25/11/2009 - Africa di rara suggestione nella raccolta del professor Torreggiani

AFRICA DI RARA SUGGESTIONE NELLA RACCOLTA DEL PROFESSOR TORREGGIANI

Ti guardano, ti inteneriscono, ti intimidiscono. Maschere, statue in legno, in bronzo, da tante regioni dell’Africa, in particolare di Nigeria, Ghana, Guinea, Costa d’Avorio, Gabon. Un insieme di «pezzi» da sfidare le migliori collezioni di Londra e di Parigi. Appena dentro Brixia Antiquaria, sulla tua sinistra, entri nell’Africa del costume e dello spirito, del rito sociale e religioso. Lo spazio è espresso nella delicatezza e nell’ordine di chi intende rispettare una civiltà e un mondo con cui siamo intimamente collegati. La mostra si chiama «Afrikart. Tracce di civiltà» ed è un momento centrale della ventiduesima Brixia Antiquaria. Quasi un pendant con la natività che sta per esprimersi, presto, con gli Inca, un gusto e un richiamo che la persona della nostra epoca sente alla maniera di un ricerca genitoriale.
Gora Mbaye, Segretario generale aggiunto dei Mercanti d’Arte dell’Africa è il custode non solo fisico di questa Africa, profondo intenditore in sede internazionale insieme al prof. Angelo Torreggiani, già docente di storia dell’arte di provenienza Breriana, collezionista di questa immensa testimonianza artistica.
«L’origine della collezione ha il nome di Luigi Plebani - spiega il professor Angelo Torreggiani -. L’ho conosciuto nei mesi in cui, fidanzato di sua figlia, oggi mia moglie, curava questa passione. Aveva vagato per tante regioni dell’Africa e compreso, istintivamente, il valore del messaggio artistico e spirituale di quei segni, sia per la parte aristocratica che per quella popolare. Ci siamo incontrati per affetto e per condivisione artistica. Lui possedeva un’apertura mentale notevole, ma allora era complicato scegliere di esporre, di mostrare maschere e statue africane. Oggi è un privilegio».
Il prof. Angelo Torreggiani, padre del nostro Michele, per decenni, viaggia nelle capitali europee e africane, conquista molti «pezzi», li ordina secondo la valorialità africana e riesce a mostrare, come in questo evento, quali influenze l’arte africana abbia avuto sul Novecento. Forse, un giorno, resuscitando Modigliani, Picasso e Brancusi dovremo chiedere loro di quante riprese si componga la loro vicinanza all’arte africana.
La mashera Fang che marca il catalogo, indica il sepolcro di Modigliani e la scultura del grande vecchio all’entrata avverte sulle congiunzioni favorevoli tra le famiglie ataviche. Gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Santa Giulia hanno lavorato al restauro delle opere e l’Istituto Machina si è impegnata nella proposizione didattica.
Qui si sente un’Africa sorella, di arte e di umanità. Qui, nella rivisitazione del primo passato, si ascolta il futuro. zana


Fonte: Giornale di Brescia