04/12/2008 - L’appello dell’Anffas: «Bresciani, aiutateci»

ALLARME RISORSE. La storica associazione di via Michelangelo, che tramite la sua fondazione ha in carico di 274 disabili, fa appello alla generosità dei cittadini
L’appello dell’Anffas: «Bresciani, aiutateci»
La presidente Maria Villa Allegri: «Promuovere l’inclusione sociale costa Ma i fondi scarseggiano. Persino i lasciti negli ultimi tempi sono in calo»

Natalia Danesi
«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale». Il cartello con il testo della Costituzione fa bella mostra all’ingresso dell’Anffas Brescia di via Michelangelo, a San Polo. Forse perché quando si varca la soglia si viene catapultati in un mondo dove l’uguaglianza non sta solo scritta nero su bianco. Dove per i disabili si apre uno spazio di integrazione autentica.
E sembrano in pace, sereni. tanto che non faticano ad accogliere un estraneo che va a far loro visita mentre stanno pranzando con un abbraccio o un bacio stampato sulla guancia. È un’oasi felice? Forse sì, ma proprio per questo motivo va preservata.
«L’OBIETTIVO DI ANFFAS - spiega la presidente Maria Villa Allegri - è la tutela dei diritti delle persone disabili e delle loro famiglie, in modo quasi sindacale. Garantendo ai disabili pari opportunità, ma anche portando avanti le battaglie necessarie con le istituzioni e la società civile».
La fondazione Fobap a marchio Anffas, con i suoi 180 dipendenti, è il braccio operativo della onlus. la più importante realtà nel campo a livello provinciale. I soli quattro centri diurni di via Michelangelo accolgono, dalle 9 alle 16, 120 persone (il 40 per cento da fuori città): sono un sollievo per le famiglie, hanno il pregio di insegnare agli ospiti ad essere autonomi e ad imparare molte preziose attività.
L’ELENCO DI SERVIZI gestiti dalla Fobap è lungo e comprende anche la formazione all’autonomia, tre comunità alloggio, il pronto intervento, e i progetti innovativi. Dal 1 gennaio, quando la cooperativa Chizzolini cederà i servizi di Toscolano, la fondazione avrà in carico 274 disabili intellettivi e relazionali.
I costi dell’attività vengono coperti in parte da fondi regionali e statali, ma tra tagli e adeguamenti - osserva Marco Faini, funzionario della onlus - «ogni anno è una lotteria. Basti pensare che nell’ultima Finanziaria dal fondo nazionale per le politiche sociali sono stati decurtati 280 milioni».
Se comunque sul versante dei servizi l’Anffas si riesce a barcamenare tra mille difficoltà, su un altro fronte la situazione si sta facendo difficile. È sempre più impegnativo cioè, di anno in anno, trovare la copertura economica per i progetti e le iniziative di sensibilizzazione e assistenza alle famiglie, o per quelli che migliorano la qualità della vita dei disabili e li rendono più autonomi. «Le cose sono cambiate molto - prosegue Faini -. Si è passati da un atteggiamento pietistico a uno più civile, maturo, di tutela dei diritti». «Tempo fa l’obiettivo era l’integrazione sociale, cioè l’accettazione del disabile - aggiungono Villa Allegri e Faini -. Oggi l’obiettivo è più alto, è l’inclusione sociale. Che vuol dire creare luoghi veri, dove i disabili possano cimentarsi con la società vera».
MA COME TUTTE LE COSE, anche l’inclusione ha un prezzo. Su tutti, Villa Allegri cita l’ultimo laboratorio nato, «Poisa». Si tratta di un progetto realizzato con l’accademia Santa Giulia e le strutture carcerarie di Canton Mombello e Verziano. È nato per contrastare il rischio di esclusione sociale e prevede la realizzazione di quattro corsi di artigianato per disabili e detenuti, che in una seconda fase verranno aperti anche alla cittadinanza.
«Il “Poisa" è un’iniziativa inclusiva ma costa ben 80 mila euro. Chi ce li dà questi fondi?», si interroga la presidente. Di iniziative importanti nel cassetto ce ne sono molte: basti pensare al laboratorio per la non discriminazione a cui l’Anffas di Brescia lavora insieme all’Anffas nazionale e di Macerata. «L’anno scorso - aggiunge Faini - abbiamo scelto di far causa ad alcuni Comuni per i criteri applicati alle famiglie per il pagamento delle rette. E anche questi sono costi». Serve denaro insomma, e oggi il denaro scarseggia.
«LA NOSTRA ONLUS - prosegue Villa Allegri - sta in piedi sulle liberalità, sulla partecipazione ai bandi e le tessere dei soci che son davvero poca cosa. Negli ultimi tempi persino i lasciti sono diminuiti. Ecco, vorrei fare un appello ai bresciani perché ci diano una mano. Perché la disabilità non è un fatto privato, ma di tutta la cittadinanza».

 

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Fonte: Bresciaoggi