13/11/2011 - Ex Randaccio, il campus in cera di attori e identità. Viaggo per studiare il modello dell'Università di York. Un tavolo di progettazione con le realtà bresciane

L'obiettivo generale sembra chiaro: creare una cittadella universitaria, un campus con residenze, servizi, spazi di aggregazione per gli studenti aperto alla città e al mondo economico. Cosa esattamente realizzare, come, con quali tempi e risorse, è ancora tutto da stabilire. Intanto si guarda altrove per verificare esperienze da cui trarre profitto e si gettano le basi per un dialogo che coinvolga i soggetti interessati a trovare una soluzione. Un doppio passaggio che è stato compiuto nella visita che una delegazione di amministratori bresciani ha fatto venerdì all'Università di York, una fra fra le migliori in Inghilterra. In ballo ci sono il futuro dell'ex caserma Randaccio acquisita dal Comune lo scorso aprile, l'assetto urbanistico di una parte importante del centro storico, la scelta di puntare o meno su una possibile vocazione universitaria di Brescia. E scusate se è poco. Il punto fermo è la volontà dell'Amministrazione comunale di trasformare una parte della caserma (i due edifici su via Brigata Meccanizzata e via delle Grazie) in residenze: 197 alloggi per i quali ha già ricevuto 600mila euro dalla Regione, mentre attende dal Miur (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) la risposta per un contributo di 10 milioni. Se dovesse arrivare sarebbe comunque la metà della cifra necessaria: i 10 milioni mancanti - secondo Mariangela Ferrari, consigliere comunale con delega all'Università - potrebbero arrivare da altri enti pubblici e privati. Ci sarebbe poi da definire del tutto la sorte della parte restante della caserma (la superficie complessiva è di 20mila mq coperti e 7mila scoperti): il cuore del campus, appunto. Per il quale, dunque, non ci sono proposte precise, progetto e previsione di spesa. La trasferta inglese è servita proprio per toccare con mano un modello avanzato, molto diverso però da quello italiano in generale e bresciano nello specifico. Il campus di York (ne parliamo sotto) è fuori dalla città, il nostro sarebbe interno; inoltre, siamo lontani per strutture e didattica. Ma ogni esperienza dà frutti. Un risultato positivo del viaggio è la disponibilità di Università statale, Università cattolica, Accademia di Santa Giulia - dichiarata a York rispettivamente dal rettore Sergio Pecorelli, dai direttori Luigi Morgano e Riccardo Romagnoli - di sedersi intorno ad un tavolo per progettare insieme il campus (nella parte non residenziale). Un confronto con altri interlocutori indispensabili: ovviamente il Comune, ma anche il mondo economico e produttivo. Con la finalità di pensare ad un campus che offra servizi (attirando gli studenti da fuori), ma che sia pure un luogo di incontro fra le università bresciane e la città. È una scommessa importante e complessa, che non può essere vinta (basti pensare allo sforzo economico e progettuale richiesti) senza la scelta di investire su Brescia città universitaria. Una decisione che spetta innanzitutto alla politica, ma che tocca tutte le forze sociali, politiche, economiche e culturali bresciane.


Fonte: Giornale di Brescia