03/07/2011 - La rinascita di Palazzo Calzaveglia

"Ogni comunità deve avere il massimo rispetto per la propria storia. Una storia che riporta alle radici dell'identità culturale". È questo il commento di Nadia Pedersoli, sindaco di Flero, che in qualità di "padrone di casa" ha accompagnato gli ospiti ad ammirare una sala a piano terra del cinquecentesco Palazzo Calzaveglia-Avogadro, dopo un intervento di restauro conservativo. Ad eseguirlo, con certosa cura, gli studenti del secondo anno di restauro dell'Accademia di belle arti "SantaGiulia" di Brescia. La sala era molto degradata. L'intervento ha riguardato l'ampio soffitto affrescato che mani ignote avevano privato delle figure poste al centro dei medaglioni, staccandole di netto.
"Non sappiamo cosa rappresentassero - ha osservato Enrica Fracassi, assessore alla Cultura -È certo, comunque, che abbiamo perso una testimonianza storico-artistica di grande importanza". E l'intervento? "Le superfici ritrovate - ha spiegato Maria Cristina Regini, che ha guidato il restauro - sono state trattate allo scopo di preservarle dal degrado". "Intendiamo - ha aggiunto il primo cittadino Pedersoli - proseguire il rapporto di collaborazione con l'Accademia "SantaGiulia" per recuperare altre salette".
All'incontro hanno partecipato Piera Prederi, assessore all'Istruzione pubblica, l'architetto Marco Fasser, funzionario della Sovintendenza, e Riccardo Romagnoli, direttore dell'Accademia delle belle arti "SantaGiulia" di Brescia.
In seguito i presenti hanno visitato l'interno dello storico palazzo, compiendo un primo sopralluogo su una sala molto degradata sulle cui pareti, purtroppo imbiancate, si intravedono le parti di alcuni affreschi che potrebbero essere recuperati.  Gradualmente l'antica dimora patrizia, costruita nel 1570 da Vincenzo Calzaveglia, sta ritornando all'antico splendore, dopo decenni di degrado. L'inversione di rotta sta nel gennaio 1985 quando una memorabile nevicata aveva arrecato al palazzo gravissime lesioni con lo sfondamento del tetto, da renderlo inagibile alle famiglie che lo abitavano. L'ultimo proprietario Giancarlo Loda cedette l'edificio al Comune di Flero "per la simbolica cifra di 100mila lire" come evidenzia Ester Zampedrini Timelli, appassionata di storia locale, nel libro "Flero nella storia".
Ma in precedenza era stato abitato dalla famiglia Calzaveglia fino al 1641 quando Corona, ultima discendente del casato, aveva sposato il conte Francesco Avogadro che mise alla luce diversi figli/e. Una di queste sposò un Calini. La conseguenza? Agli Avogadro, subentrò una terza famiglia. Ester Zampedrini sottolinea che "nel 1787 in un documento è scritto che i proprietari ospitavano in una stanza del piano terra del palazzo, lo studio notarile di Giuseppe Zinelli". E proprio questo appunto fa ritenere che la sala restaurata sia quella che, in precedenza, avesse ospitato il professionista. In seguito il Comune ha provveduto ad eseguire interventi di consolidamento statico e la sistemazione di alcune sale, oggi adibite a mostre, oltre a realizzare una sala convegni al secondo piano.


Fonte: Giornale di Brescia