10/09/2011 - ArtBrescia: l'espressività incontra corpo e macchina

L'arte contemporanea chiama: Brescia saprà rispondere? È la scommessa lanciata da ArtBrescia con la prima Biennale internazionale dedicata al tema, che si apre oggi in città (Piccolo Miglio e Ambiente Parco) e a Ciliverghe (Musei Mazzucchelli). Scommessa ambiziosa: coinvolgere una città fino ad ora refrattaria al confronto con un'arte che pone domande più che offrire risposte e che utilizza linguaggi complessi e sperimentali. La scelta dell'organizzatrice Silvia Landi e del direttore artistico Mino Rossi, assieme ai curatori (Ilaria Bignotti, Anna Saviori, Giulia Santi, Cristina Zanardi, Valter Fabbri, Riccardo Romagnoli e Massimo Uberti) è in un certo senso «soft»: l'accattivante tema ambientale per la sezione allestita al Parco, arte al femminile per quella ospitata a Ciliverghe (di entrambe riferiamo in pagina), un percorso tutto sommato tradizionale per l'esposizione degli "Internazionali over 30" al Piccolo Miglio (al 21/9, mar-dom 10.30-17.30). Qui, rinunciando ad un unico tema conduttore, la curatrice Ilaria Bignotti ha programmaticamente scelto di mostrare la varietà dei mezzi con cui si esprime il contemporaneo, con una predilezione comunque per la pittura nella declinazione varia dei linguaggi: dall'astrazione segnica di Loreto Martina e Raffaele Rossi, al realismo da illustrazione di Andrea Baruffi, Giovanni Agosta e Davide Le Grazie, dalla "metafisica" quasi surreale di Peter Ravn, Andro Semeiko e Walter Di Giusto al grafismo "primitivo" di Sergi Barnilis e Alfredo Rapetti. Non manca la fotografia (gli intensi ritratti di Aldo Sardoni, i conturbanti incontri di corpi di Alessandro Pianca, l'ironia citazionista del Lego di Udronotto), il collage (o de-collage di Guido Airoldi da manifesti di circo), l'installazione (gli elefanti di paillettes di Carla Tolomeo, il provocatorio «cane-stro» di Francesco De Molfetta).
Se un filo conduttore emerge lungo il percorso, è quello del rapporto tra corpo umano e macchina, natura e artificio, che connota e pone interrogativi alla nostra cultura. Antonio Tamburro e Carlo Bettoni si affidano ad un espressionismo gestuale per raccontare una realtà in cui l'umanità viene travolta dalla frenesia metropolitana o dalla violenza della società, mentre la macchina prende il sopravvento negli ibridi semi-umani di Andrea Taddei e nell'installazione di Luca Zampirolo che assembla pezzi meccanici a creare una sorta di mostro. Il paesaggio di Pietro Iori esce dal quadro per entrare nello spazio reale, e Francky Criquet trova in una nuova mitologia l'orizzonte dell'incontro tra uomo e natura. Le barchette di Gusmaroli vorticano in un gorgo di colore, mentre la memoria si traduce per Enzo Guaricci nel segno labile tracciato da una matita troppo grande e troppo pesante su frammenti di pietra.


Fonte: Giornale di Brescia