13/11/2011 - Di ritorno da York. L'idea vede concordi maggioranza e opposizione al rientro della delegazione bresciana

Un campus modello inglese nell´ex caserma Randaccio. Si prende spunto dal perfetto funzionamento della migliore università europea. Il nodo da sciogliere? I finanziamenti.
     
Il campus universitario all´ex caserma Randaccio mette tutti d´accordo: non solo università e amministrazione comunale, ma anche maggioranza e opposizione. Al rientro dal "Ron Cooke Hub" di York, visitato giovedì e venerdì da rappresentanti del Comune e del mondo accademico, è il momento di tradurre in chiave bresciana i tanti spunti messi in valigia. "Un´eccellenza sancita dal premio di miglior università europea che meritava di essere vista - spiega il consigliere Nini Ferrari, promotrice della trasferta -, ora cercheremo di mutuare quanto di buono e realizzabile possiamo permetterci". Il campus, nel dna bresciano dai tempi di Mino Martinazzoli, è visto in maniera bipartisan come strumento per rilanciare "Brescia città universitaria". 
La delegazione (formata dalla presidente del consiglio comunale Simona Bordonali, dal presidente della commissione cultura Andrea Ghezzi e la vice Elena Bonometti, dal consigliere del Pd Carla Bisleri, dai rettori dell´università Statale e della Cattolica Sergio Pecorelli e Luigi Morgano, dal direttore dell´Accademia SantaGiulia Romagnoli, dal direttore del Cedisu Luigi Caimi, dal city manager Alessandro Triboldi e dall´architetto Antonella Loda), è volata in Inghilterra per capire come attrezzare la metà di edificio che, tolti i 10.000 metri di residenze, ospiterà gli spazi comuni.
"C´è già il progetto dei 197 alloggi, ma resta da fare la parte più complessa dei servizi" spiega l´architetto Loda. Tante le idee, ma il nodo, è la reperibilità dei fondi. Se York rappresenta l´optimum cui aspirare, infatti, Brescia è ancora in attesa di ricevere le risorse necessarie a partire. Ad oggi, dei 26milioni di euro preventivati per la riconversione della caserma, ne sono arrivati 600mila dalla Regione ed entro fine anno potrebbero arrivarne altri 13 milioni dal Miur. Cifre a primo acchito da capogiro, bruscolini se paragonati ai 175 milioni investiti per il campus di York. "Là hanno preso in prestito il denaro con l´impegno di restituirlo in 60 anni a un tasso del 2,5%; se potessimo fare lo stesso saremmo avanti" ha detto il rettore Morgano.
Ma cosa, tra i servizi del campus inglese, potrebbe essere mutuato a Brescia? "Innanzitutto la capacità di gettare ponti con il mondo del lavoro, che alla nostra università un po´ manca - ha spiegato il rettore Pecorelli -. Colpisce come gli studenti siano i protagonisti della loro formazione e finiscano il percorso accademico già inseriti al di fuori di esso".
Da York la delegazione è tornata con l´ambizione di dar vita a un incubatore di idee in cui gli universitari siano a disposizione della comunità per incarichi di ricerca e sviluppo: "Quella che abbiamo visto è un´università che investe su se stessa - dichiara la consigliera Bisleri -: mi ha colpito il fatto che sia il primo luogo dove un imprenditore vada per realizzare un progetto". In questo modo, imparando da subito a fare, gli studenti diventano rapidamente imprenditori di loro stessi. Una logica di business applicata alle facoltà, che giustifica l´enorme investimento effettuato: "Lo dimostra il fatto che, pur dovendo ancora terminare l´area dedicata agli sport, abbiano già venduto gli spazi per i prossimi due anni" dice Pecorelli.
Tra i servizi da portare a Brescia anche un settore ad alto livello tecnologico, che permetta agli studenti di sperimentare: "A York abbiamo visto studi televisivi avanzatissimi, laboratori di simulazione di studi legali, spazi teatrali eccellenti" commenta il direttore di SantaGiulia Romagnoli. "Ambienti di alta qualità, che offrono agli studenti infinite opportunità" sottolinea Elena Bonometti. Il campus bresciano sarà un tutt´uno con il resto della città: "Tutti dovranno poter entrare per vivere gli spazi comuni o semplicemente per passarci in mezzo - rimarca Pecorelli -: oggi le nostre università sono bellissime, ma ci sono solo studenti".
La cittadella è da pensare soprattutto come a un´opportunità per rendere meno provinciale la città. Se a York si riversa il 20% di universitari da 132 Paesi, Brescia è ferma al 4% ma, così come ha fatto l´università inglese grazie al campus, potrà diventare più appetibile e riuscire a incrementare gli iscritti: "L´obiettivo è internazionalizzare - conferma il rettore - e collegare le proposte formative che sono già presenti: le università, le accademie e il conservatorio". Brescia ha avuto il coraggio di mettersi in discussione guardando oltre confine. Ora bisogna trovare il modo più efficace per rendere il sistema sostenibile.


Fonte: BresciaOggi