situazione, ma con regole precise che evitino il moltiplicarsi all’infinito dei corsi di laurea e delle sedi».
Dalla Chiesa ha la delega all’Afam (Alta formazione artistico musicale), e proprio l’Afam «insieme alle imprese - sottolinea - ha lanciato l’Istituto studi di industria artistica (Isia) con un numero contenuto di studenti ma contesi da imprese grazie ad accordi con Ferragamo, Piaggio…». Quasi un muoversi nel solco tracciato a Brescia cinque anni fa, insomma. Perciò, «i
rapporti tra arte e impresa ci sono - aggiunge -, bisogna solo promuoverli attraverso convenzioni per nuovi investimenti e con il coinvolgimento di Fondazioni, tant’è che dove è stato possibile abbiamo nominato persone con incarichi di rilievo in banche e imprese».
D’ALTRONDE, «anche le Accademie non si occupano solo di pittura e scultura - sottolinea Dalla Chiesa -, ma vanno velocemente verso la pubblicità e la produzione di audiovisivi». Una conferma viene dal vicedirettore della «Santa Giulia» Eugenio De Caro, che parla di «mercato dell’arte» e annuncia cinque spazi espositivi tra città e provincia per «valorizzare le opere
degli studenti e creare un fatto emotivo che determina il valore delle opere». Tutto torna, dunque, e nelle parole del sottosegretario trovano piena giustificazione quanti ieri sedevano al tavolo del seminario, da Franco Tamburini (presidente Aib) a Gino Trombi (presidente di Ubi Banca), dal direttore del Centro fiere di Brescia Marco Citterio a Lodrini.
Se Trombi sottolinea il «mecenatismo illuminato» delle banche (la sua tra l’altro ha significativamente partecipato al restauro e al recupero del monumentale Monastero di Santa Giulia), che «raccoglie, conserva, restaura e fa conoscere opere d’arte», Tamburini mette sul piatto la volontà di Eib di stringere rapporti tra arte, cultura e impresa «al di là del semplice
mecenatismo».
IL PRESIDENTE Aib parla di progetti «lodevoli che facciamo da anni, sebbene poco conosciuti». L’impegno della sua associazione - dichiara - è di trovare «meccanismi capaci di creare scambi tra territorio e aziende sui beni culturali». E se gli imprenditori bresciani sono un po’ «immaturi» - ammette -, hanno «la sensibilità per arrivarci sfruttando la velocità dei più
giovani». D’altra parte, «l’innovazione che è nostro pane quotidiano sta anche nell’usare creatività per arrivare a nuovi prodotti, non solo nella moda e nei tessuti».
Gli fa eco Citterio quando prende in esame le connessioni tra arte, innovazione e impresa che «convergono nei sistemi espositivi». L’evoluzione dei poli di formazione di arte contemporanea e artigianato porta verso le mostre d’arte - argomenta -, le imprese in Fiera vendono i prodotti e trovano occasioni per evolverli, le Fiere stesse sono le «city» dell’innovazione e del trasferimento tecnologico, insostituibili per annusare cosa cambia nel design.

Mimmo Varrone


Fonte: Bresciaoggi