12/07/2008 - Nuova vita alla cappella del carcere

Inaugurata a Canton Mombello dopo il restauro eseguito dagli studenti dell’Accademia SantaGiulia
Nuova vita alla cappella del carcere
Mons. Beschi: «La prigione luogo emblematico di una condizione esistenziale»

Verde chiaro, giallo ocra e toni di rosso che finiscono nel marrone: i colori della terra danno nuova vita a decorazioni e simboli cristiani; in fondo, la luce di un Cristo Pastore filtra attraverso una vetrata. Si presenta così la Cappella della Casa circondariale di Canton Mombello, inaugurata ieri dopo i lavori di restauro eseguiti dagli studenti dell’Accademia di Belle arti SantaGiulia. Un lavoro lungo e laborioso che ha reso nuovamente fruibile la cappella - nella parte sud dell’edificio, sotto ambienti detentivi - che fu consacrata nel 1956 dal Vescovo Giacinto Tredici ed è intitolata a San Basilide, patrono degli agenti di Polizia penitenziaria.
Soldato romano incaricato di scortare i cristiani condannati a morte fino al luogo del supplizio, Basilide finì per convertirsi, e fu egli stesso ucciso. Il suo martirio è stato ricordato anche ieri. Innanzitutto da Maria Grazia Bregoli, direttore degli istituti di pena bresciani, che ha accolto i partecipanti all’inaugurazione, tra i quali il prefetto Francesco Paolo Tronca e numerose altre autorità. L’amministratore delegato dell’Accademia SantaGiulia, Giovanni Lodrini, ha invece voluto sottolineare il valore dell’incontro, fecondo già in altre occasioni, tra «una realtà formativa come l’Accademia e il carcere, uno dei luoghi di sofferenza della città: un incontro significativo per il carcere, ma anche per gli studenti che hanno avuto l’opportunità di portarvi il bello».
La «nuova» cappella è stata quindi benedetta dal Vescovo ausiliare, monsignor Francesco Beschi, che ha officiato la celebrazione eucaristica con i cappellani di Canton Mombello e Verziano, don Adriano Santus e don Carlo Bosio, e con mons. Mario Piccinelli, rettore del Santuario di Santa Maria delle Grazie.
«Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?» è la frase del Vangelo di Luca a partire dalla quale monsignor Beschi ha svolto le sue riflessioni nell’omelia. «È una domanda - ha commentato il Vescovo ausiliare - che attraversa la vita di ogni uomo; è la provocazione di Gesù, che riguarda tutti, credenti e non credenti».
Allo stesso modo, «mi sembra che il carcere possa essere una parabola corrispondente alla serietà di questa domanda», che «possa diventare emblematico di una condizione comune a tutti gli uomini che sperimentano la possibilità di un fallimento: non giudiziario, ma esistenziale». Si tratta di quella «ricerca di soddisfazione che concerne il complesso di un’esistenza», al di là dei singoli traguardi raggiunti; quella soddisfazione «che i più giovani vorrebbero vedere in noi per essere sicuri che la vita è degna di essere vissuta». A questo riguardo, «l’indicazione di Gesù è semplice e, ancora una volta, può valere per tutti, credenti e non: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua"». Vuol dire che «quella croce che ognuno può percepire nella vita non come fatto doloroso o fatica momentanea, ma come croce complessiva, derivante dai risvolti problematici e dalle oscurità dell’esistenza», non va rifiutata. «Gesù - ha spiegato ancora monsignor Beschi - dice: prendetela, è parte della vostra vita; non potete sfuggire a voi stessi. Ma seguitemi. Portatela, ma senza essere disperati». Ovvero con la stessa forza che in Gesù trovò Basilide.
E «luce e forza» vengono invocate nella preghiera al Santo che ieri, nel corso della celebrazione, è stata letta da un agente. Non prima che il Vescovo ausiliare si soffermasse su due aspetti della restaurata cappella: «Il fatto che sia situata nella profondità di questa casa, me la fa vedere come una radice di speranza. E il lavoro dei giovani è un valore in più».
f. sa.


Fonte: Giornale di Brescia