19/11/2008 - Poliambulanza: un reparto in prima linea contro l’ictus

Poliambulanza: un reparto in prima linea contro l’ictus

Inaugurata ieri alla Poliambulanza la Stroke Unit che si trova all’interno del reparto di Neurochirurgia

Una persona colpita da ictus, se curata in un reparto superspecializzato qual è la Stroke Unit, ha il 18% di probabilità in meno di avere un esito infausto e il 29% di possibilità in meno di subire conseguenze fisiche dall’episodio vissuto. Dati che, da soli, fanno comprendere quanto sia importante che il numero delle Stroke Unit sia in grado di dare risposte tempestive all’aumento delle richieste legate anche alla crescita dell’aspettativa di vita delle persone. Valutazioni che, insieme ai numeri -_ lo scorso anno delle 350 persone trattate, oltre 250 sono giunte in ospedale attraverso il pronto soccorso - hanno spinto la Poliambulanza a dedicare quattro letti ai pazienti con ictus. La Stroke Unit, di cui è responsabile Eugenio Magni, si trova fisicamente all’interno del reparto di Neurologia diretto da Edoardo Donati e fa parte del Dipartimento di Neuroscienze diretto da Massimo Gandolfini. Allo stesso Dipartimento fa capo anche la Neurochirurgia diretta da Oscar Vivaldi.
Una valutazione, quella della Fondazione che gestisce l’ospedale di via Bissolati, che si è potuta concretizzare grazie al contributo di 90mila euro erogato dalla Fondazione Adele e cav. Francesco Lonati.
L’Unità è operativa dallo scorso marzo e ieri è stata ufficialmente inaugurata alla presenza di molte autorità.
Tra queste, il vescovo ausiliare mons. Francesco Beschi che ha benedetto la «Stroke Unit», il presidente della Fondazione Enrico Broli, Ettore e Tiberio Lonati dell’omonima Fondazione e il presidente della Provincia Alberto Cavalli. Mons. Beschi, prima del taglio del nastro, ha ricordato «il valore della cura e del prendersi cura», con un pensiero particolare alle Suore Ancelle della Carità, fondatrici della Poliambulanza, «presenza preziosa per la nostra comunità».
«In Italia l’ictus è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, causando il 10-12% di tutti i decessi per anno e rappresenta la principale causa di invalidità - ha spiegato Eugenio Magni -. L’incidenza dell’ictus aumenta progressivamente con l’età, raggiungendo il valore massimo negli ultra ottantacinquenni. Il 75% degli ictus si riscontra in soggetti di oltre 65 anni».
Nei paesi industrializzati l’ictus rappresenta, per le sue dimensioni epidemiologiche e per il suo impatto socio-economico, una delle più importanti problematiche sanitarie. Esso costituisce infatti la prima causa di invalidità permanente (ad un anno dal primo evento tasso d'invalidità grave del 15% e lieve del 40%), la seconda causa di morte (essendo responsabile del 10-12% di tutti i decessi per anno, il che significa circa 400.000 morti per i paesi europei) e la terza causa di demenza. Le proiezioni prevedono che entro il 2020 la mortalità per ictus sarà raddoppiata a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e del persistere del vizio del fumo.
I termini aulici utilizzati per definire questa patologia rispecchiano la storia della medicina, attraverso le lingue che hanno dominato le scienze nel corso dei secoli, poiché si passa dal greco apoplessi, al latino ictus, all'inglese stroke, che significano tutti «colpo».
Un colpo che, se non curato tempestivamente, può diventare fatale. Da qui l’appello del dott. Magni: «Il deficit neurologico ha spazi di terapia molto limitati nel tempo: la trombolisi deve essere eseguita entro tre ore dal verificarsi dell’evento, per essere efficace. Per questo, è importante la collaborazione tra la rete sanitaria che permetta di intervenire tempestivamente in caso di ictus. Come è importante che via siano centri specializzati che consentano di minimizzare l’intervallo di tempo tra arrivo del paziente e inizio del trattamento».
Se si fa in fretta, si interviene con la trombolisi, ovvero si ripristina il flusso del sangue in un’arteria sciogliendo il trombo/embolo che la occlude.
La «Stroke Unit» della Poliambulanza è la seconda, a livello provinciale, dopo quella dell’Ospedale Civile alla quale fa riferimento il 29% dei pazienti.

Anna Della Moretta 


Fonte: Bresciaoogi