06/11/2008 - L’arte che è esperienza e fa rete

L’arte che è esperienza e fa rete 

Inaugurato l’anno 2008/2009 dell’Accademia di Belle Arti SantaGiulia dove 353 allievi frequentano corsi di diploma di primo e secondo livello che fanno capo a nove scuole

La sede dell’Accademia di Belle Arti SantaGiulia gremita
in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico

«Far emergere e mettere in rete i talenti»: da dieci anni l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia persegue questo duplice obiettivo formando alla produzione artistica in uno stretto collegamento con gli enti e le aziende che della creatività dei giovani potranno avvalersi in un circuito virtuoso tra studio e lavoro. L’aula magna di via Tommaseo ieri mattina gremita di autorità ed esponenti dell’economia, allievi e docenti per l’inaugurazione dell’anno accademico 2008-2009, dava la misura della rete di relazioni intessuta in questo primo decennio di vita.
La realtà dell’Accademia
Dell’Accademia come «opportunità d’incontro» ha parlato in apertura il direttore Riccardo Romagnoli, ribadendo la volontà di questa istituzione di «proporsi alla città e al territorio come centro culturale, di ampio respiro» con la disponibilità ad affrontare iniziative e nuovi percorsi in collaborazione. Per i 353 allievi i corsi di diploma di primo e secondo livello fanno capo a nove scuole: restauro, pittura, scultura, decorazione, scenografia, grafica, nuove tecnologie dell’arte, progettazione artistica per l’impresa, didattica museale. In un rapporto docenti-studenti di uno a quattro, sono stati attivati più di 120 insegnamenti, che spaziano in tutti gli ambiti dell’arte e della progettazione nella prospettiva di un fruttuoso incontro tra le competenze artistiche tradizionali e le nuove tecnologie digitali.
Nel suo legame con il territorio, l’Accademia costituisce «un riferimento qualificato e qualificante», secondo le parole del vicesindaco Fabio Rolfi. L’assessore provinciale alla Pubblica istruzione e formazione professionale, Giampaolo Mantelli, l’ha indicata come «esempio, nel sistema scolastico e formativo» e ha ricordato il progetto comune e condiviso dalla Scuola Edile, che ha dato pregevoli risultati nel restauro della sede del Conservatorio di musica.
Di «una scommessa vinta» ha parlato Giovanni Nulli, presidente della cooperativa Foppa che dal 2002 ha assunto la gestione di questa realtà. «Dobbiamo investire sulla bellezza - dice il messaggio inviato dal ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi -, riportare l’arte nel cuore delle città e inaugurare un nuovo corso in cui anche il nostro Paese possa essere rappresentato nella sua reale forza creativa». Lo sbocco professionale è un obiettivo prioritario, in una linea di continuità rispetto al carisma del beato Lodovico Pavoni che nell’Ottocento è stato «pioniere della funzione educativa del lavoro»: Eugenio De Caro, vicedirettore dell’Accademia che usufruisce della sede dell’Opera Pavoniana, ha parlato dell’arte come «custode del significato del lavoro» proponendo ai tre relatori, che fanno parte del Comitato scientifico, alcuni quesiti sul ruolo degli artisti, sul potenziale contributo in un’epoca di «emergenze educative», sulla capacità di coniugare creatività e innovazione.
Pensiero e manualità
Nella Storia d’Italia, ha ricordato il pedagogista Giuseppe Bertagna affrontando il tema «L’opera, la formazione, il lavoro», le Accademie davano la possibilità di accedere agli studi superiori senza passare per l’università, riconoscendo il valore formativo dell’attività pratica secondo una concezione che ha le sue radici nella cultura ebraico-cristiana. In Italia in tempi recenti ha invece vinto «il pregiudizio greco» della separatezza tra pensiero e manualità. I tentativi di valorizzare l’alternanza tra scuola e lavoro sono andati incontro a «sconfitte clamorose: il nostro sistema formativo ha come modello implicito solo il liceo», ha detto Bertagna augurando all’Accademia di «dimostrare che all’altezza del pensiero si può arrivare adoperando le mani» e a Brescia di saper mettere «il lavoro al centro della produzione culturale».
L’arte come esperienza
Dell’«arte come esperienza», dell’«opera come evento relazionale» ha parlato il professor Roberto Diodato dell’Università Cattolica soffermandosi sulla progettualità come modo per superare il distacco tra il pensare e l’agire e sul valore educativo della produzione e della fruizione artistica in un dialogo tra le due libertà: dell’artista e dell’interprete. Le tecnologie, ha osservato, sono «il nostro attuale ecosistema»: con uno sforzo di sensibilità e di progettualità antropologica il mondo dell’arte è chiamato a costruire «laboratori dell’immaginario» e ambienti in cui si possa «rilanciare al futuro la memoria del territorio». L’esperienza di «Studio Azzurro», laboratorio di multimedialità applicata all’arte nato all’inizio degli anni ’80, è stata raccontata dal fondatore Paolo Rosa. L’artista, ha detto, può fungere da «anticorpo rispetto a derive sbagliate», rigenerando sensibilità e proponendo un orizzonte, una visione del futuro. Nel laboratorio si trova la dimensione del fare e insieme la dimensione formativa, come nella bottega rinascimentale. Ci si avvale della sensibilità dei giovani e su questo rapporto di dialogo dovrebbe mettersi anche la scuola, che il professor Rosa vede come «luogo di condivisione di esperienze», in una rete di relazioni necessaria per affrontare la complessità di oggi.

Elisabetta Nicoli 


Fonte: Giornale di Brescia