02/01/2008 - Terra e fuoco 2. Casa San Filippo

Fino al 6 gennaio, alla casa San Filippo di via Ferrando, le esposizioni «Mostrami il tuo Dio» e «Terra e fuoco 2. Un’arte per la vita»  
Presepi e sculture per riflettere  
Manufatti trentini e camuni accanto a opere di detenuti e disabili
Opere d’arte da ammirare nella loro bellezza e sulle quali riflettere. Da osservare come stimolo per ripercorrere una storia e per migliorare se stessi.
Sono i presepi in esposizione, insieme alle opere realizzate da alcuni carcerati di Verziano nell’ambito di un progetto portato avanti in sinergia con l’Accademia Santa Giulia, alla Casa San Filippo, in via Ferrando 1.
«Mostrami il tuo Dio» è il titolo e il filo conduttore dell’esposizione, aperta tutti giorni, fino al 6 gennaio, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18 (nei giorni festivi dalle 16 alle 19). Attraverso la mostra, costituita da una quindicina di presepi realizzati da artigiani del Trentino Alto Adige e da un paio provenienti dalla Valcamonica, «si propone la riscoperta dei valori evangelici manifesti ai primi cristiani e in parallelo l’autenticità del messaggio rinnovato ogni Natale al mondo contemporaneo» spiega padre Renato Fasani. I brani della Lettera a Diogneto hanno fatto da cornice all’inaugurazione della mostra, perché «come lui cerchiamo delle risposte e Dio si mostra in questa occasione non solo attraverso la testimonianza ma anche attraverso l’opera d’arte». Accanto ai presepi, tutti i visitatori possono ammirare anche le opere di «Terra e fuoco 2. Un’arte per la vita», frutto di un laboratorio portato avanti nel carcere di Verziano sotto la guida di Agostino Ghilardi, titolare della cattedra di Scultura all’Accademia di belle arti Santa Giulia, con l’assistenza degli allievi del corso di Scultura. Il progetto, nato alcuni anni fa, ha visto quest’anno la partecipazione di alcuni ragazzi dell’Anffas. Tristezza e inquietudine, a volte rese attraverso un velo di ironia, si possono leggere in queste opere, espressione attraverso la manualità delle potenzialità e complessità d’animo che caratterizzano il presente degli autori.
«Opere straordinarie, realizzate da persone che non si erano mai applicate in nulla di simile, frutto dello scambio e del dialogo tra diverse realtà che si sono messe in rete nel segno della solidarietà e della speranza» ha commentato in occasione dell’inaugurazione Riccardo Romagnoli, direttore dell’Accademia. «Dietro queste realizzazioni si legge la voglia di esprimersi e di trovare una strada per la propria crescita personale - prosegue Giuseppe Colosio, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale -. E lo sviluppo della persona è l’obiettivo di ogni percorso di istruzione. L’arte diventa mezzo di formazione e attraverso di essa prende corpo una prosecuzione del messaggio divino».
Marco Faini, direttore dell’Anffas, ha quindi sottolineato come «l’inclusione sociale stia ad indicare qualcosa di più forte dell’integrazione. È necessario infatti che lo sviluppo della comunità sociale avvenga attraverso l’attribuzione di pari opportunità a tutti. Così dev’essere anche per le persone disabili: la scommessa è quella di apprezzare le loro opere come oggetti artistici in quanto tali, non perchè spinti da pietismo». Mons. Francesco Beschi, vescovo ausiliare, ha infine sottolineato come «la manifestazione di Dio nel Natale sia quella di un Dio inatteso».
 
Chiara Corti 

Fonte: Giornale di Brescia