10/03/2006 - I ragazzi di Santagiulia riproducono alla Scala scenografie per Mozart

In occasione del 250esimo dalla nascita
I ragazzi di Santa Giulia riproducono alla Scala scenografie per Mozart

Milano. Anniversario mozartiano: i ragazzi della «Santa Giulia» espongono «in scala» alla Scala. Nell’ambito della mostra allestita dal teatro la «Scala» di Milano dal titolo «Mozart alla scala. Le opere italiane» (per celebrare i 250 anni della nascita del genio di Salisburgo), il professor Domenico Franchi e i ragazzi del terzo e quarto anno del corso di scenografia dell’accademia di belle arti «Santa Giulia» di Brescia, espongono nove riproduzioni in scala delle scenografie più usate nelle rappresentazioni milanesi delle opere di Mozart. Scenari semplici e grandiosi, elaborati e lineari che hanno «vestito» il palco della Scala tra l’ottocento e il secolo scorso e che, fino al 30 settembre, saranno esposti nel museo del prestigioso teatro milanese.
«Un progetto che trova compimento nel lavoro portato avanti dai ragazzi e dal professore Franchi - commenta orgogliosamente Riccardo Romagnoli, direttore dell’accademia - e che è, per noi, motivo di grande soddisfazione». Alice Volpini, Monica Manara, Ilaria De Cillà, Stefania Carnaghi, Sara Meggiorin, Luz Batista , Emmanuele Ceretti, Christophe Bonardi, Mara Guerini, Stefano Bergamaschi, Micaela Pedrotti e Barbara Tominelli: sono i nomi dei dodici fortunati espositori che, nel giro di un mese hanno portato a termine, insieme al proprio insegnate, un lavoro di certosina riproduzione basata sulla consultazione dei bozzetti e delle piante delle scenografie originali. «Un’operazione di grande ricerca estetica, ma anche un tentativo di mettere i ragazzi di fronte alle vere fasi del lavoro dello scenografo», ha commentato il professor Franchi.
Materiali poveri, lavoro di gruppo e inventiva per riproduzioni fedelissime delle scenografie di opere come le «Nozze di Figaro», «Così fan tutte», «Lucio Silla» e «Don Giovanni». Cartoncino, legno, filo di rame, ma anche farina gialla colorata per opere curate nei minimi dettagli tra scalinate, colonnati e immensi saloni racchiusi nella prospettiva di 50 miseri centrimetri. Soddisfatti del lavoro, portato avanti con estrema passione e rapidità, i ragazzi dicono di aver imparato una lezione di merito e metodo. «Un’esperienza che ci ha educato alla precisione» commenta la giovane Stefania Carnaghi di fronte a microscopiche piante di limoni grandi circa 5 millimetri. Se la finalità era quella di entrare nell’ottica dell’opera da realizzare, i ragazzi sembrano andare oltre i tecnicismi: «Il progetto ci ha dato modo di imparare il lavoro di squadra, creando un grande affiatamento», concluide Stefania.f.ap.


Fonte: BRESCIAOGGI