13/10/2008 - Canossiane, tradizione e nuove sfide Da due secoli il loro Istituto è tra i più vitali nel campo dell’educazione

Convegno di studi per riflettere sul futuro e confrontarsi con altre scuole cattoliche 
Canossiane, tradizione e nuove sfide Da due secoli il loro Istituto è tra i più vitali nel campo dell’educazione

Da una lunga storia di passione educativa, una nuova creatività per le sfide dell’educare oggi. Nell’aula magna dell’Università Cattolica dedicata alla memoria del Beato Giuseppe Tovini, le Canossiane hanno celebrato con un convegno di studio il bicentenario della fondazione del loro Istituto, chiamando a confronto una significativa rappresentanza delle scuole cattoliche del nostro territorio.
«Brescia rappresenta un caso singolare di passione educativa» ha osservato tracciando le conclusioni delle due giornate il vicario episcopale per la cultura, monsignor Giacomo Canobbio e ha citato le figure esemplari dei bresciani Lodovico Pavoni, Giovanni Piamarta, Giuseppe Tovini, apostoli dell’educazione nell’Ottocento, che è stato il secolo particolarmente fecondo in cui hanno operato nello stesso terreno Maddalena di Canossa e San Giovanni Bosco, lasciandoci alcune intuizioni tuttora fertili e realtà operative sempre vive e vitali. Il loro tempo presentava difficoltà anche maggiori delle attuali, rivedere questo passato ispira «fiducia nelle possibilità che abbiamo e stimoli per creatività nuove».
Il quadro delle sfide che la scuola cattolica ha oggi davanti è stato tracciato dal professor Pierpaolo Triani dell’Università Cattolica nella parte introduttiva alla tavola rotonda coordinata da monsignor Canobbio. C’è bisogno di un «patto di corresponsabilità» tra educatori e questo comporta una sfida alla fiducia reciproca. Si tratta di investire nell’educazione, valutando la sostenibilità economica di questo impegno. I giovani d’oggi vanno aiutati a uscire dal narcisismo: il rapporto con i poveri e le povertà è una via da privilegiare, così come il senso della gratuità. I giovani hanno bisogno di relazioni significative, imparare a fare i conti con la propria fragilità è necessario per tutti. Cogliere la sfida del futuro significa «vivere il presente con profondità», l’educazione sentita come «passione per il bene dell’uomo» tende a formare le coscienze nella loro integrità e, nella prospettiva evangelica, ad aprirle a uno sguardo che va oltre il contingente.
Brescia conta in città e in provincia ben trentaquattro scuole cattoliche: sono nel loro insieme «risorsa per il territorio o istituzione elitaria?». Ogni scuola è una risorsa, ha risposto al quesito la canossiana madre Eliana Zanoletti: offre una possibilità di crescita e nasce da un proposito in tal senso. «Non è nostra intenzione operare come istituzione elitaria, ma di fatto l’accesso non è consentito a tutti», ha subito aggiunto notando come i fini di chi si avvicina all’istituzione scolastica cattolica possano essere diversi da quelli che il progetto educativo propone e come sia importante disporre di un sistema di formazione permanente degli insegnanti per la ricerca di uno spirito comune.
«Siamo una risorsa perché spinti da una fede che genera speranza nella ricerca di una risposta ai bisogni», ha osservato per l’istituto Luzzago il francescano padre Francesco Ielpo, ritornando sulla libertà che dovrebbe essere consentita a tutti i genitori di poter compiere una scelta in tal senso. A volte la scelta avviene per altre ragioni e c’è un’esplicita richiesta di poter essere accolti in un ambiente elitario: si tratta allora di costruire cammini di consapevolezza riguardo alle peculiarità del progetto che viene proposto. Riecheggiando quanto diceva il Beato Tovini, anche oggi si può dire che la scuola è «luogo di evangelizzazione» e in tal senso è una risorsa per la Chiesa.
L’Accademia SantaGiulia ha il privilegio di operare nel campo dell’arte che è per sua natura «strumento universale di comunicazione». Il professor Riccardo Romagnoli ha auspicato «un recupero della cultura del lavoro» nella scuola che a Brescia può contare su una tradizione particolarmente ricca e che su questo terreno ha una più facile opportunità di incontro con le altre culture oggi presenti. «Serve una scuola di umanità e operatività - ha detto - sollecitando quelle sinergie che aiutano a tradurre la fede in opere».
Alle migliaia di studenti che l’altro giorno hanno inserito nelle loro proteste il «no alla scuola dei preti», padre Gino Toppan dell’istituto Madonna della Neve di Adro risponde con il linguaggio delle cifre: nel territorio bresciano si contano circa 1.300 edifici scolastici statali e più di quattrocento edifici delle scuole cattoliche, un alunno della scuola statale costa mediamente 7.500 euro in un anno a fronte dei tremila euro scarsi che vengono spesi nelle scuole cattoliche. La scuola cattolica è una risorsa anche in termini economici e riesce ad essere competitiva con minori risorse, dice il padre carmelitano soffermandosi su quella che è la sua vocazione essenziale: educare alla libertà, che è in stretta relazione con la verità. Allenare allo spirito critico ragazzi che oggi sono «obbedientissimi alle mode».
Il saluto conclusivo ai convenuti, nell’aula Tovini ieri gremita per la seconda giornata del convegno, è stato portato dalla superiora provinciale delle Canossiane, madre Teresa Venturelli.
Elisabetta Nicoli


Fonte: Giornale di Brescia