31/03/2008 - Un glamour d'epoca

UN GLAMOUR D’EPOCA
È stata pensata per ricostruire un «glamour d’epoca», inserendo ogni personaggio, assieme al concetto stesso di «divismo», in un’atmosfera particolare, che il visitatore può «respirare» negli spazi di palazzo Martinengo, oltre che ammirare nelle splendide collezioni di gioielli, abiti, foto e accessori in esposizione. Con questo intento la mostra «Diva-Il mito della Primadonna da Maria Malibran a Maria Callas» ha preso forma nella mente dei curatori, Luigi Allegri e Vittoria Crespi Morbio, e poi nelle scenografie allestite con grande cura dei dettagli da Domenico Franchi. L’evento - che resterà in visione al pubblico fino all’8 giugno - è stato inaugurato ieri, alla presenza del presidente della Provincia, Alberto Cavalli e dell’assessore alle Attività culturali, Minini.

DEDICATA ALLE DONNE Hanno sottolineato come si tratti di una rassegna «dedicata alle donne», in quanto esalta il gusto squisitamente femminile per moda e tendenze di un dato periodo storico e che è capace di suscitare, calando lo spettatore in una dimensione di teatralità, intense emozioni.
«È una mostra fatta di particolari - ha detto Luigi Allegri -, di notevole impatto visivo e di una spettacolarità dettata dalla scenografia di straordinaria raffinatezza. Ci interessava dare esempi di alcune tipologie di divismo, considerato come il luogo della rappresentazione di una immagine e di un voler essere. Abbiamo voluto perciò indagare un meccanismo che concentra davvero il sapore del fascino, della seduzione e del sogno». I percorsi attraversano le figure divenute immortali delle cantanti liriche fiorite nell’800 e in quasi tutto il ’900 e che hanno incarnato l’archetipo della primadonna; alcune anche bresciane di nascita o d'adozione, come Giuseppina Cobelli, Bianca Scacciati e la stessa Callas, legata a Sirmione».

MITO ANCHE IN SOCIETÀ «Il mito della diva ha sempre esercitato una forte attrazione nel mondo della lirica, ed è anche un’icona che si è imposta nella società - ha spiegato Vittoria Crespi Morbio -. Qui proponiamo una carrellata di ritratti, che si scompongono in una serie di altri archetipi più definiti e particolari, categorie che radunano individualità distanti per epoche, geografia, storia. Troviamo così la diva angelicata; le dive folli e passionali, come la Malibran e la Callas, unite fra l’altro dal medesimo amore infelice: le dive "cigno", che si riflettono in se stesse e finiscono coll'imporre la propria identità sui personaggi, come Adelina Patti e Lina Cavalieri».
L’allestimento è complesso sotto "molteplici punti di vista". «Avevo molti frammenti davanti a me - ha riferito lo scenografo Franchi -, come un mosaico scomposto, in cui ogni tassello mi raccontava qualcosa che non era evidente. Il magnetismo che da questi personaggi emanava faceva diventare tutto speciale intorno a loro. Quanto al risultato, ritengo che questo sia uno spazio della memoria, che non vuole citare luoghi concreti, ma apparire come fosse proiettato da un immaginario; una sorta di galleria dei ricordi, connotata dalla cifra estetica dell’eclettismo». L’iniziativa si rivolge non solo alla cerchia dei melomani, ma al vasto pubblico, con attenzione a i giovani.

Anita Loriana Ronchi


Fonte: Giornale di Brescia