08/10/2010 - Quando in carcere suona la campanella

RIEDUCAZIONE. Ogni mattina una quarantina di carcerati vanno a scuola di alfabetizzazione o per conseguire la licenza media o il diploma delle superiori

La casa circondariale di Verziano: i detenuti che frequentano le lezioni sono una quarantina tra ...

Il rumore dei cancelli che si chiudono a chiave si confonde con i passi frettolosi. E il silenzio dei corridoi si rompe di voci. E' un giorno speciale nel carcere di Verziano che chiama a raccolta autorità e operatori per riflettere su come si possa andare a lezione dietro le sbarre. Perchè qui, ogni mattina, una quarantina di detenuti vanno a scuola. Per una decina si parte dall'alfabetizzazione, in 2 studiano per conseguire la licenza media e in 26 frequentano le superiori: Itg Tartaglia, per geometri, e l'istituto di moda Ipsia Fortuny. Le classi sono miste: maschili e femminili, e unificate per le materie comuni (matematica, italiano, inglese e storia), fino a quando i rispettivi indirizzi non dividono i ragazzi in gruppi. In 16 frequentano la pluriclasse 1^/2^: 7 uomini (1 al corso geometra e 6 al corso moda) e 9 donne (1 al Tartaglia e 8 al Fortuny). In 10, invece, hanno appena iniziato la 3^/ 4^ /5^ (pluriclasse): 6 maschi (5 al geometra e 1 al corso di moda) e 4 donne (2 per istituto). "E funziona esattamente come nelle altre scuole: ogni mattina gli studenti hanno lezione dalle 9 alle 13.20, con tanto di interrogazioni, verifiche, esami", spiega Carla Alberti, insegnante di ruolo di matematica al Tartaglia. L'anno scorso in due hanno superato la maturità e, una terza allieva, gli esami di qualifica per accedere al 4° anno del Fortuny.  La storia didattica di Verziano risale al 2005, dopo l'esperienza maturata a Canton Mombello negli anni '90. Nel 2007, poi, arriva la firma dell'accordo di rete tra Tartaglia e Fortuny. Senza dimenticare i corsi professionalizzanti che ogni anno la dote Regione permette di realizzare, tra cui fotografia, estetica, tinteggiatura, cucina. E senza dimenticare la sinergia con l'accademia delle Belle Arti di Santa Giulia.
"La scuola in carcere non è solo didattica o esercizio del pensiero: è educazione alla legalità intesa come stile di vita e comportamento sociale, in un percorso personale di maturazione - rileva la direttrice di Verziano, Francesca Paola Lucrezi -. E' una fase essenziale in cui prende forma il dettato costituzionale, ma in un contesto sociale, fatto di regole e relazioni costruttive". IN QUESTO SENSO, Verziano resta un'isola felice e vanta anche due record: è il primo istituto in Italia ad aver introdotto le classi miste e il primo in Lombardia con un polo universitario. "Insieme a Bollate, questo è un polo d'eccellenza - conferma Giovanna Longo, membro del provveditorato regionale per l'amministrazione penitenziaria -: è proprio attraverso la scuola che i detenuti assimilano i valori necessari per riprogettare la loro vita nella prospettiva del cambiamento". La formula vincente resta mettere la società in contatto con il carcere. E le autorità bresciane sottoscrivono: "Rieducare i detenuti è fondamentale per il loro reinserimento - sottolinea Aristide Peli, assessore provinciale all'istruzione -. Dopo aver messo la biblioteca pubblica in rete a Verziano, dobbiamo continuare su questa strada". "Perchè lo studio è uno strumento prezioso per cambiare e il nostro compito è fornirlo ai detenuti - sostiene il collega in Loggia Andrea Arcai -, se non aiutiamo queste persone a redimersi puniamo prima noi e poi la società". La cultura, quindi, come tassello integrante di quella giustizia riparativa che «coinvolge la persona, recupera le capacità individuali e le trasforma in opportunità di riscatto», rileva Alberto Romano, presidente dell'associazione Carcere e Territorio.

 


Fonte: BresciaOggi