19/03/2009 - Giovani presenze all’Aab

GIOVANI PRESENZE ALL'AAB - Nelle sale di vicolo delle Stelle il consueto appuntamento dedicato alla ricerca artistica

Si è giunti, anche quest’anno, all’appuntamento espositivo, promosso dall’Aab, relativo all’arte giovane bresciana. In questa decima edizione si può rilevare, nella pluralità dei linguaggi espressivi, un’inversione di tendenza artistica più vicina alla pittura e all’incisione tradizionale.
Lo spazio visivo di Silvia Inselvini è un puzzle di accadimenti, una zona interiore compromessa dalla casualità e dall’ammasso di sensazioni espresse da foto, fogli e scritti, che si vorrebbe annullare o preservare.
Dal disordine, declinato come spazio del vivere, Francesca Longhini rifugge, creando una zona privata, vuota e pittorica, in cui collocare oggetti evocativi, tesi all’essenzialità del ricordo puro.
Decontestualizzazioni e spazialità caotiche accolgono, poi, l’uomo di Marco La Rosa, costantemente attanagliato dal dubbio del pensiero e dell’agire.
In questa oscurità, essenzialmente esistenziale, Lucia Seghezzi propone scene di umana solitudine quotidiana, segnata dalla dolcezza di un tratto incisorio luminoso, quasi a denotare la forza interiore, poco apparente e sottesa, che la vita dei personaggi esige.
Nicola Padovani, attraverso una pittura narrativa, gioca invece con il dramma e il pericolo costante del vivere quotidiano. Nel ricreare i momenti topici di un racconto, l’artista visualizza un’invasione di squali, che inseguono e assalgono l’uomo fin dentro i luoghi sicuri della propria esistenza.
Soffocamenti mentali e paure allo stato conscio anche nella pittura di Markus Kiniger. Ogni cosa precipita e si annulla nella visione catramica di uno spazio opprimente e sporco, fatto di asimmetrie di rovine e di ingranaggi della metafisica.
La sommersione nell’abisso avviene in Letizia Bui attraverso forme sinuose e floreali che galleggiano nel torbido sfondo, ultimi segni incisi fluttuanti verso l’allontanamento dal mondo. Al caos Valentina Dotti contrappone la luminosità e la bellezza del banale, percepito attraverso uno sguardo ravvicinato che riscopre la simmetria, l’ordine e la misura classica delle cose. La ricerca della luce diventa, infine, con Cristina Imbrò, esigenza di libertà e sconfinamento spaziale. L’artista, dopo aver raccolto fotografie del cielo in vari paesi visitati, le ricompone come elemento unico, come spazio dell’infinito che, nell’incontro tra silenzio e toni azzurri, annulla ogni riferimento al tempo del nostro vivere. GI.GUI.
Giovani presenze nella ricerca artistica a Brescia; Brescia, Aab (vicolo delle Stelle 4); fino al 25 marzo


Fonte: Bresciaoggi