22/07/2011 - La mia Sant'Eufemia in tempo di guerra quando la giovinezza viveva di speranza

E di venerdì 22 luglio 2011, l'articolo pubblicato sul Giornale di Brescia che riguarda il libro di Carlo Pescatori (docente presso l'Accademia SantaGiulia di Tecniche dell'Incisione) racconto di un epoca attraverso le illustrazioni.

 

Uscirà a puntate sul nostro quotidiano, nella seconda pagina di Cultura, da domenica 24 luglio fino all'1 settembre, il libro di Carlo Pescatori (edizioni Marco Serra Tarantola) "Merlin & Coccai. Nati sotto i broccoli". Pescatori, uno dei più noti e affermati artisti bresciani, rievoca in una serie di racconti "lievi" e immediati le vicende di una piccola comunità bresciana, in cui si intrecciano la vita e le speranze dei ragazzi, suoi amici e compagni, nei difficili anni della guerra. "Merlin & Coccai. Nati sotto i broccoli" è l'opera prima, narrativamente parlando, del noto artista Carlo Pescatori, classe 1932, che in un volume di 184 pagine (illustrato da disegni dello stesso autore ed introdotto da pagine di Sandro Fontana) offre lo spaccato di un'epoca, a cavallo della Seconda guerra mondiale, in cui una generazione pur messa a dura prova dalle difficoltà quotidiane si nutre di sogni e speranze. Una sorta di "amarcord", venato di nostalgia e rimpianto per un'età (paradossalmente) felice che non può tornare, dove alla fatica di un'esistenza dura e spesso precaria fa da contraltare una semplicità incontaminata, feconda di esperienze e ricca di relazioni "autentiche".
A spiegare la genesi dell'opera è lo stesso Pescatori: "Quando si diventa vecchi - osserva - si torna indietro nel tempo, si rimasticano i ricordi. Io avevo molti appunti, rimasti a giacere nel cassetto a lungo. Ho fatto allora come si fa con i mosaici, ho messo insieme tante tesserine: alla fine ne son risultati tanti racconti, che compongono un po' il ritratto di me stesso. Tante storie di amici, dei luoghi, della comunità. Ho pensato che fosse arrivato il momento di metterle in edizione. Si tratta di racconti brevi, semplici, non carichi di pensieri filosofici. Come diceva Borges, l'artista preso dalla mania del dipingere alla fine si stacca dal muro su cui ha impresso pennellate e colori e vi riconosce il suo autoritratto. Così io posso dire di aver scritto una mia piccola autobiografia". Le vicende narrate sono localizzate in un borgo bresciano, Sant'Eufemia della Fonte, sicuramente simile alle migliaia di altri borghi e paesi italiani. "Anche i miei amici non bresciani vi ritrovano le stesse cose vissute da loro - conferma l'autore -. Ciò che accomunava la nostra generazione erano la semplicità e la speranza. Un mondo che è stato descritto molto bene anche dai registi, penso per esempio ad Ermanno Olmi; c'è differenza però tra le periferie disastrate di Pasolini e la sobrietà e il candore delle nostre borgate". "I giovani di oggi - prosegue - sono poco speranzosi. Noi, anche in una situazione di disagio, ci sentivamo fiduciosi in un futuro e in una società di pace e democrazia. Allora non c'era grossa divisione fra le classi. La guerra, certo, la sentivi sulla pelle, vedevi gente che partiva, poi c'erano il tesseramento, lo sfollamento. Ma tutto questo ci ha temprato".
Il libro, che ha riscosso un vivo successo di critici e di lettori, è dedicato "a mia moglie Angiolina, che mi è sempre stata vicina e mi ha lasciato lavorare in tranquillità". Carlo Pescatori, artista di calibro internazionale (le sue opere sono state presentate a New York, Chicago e Miami), non ha mai abbandonato la sua città. "È stata una scelta di non lasciare Brescia - spiega -, ma anche una forma di pigrizia. Mi piace stare ovattati, tranquilli in casa propria. Negli anni '70 mi chiesero di andare a Roma ad insegnare all'Accademia, ma era impossibile conciliare tutto, famiglia e carriera, così tornai indietro. Ho visto passare tanti treni, e non ci sono salito, ma non ho nessun rimpianto".
Pescatori sta lavorando attualmente su un nuovo ciclo di quadri della Veronica, in omaggio a Zurbaran. "Sono innamorato di certi pittori spagnoli - confessa -. In questi nuovi lavori ho voluto rovesciare il punto di vista: non più il panno in cui è avvolta l'impronta di Cristo, ma di chi sta dietro, la donna con tutta la sua sofferenza". Contemporaneamente, per l'artista fervono nuove idee sul fronte letterario, un'antica passione nascosta un po' "per pudore" (come le "tante lettere immaginarie che partono da personaggi storici" scritte in passato), che riemerge. "Una trentina d'anni fa venne a trovarmi Fernanda Pivano - ricorda -, parlammo di letteratura e autori americani, e mi chiese perché non scrivevo certe cose. Ora, forse, qualche divertimento me lo prenderò".


Fonte: Giornale di Brescia