08/12/2007 - CONNESSIONE CAMPUS

Connessione Campus.

Tavola rotonda nell'ultima giornata del salone dell'orientamento scolastico organizzato dalla Provincia: si è parlato di occupazione Scuola e lavoro, incontro difficile

Calearo (Federmeccanica): «Negli Usa rapporto che funziona» Tabacci (Udc): «Da noi modelli sociali in cui vince la furbizia»

L'industria bresciana cerca lavoratori, ma non li trova; i giovani cercano un lavoro, ma non nell'industria bresciana. Se ne è parlato ieri a Brixia Expò nell'ambito di «Connessione Campus», primo salone di orientamento scolastico della provincia, giunto al suo giorno conclusivo. L'ARGOMENTO «Scuola, economia, lavoro territorio: quale connessione?», introdotto dall'assessore provinciale alla pubblica istruzione Paolo Mantelli e dal presidente Alberto Cavalli, è stato sviscerato cercando di trovare la causa di una situazione controversa, che vede nel continuo processo di liceizzazione un allontanamento dalle esigenze del mercato lavorativo bresciano, da sempre a vocazione industriale. I famosi «3000 introvabili» ricercati dalle imprese citati da Mantelli non sono altro che lo specchio di una cultura tecnica che va scemando a vantaggio della ricerca di impiego nei servizi che, a detta del segretario confederale Cisl Giorgio Santini, in Italia occupano il 70 per cento del panorama lavorativo. Anche il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo si è dichiarato d'accordo sull'obiettivo di aggiustare il tiro dell'offerta scolastica, sottolineando come in altri stati, gli Usa in primis, il rapporto università-lavoro sia vincente da anni, condizione invece difficile in un paese che, come ha fatto notare il moderatore Massimo Mucchetti vicedirettore del Corriere della Sera, vive di baronati e burocrazie che ingessano lo sviluppo. Ci mettono del loro, sempre secondo Mucchetti, anche le famiglie dei ragazzi che, invece di spronarli a fare meglio, li difendono in ogni situazione: «I genitori non devono proteggere i loro pargoli indifesi contro gli insegnanti cattivi - ha dichiarato - perché fuori dalla scuola ci sarà davvero qualche cattivo, contro cui devono imparare a farsi le ossa». SE DA UN LATO quindi va premiato il merito ottenuto con responsabilità, dall'altro come ha evidenziato Santini, a livello nazionale chi si impegna per ottenere una laurea non viene poi premiato perché l'Italia è l'unico dei Paesi europei in cui il livello di istruzione crescente non corrisponde alla crescita occupazionale. Un modo per sposare domanda e offerta lavorativa, però, sembra esserci: è il progetto di apprendistato professionalizzante illustrato da Mantelli, siglato con quattro aziende bresciane (Feralpi, Lonati, Italmark e Cassa Padana) in cui, a fronte di un investimento privato delle stesse aziende, i neodiplomati iniziano un percorso misto di lavoro e formazione, retribuiti come normali dipendenti. MA SE SCUOLA e mondo del lavoro sembrano contendersi la fetta più grande di responsabilità, ancora una volta è stata chiamata in causa la spesso colpevolizzata «società», che pone di fronte a modelli sbagliati:«Basta vedere i programmi televisivi per capire la degenerazione dei modelli cui ispirarsi - ha spiegato l'onorevole Bruno Tabacci -: se un tempo a "Lascia o raddoppia" si vinceva grazie a qualche capacità, ora con il gioco dei "pacchi" la vincita è affidata esclusivamente al caso». Tabacci ha poi sottolineato che se la furbizia e l'arte di arrangiarsi continueranno a farla da padrone, la strada per riformare il sistema educativo è ancora lunga. «Se le veline sono la massima aspirazione delle nostre adolescenti o se tutti si laureano in Scienze della comunicazione quando i posti di lavoro dei comunicatori sono quelli che sono - ha concluso Tabacci - come farà l'Italia a competere con i Paesi che stanno crescendo a ritmi vertiginosi?».


Fonte: Bresciaoggi