08/03/2010 - Figure di verità tra filosofia e immaginazione

FIGURE DI VERITA' TRA FILOSOFIA E IMMAGINAZIONE
 
Che cosa è arte e cosa non lo è? Al senso comune pare evidente saper distinguere una «cosa» - avente un'utilità - da un oggetto d'arte - che è semplicemente «bello». E tuttavia si è colti da stupore davanti al quadro che rappresenta una pipa la cui didascalia recita «Questa non è una pipa» (Renè Magritte, 1929) o di fronte a una scatola di latta con inciso «Merda d'artista» (Piero Manzoni, 1961). Provocazioni che sembrano suggerire: nell'arte è in gioco qualcosa di più, che va oltre la realtà e la rappresentazione, e le può anche tradire - è il senso, la creatività, l'immaginazione.
L'arte ripropone il «vero» con altri linguaggi, anche allontanandosi da ciò che si vede, si pensa, si crede. Nello straniamento - quel riconoscere nella diversità una somiglianza con ciò che è noto - l'arte si accosta all'indicibile tentando di esprimerlo, scruta la realtà anche reinventandola. Ma così facendo l'arte rideclina a suo modo le domande della filosofia: che cos'è verità? Come il soggetto conosce la realtà? Che cosa è un oggetto, e quanto di esso posso afferrare? In ciò consiste l'estetica: è indagine attorno al vero, attraverso le forme conoscitive dell'arte.
Ecco perché il volume «Percorsi di estetica, Arte bellezza immaginazione», di Roberto Diodato, Eugenio De Caro, Guido Boffi (Morcelliana, 25) risulta essere un corpo a corpo con i classici della filosofia. Testi anche meno noti di grandi pensatori illuminano l'opera di artisti o le idee sottese ad epoche e correnti estetiche; viceversa, l'analisi di opere sembra trovare i suoi princìpi nelle lezioni dei filosofi.
Ecco come qui si dipana una possibile storia dell'estetica, un percorso ideal-tipico che nei luoghi della filosofia rintraccia i suoi elementi teorici.
Estetica che nell'antichità è propriamente riflessione sull'arte: intesa come imitazione della realtà, in differenti accezioni - simulacro in Platone, finzione in Agostino, rinvio alla verità in Aristotele, traccia dell'intelligibile in Plotino, invenzione della verità in Giordano Bruno.
Emerge una dialettica tra arte e verità: un tema che diventa dominante nella modernità. L'arte si distacca dal significato tecnico in cui si origina, e sempre più ha a che fare con la verità che noi stessi siamo: da una parte emerge l'idea di una verità filosofica nell'arte, dall'altra prevale l'idea di una verità in sé stessa dell'arte.
Nell'età contemporanea la riflessione accentua la differenza fra opera e rappresentazione: l'arte diventa enigma - un tema esplorato ad esempio da Heidegger e Adorno. Ma l'estetica si domanda anche che cosa sia la bellezza: se nell'antichità bellezza è equilibrio e perfezione, nel moderno - da Kant, per intenderci - richiama un modello di universalità, mentre il mondo contemporaneo sostituisce al paradigma della "forma bella" altri modelli: la bellezza dell'effimero, la bellezza artificiale.
Altro modo di dire estetica è quello che coinvolge il concetto di immaginazione: arte significa imitare immagini o produrne di proprie? Sin dall'antichità immaginazione è un concetto che oscilla tra phantasía a imaginatio, e muta dagli antichi sino ai moderni - al punto da rovesciare, in età contemporanea, il suo significato di rappresentazione in irrealtà, creazione d'essere e potenza trasformatrice.
Rileggere i classici sotto la lente di queste categorie estetiche, e il mutare dei loro significati, mostra come esse rimettano in gioco antiche, e mai risolte, questioni filosofiche: il problema della verità, della rappresentazione, della soggettività e dell'intersoggettività. Questioni che, osservate «in actu exercito» nelle espressioni dell'arte, svelano nessi che danno ancora a pensare.
Sara Bignotti


Fonte: Giornale di Brescia