23/05/2008 - Riva, arte per i cent’anni

ANNIVERSARI. La falegnameria nata nel 1908 ha festeggiato con l’Accademia Santa Giulia
Riva, arte per i cent’anni
Le opere di nove studenti nelle piazze e vie del centro
Un’installazione nel cortile di palazzo Broletto presenta i due volti del lavoro: ragione di vita e prigione
A Brescia Due, all’altezza del Crystal Palace, un cubo di quasi due metri per lato

Cento anni di attività, di storia e di cultura da mettere al servizio della società, attraverso l’arte, per mandare messaggi postivi e fornire, contemporaneamente, la possibilità agli studenti di cimentarsi con le proprie capacità.
Sono queste le motivazioni che stanno alla base della collaborazione tra l’Accademia Santa Giulia e Riva Arredamenti, che ha portato al posizionamento di diverse istallazioni in alcune zone nevralgiche della città.

SI TRATTA DI UN MODO per festeggiare il centenario dell’azienda, nata nel lontano 1908 con la bottega di falegnameria di Eugenio Riva, e divenuta ai giorni nostri azienda leader nella produzione e commercializzazione di per uffici, banche e comunità e fornire agli studenti del biennio specialistico delle scuole di pittura e scenografia dell’accademia la possibilità di farsi conoscere come artisti.
La Riva, come ditta individuale, apre i battenti il 6 ottobre del 1908, divetanto una società nel 1937; successivamente arriverà l’apertura del laboratorio di via Aquileia, seguita da quella del primo showroom e dall’inaugurazione della sede di via Labirinto nel 1976 e di quella di Bergamo nel ’82.
Protagonista delle installazioni sarà il lavoro, visto come cartina al tornasole della società e modo per riflettere sull’assetto socio-economico e culturale all’interno del quale vive l’uomo di oggi.

DUE I PERCORSI intrapresi: il primo avente come soggetto il lavoro in generale, il secondo puntando l’attenzione soprattutto sull’ambiente ufficio.
Guidati dal docente di arte visiva Domenico Franchi, cinque studenti hanno lavorato a installazioni che sono state distribuite in alcuni luoghi rappresentativi della città: in piazza del Foro è stata esposta Metamorphosis, opera di Massimo Beriola che racconta dell’uomo e del suo apparire; in piazza del Mercato è toccato a Veronica Ghidini rappresentare l’intelligenza delle mani che lavorano.
Ancora, in piazza Vescovado Elisa Martinelli guarda al passato e a un’identità collettiva cancellata dal progresso, mentre in via Moretto Leticia Moreno Perez ha paragonato l’uomo che lavora al canarino, ignaro del mondo che lo circonda.
Infine, nel cortile del Broletto, con la sua installazione MariaPaola Raneri parla dell’ambiguo significato che il lavoro può assumere per l’essere umano: per alcuni una ragione di vita, per altri una sorta di prigione.
Le installazioni resteranno in esposizione fino a fine giugno. Parallelamente a questo percorso, gli studenti della scuola di scenografia, che hanno lavorato in gruppo, hanno dato vita alla realizzazione di sei cubi, collocati nella Freccia Rossa, alla Camera di commercio, al Palabrescia e nello showroom dell’azienda Riva Arredamenti.

IL PIÙ GRANDE, un cubo di 1 metro e ottanta centimetri per lato, è stato installato nel cuore di Brescia due, all’altezza del Crystal Palace.
Veronica Bettinelli, Silvia Borserini, Ramona Ceretti, Damiano Comelli, Roberto Consoli, Liuba Dergunova, Giorgio Merigo, Francesca Terraroli e Roberta Zappa sono gli autori di queste opere, che al loro interno narrano sei scene di vita quotidiana d’ufficio.

Diego Serino


Fonte: Bresciaoggi