01/04/2011 - Giovani e contratto: riecco l'apprendistato

La Regione Lombardia lo sosterrà con 33 milioni Altri 9 saranno investiti per l'inserimento lavorativo 
 
La sinergia tra la scuola e il mondo del lavoro e il recupero del contratto di apprendistato sono i due fondamenti per risollevare l'economia italiana: è l'idea emersa nel convegno "Il lavoro come formazione", promosso ieri dalla Cooperativa Foppa nel centro Paolo VI di via Calini. Nel corso dell'incontro si sono confrontati diversi attori dell'economia, dalle realtà associative (tra cui Aib e Compagnia delle opere) a quelle istituzionali, per trovare punti di contatto sui problemi che attanagliano il mondo del lavoro, ed è emersa un'assenza di collaborazione col mondo della formazione. L'analisi è partita dai dati del ministero del lavoro presentati da Emmanuele Massagli, secondo cui l'Italia presenta un tasso di disoccupazione giovanile vicino al 30 per cento, contro il 20 della media europea, e nella soglia d'età tra i 15 e i 35 anni il grado di studio è inferiore rispetto agli altri Paesi membri: "Emerge una forte difficoltà nel rapporto tra il mondo della scuola e quello del lavoro, con il primo che sembra ignorare le spinte del secondo. Il ministero ha pensato ad alcune opzioni di contrasto, come il sostegno all'apprendistato, l'implementazione di servizi di orientamento e l'incoraggiamento all'autoimprenditorialità". Le misure vedono la Regione in prima linea, come ha sottolineato il dirigente dell'Unità organizzativa lavoro Francesco Foti: "Abbiamo appena stanziato 156 milioni di euro per il lavoro giovanile, di cui 33 milioni sosterranno il contratto di apprendistato e 9 l'inserimento lavorativo dei giovani, oltre a promuovere master per far entrare l'apprendistato nel percorso universitario". Anche i rappresentati delle realtà economiche bresciane puntano molto sul contratto di apprendistato, lamentando la carenza di professionalità tra i giovani che escono dalla scuola: "Bisogna ritrovare l'equilibrio tra la domanda e l'offerta formativa, con un forte coinvolgimento delle imprese e del sistema scolastico", ha affermato Franco Gussalli Beretta di Aib, mentre il vicepresidente di Apindustria Giampietro Rigosa ha parlato delle difficoltà di attuare questi percorsi, dalla complessità normativa alle riserve degli stessi imprenditori, che li rende poco appetibili per i giovani. L'ESEMPIO DA SEGUIRE è quello tedesco, presentato da Urs Frey, il cui sistema duale scuola-lavoro si realizza già durante la scuola dell'obbligo, e fornisce alle aziende tedesche (che partecipano a questo sistema finanziandolo ogni anno con quasi 15 miliardi di euro) personale qualificato e pronto al mondo del lavoro. Eugenio De Caro di Cooperativa Foppa ha concluso parlando di un "nuovo modello di innovazione che metta al centro la competenza: gli Istituti tecnici professionali hanno a disposizione strumenti come il Quadro regionale standard delle professioni, e devono cercare di migliorarlo secondo la propria esperienza. La formazione deve sempre intersecarsi con il mondo del lavoro, perché oggi queste due realtà sono impermeabili tra loro e questo nuoce ad entrambe e alla crescita del Paese".

 


Fonte: BresciaOggi