10/04/2008 - Croce e antichi reliquiari tornano splendidi dopo il lavoro degli studenti

Grazie a un accordo tra il Museo Diocesano e l'Accademia SantaGiulia
Croce e antichi reliquiari tornano splendidi dopo il lavoro degli studenti

La croce in rame e ottone argentato del Seicento, alta 125 centimetri, avrà il giusto rilievo nel settore riservato all’oreficeria. I quattro reliquiari dei santi vescovi Cipriano e Paolino, Silvio e Adeodato esemplificheranno nella galleria del Museo Diocesano di Arte Sacra l’opera tradizionale delle antiche botteghe di prezioso artigianato. Le cinque opere portavano i segni del degrado: hanno provveduto a ripulirle e consolidarle gli studenti dell’Accademia di Belle Arti Santa Giulia, nel laboratorio di restauro delle oreficerie diretto dalla professoressa Mari Yanagishita, secondo le indicazioni di Rita Dugoni della Soprintendenza. Ieri mattina, nel complesso di via Gasparo da Salò, la riconsegna ufficiale dei cinque manufatti ha dato al presidente del Museo, Innocenzo Gorlani, l’occasione per apprezzare e riconfermare la collaborazione che si è stabilita tra il Museo e l’Accademia.
Il nuovo Codice dei Beni Culturali, ha spiegato il direttore don Pier Virgilio Begni Redona, richiede che le opere di alto artigianato e con contenuti d’arte siano trattate con le dovute cautele, da personale adeguatamente preparato. Dal laboratorio dell’Accademia - ha aggiunto - possono venire gli esempi ai quali attenersi, anche per gli interventi su oggetti liturgici ancora in uso nelle nostre chiese. Sono solo otto in Italia (due in Lombardia) le accademie che hanno al loro interno una scuola di restauro e per dotare l’Accademia di questo corso triennale si è molto impegnato il vescovo emerito monsignor Giulio Sanguineti: l’ha ricordato ieri l’amministratore delegato Giovanni Lodrini, sottolineando l’importanza di disporre di un centro formativo d’eccellenza nella nostra Diocesi, che è particolarmente ricca di gioielli artistici. La restauratrice Mari Yanagishita ha un prestigioso curriculum ed è in diretto contatto con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, riferimento prioritario per questo settore di attività. Ieri ha illustrato le caratteristiche delle cinque opere e gli interventi messi a punto. Si è proceduto alla rimozione delle sostanze nocive nel rispetto della patina del tempo, per una corretta lettura dell’opera e della sua storia.
Per integrare alcune lacune troppo vistose sono state realizzate piccole lamine di rame argentato, con resine speciali si è provveduto a rimediare alle piccole fratture. Il procedimento si è articolato in varie fasi, tutte di grande delicatezza: dalla spolveratura iniziale alla protezione delle superfici ripulite e sgrassate, fino al rimontaggio dell’opera.
Per gli studenti è stato «stimolante lavorare su oggetti concreti», come ha osservato il direttore dell’Accademia, Riccardo Romagnoli, rimarcando la preziosa opportunità didattica nata dal dialogo con il Museo e destinata a consolidarsi nel prossimo futuro. Le opere restituite al termine del restauro saranno presto visibili all’inizio della galleria del primo piano del complesso museale, dove ha sede il settore dell’oreficeria: ne ha parlato ieri il conservatore don Giuseppe Funari.
e. n.


Fonte: Giornale di Brescia