23/11/2009 - Peter Brook e lo spazio espressivo

PETER BOOK E LO SPAZIO ESPRESSIVO


L’arrivo di Peter Brook a Brescia è senza dubbio un’occasione irripetibile per confrontarci con una delle più geniali e influenti personalità teatrali del secondo dopoguerra, forse la figura che più di ogni altra ha ispirato attraverso il suo lavoro e i suoi saggi la coscienza di chi si è chiesto quale funzione e quale ruolo il teatro abbia nella cultura contemporanea. Chiunque oggi pratichi questo mestiere, in maggiore o minor misura, ha subìto direttamente o indirettamente l’influenza del suo modo di intendere il teatro, anche chi finge di ignorarlo o vi si oppone con forza.
L’idea che il teatro non sia distinguibile dalla vita stessa e che comprenda in sé il concetto di umanità intera, non solo attraverso l’universalizzazione dei contenuti ma nell’unione concreta di forme, idee, pulsioni, culture ed esseri umani, ha contribuito ad un avanzamento importante verso l’emancipazione di questo linguaggio da manierismi e convenzioni formali obsolete o decorative, concependo uno spazio scenico non più inteso come luogo della rappresentazione, ma come luogo dell’esperienza umana concentrata.
Nemico della finzione intesa come imitazione superficiale e assiduo ricercatore di quella verità dell’impulso profondo che muove ogni autentica creazione artistica, che lui definiva «impulso informe», ci ha fatto comprendere quanto il teatro sia il frutto di un’intima necessità nell’esatto tempo e luogo in cui accade, sia per coloro che lo praticano che per chi ne fruisce. Brook ci ha spinto a riconoscere in questa pratica artistica un distillato di senso e di verità che si emancipa dalla sterile riesumazione di testi teatrali quali oggetti «archeologici», immutabili.
È in quest’ottica e vedendo in prospettiva l’influenza che il regista inglese ha avuto sulle ultime generazioni di teatranti che ritengo ancor più significativa l’opportunità per i nostri giovani studenti e appassionati di teatro di incontrare il maestro dal vivo. Come scenografo e costumista e nello specifico del mio ruolo come docente di scenografia presso l’Accademia d’Arte Santa Giulia, questa occasione consentirà un approfondimento con i miei studenti sulla funzione dello spazio nella messa in scena in epoca contemporanea.
Essenziale raccontare come negli ultimi decenni anche il ruolo dello scenografo sia entrato profondamente in crisi. In un mestiere che ancora si basa sui principi dell’impostazione scenica del teatro all’italiana, e di certi retaggi della grande stagione barocca, non mi sorprende l’inevitabile scollamento tra un giovane del terzo millennio e un linguaggio che sembra non corrispondere alle qualità proprie della vita contemporanea.
Brook ridefinendo i termini essenziali entro cui il teatro prende forma ha indicato in che modo lo spazio diventi uno strumento vivo nelle mani del regista. Svincolato dall’obbligo di costruire un bel contenitore secondo le regole convenzionali, lo scenografo oggi è chiamato a concepire liberamente uno spazio in funzione di un accadimento. Uno spazio espressivo che concorra alla comprensione dello spettacolo e in quella misura significante quanto il testo e colui che lo interpreta.
Certo è che Peter Brook mettendo in discussione la reale necessità di una scenografia teatrale ha contribuito all’evolversi di una mutazione profonda di tale professione altrimenti destinata ad una certa deriva, suggerendo forse la necessità di unire al bel segno una mente pensante capace in primo luogo di elaborare concetti significativi.
Grazie dunque all’Amministrazione comunale di Brescia e, in particolare, all’assessore alla Cultura Avv. Andrea Arcai per aver dato a Brescia questa formidabile occasione di confronto e di crescita.
Domenico Franchi
Coordinatore Scuola Scenografia
dell’Accademia Belle Arti di S. Giulia
 

 


Fonte: Giornale di Brescia