16/03/2008 - Occhi di luce spalancati sul tormento del padre

Applausi al salone Da Cemmo per «Il sacrifizio di Abramo», frutto della collaborazione tra Accademia SantaGiulia e Marenzio 

Occhi di luce spalancati sul tormento del padre

Fulvia Conter

Buio, con le sedie disposte al contrario rispetto al solito per consentire la visione di una costruzione in ferro posta nel centro. Così si presentava, l’altra sera, il salone «Pietro da Cemmo». Con tanto di pila le persone venivano accompagnate ad una ad una fino al posto, fra i fili sul pavimento, in un’atmosfera resa inquietante da un ossessivo mormorio di voci, sostituito da forti accordi dell’organo quando lo spettacolo è iniziato. In programma la versione scenica dell’oratorio «Il sacrifizio di Abramo» di Camilla De Rossi, scelto per inaugurare la collaborazione fra il Conservatorio Marenzio e l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia.
La Storia della Musica, almeno fino all’800, annovera poche donne compositrici. La De Rossi fu invece autrice di quattro oratori, cantate e musica strumentale. A lei l’Imperatore Francesco I commissionò «Il sacrifizio», dato a Vienna nel 1708. Il piano e l’ascolto dell’opera ci sembrano confermare l’appartenenza della De Rossi alla scuola romana (per la scelta di un argomento biblico, l’impostazione dei recitativi, il carattere drammatico delle arie), pur se riecheggiano varie provenienze.
Dove l’autrice va oltre l’accademia e mostra originalità è nel trattamento degli strumenti, in cui il liuto (forse al tempo la tiorba) predomina e funge da elemento chiarificatore, portatore di diversificazioni ritmiche e di colori. Fra i reiterati recitativi ve ne sono alcuni di espressivi (come quelli di Sara) e si segnalano per intensità ed efficacia le due arie di Isacco. Colpisce la scelta del libretto, che punta sul tormento del padre, non del figlio, innocente, «Der jasager» dinnanzi alla volontà di Dio. Su tale elemento fondamentale ha puntato l’allestimento a cura degli insegnanti e degli allievi della SantaGiulia.
Interessanti le proiezioni che sulle cornici delle pareti del salone rendono visibile l’immaginario: occhi spalancati che fremono, si chiudono, annuiscono e piangono sangue, silhouette danzanti, indefinite, che divengono pugnali, poi mucchi di ossa, gli scheletri dei lager. L’animo che invoca giustizia, dilaniato come Abramo fra la Fede e l’umana Pietas, è una tematica forte, attuale.
Uno spettacolo di un’ora e mezza circa di cui sono stati protagonisti i giovani cantanti Filippo Filipov, Annalisa Stroppa, Ae-sil An e Lin Ling Hui con l’Ensemble Barocco del Conservatorio (Raffaello Negri violino e direttore, Giovanna Fabiano clavicembalo), i prof. Domenico Franchi, Stefano Mazzanti e Gino Copelli e i loro studenti, per la regia di Ignacio Garcia. Calorosi applausi alla fine.


Fonte: Giornale di Brescia