30/05/2006 - FARE DELLE ARTI UN SISTEMA

FARE DELLE ARTI UN SISTEMA

UN CONFRONTO D’OPINIONI SULLA BRESCIA”CREATIVA” DAL LOCALE AL GLOBALE

 

 

Un dibattito promosso dall’Accademia Santagiulia su una città pur ricca di segni di modernità, ma che manca tuttore d’un centro d’approccio e riflessione-museo o altro-sul senso della contemporaneità.

 

Elisabetta Nicoli

 

Tra il consuntivo delle grandi mostre-superiore alle attese-e il progetto mai avviato per una galleria d’arte contemporanea, Brescia sta facendo i suoi primi passi dalla dimensione locale al sistema globale dell’arte. Interpellando le grandi firme dell’architettura per riprogettare i suoi spazi ma lasciando migrare altrove archivi e collezioni:potendo contare su nuove accademie e facoltà universitarie, con la necessità di intensificare il dialogo. Un’occasione di confronto è stata ieri proposta dall’Accademia di Belle Arti Santagiulia, con il dibattito sul tema: “Dal locale al globale. Brescia e il sistema dell’arte”, coordinato dal vice direttore Eugenio De Caro.

“Abbiamo bisogno di crescere in cultura perché sull’arte, che non può essere appannaggio di un’elite, ci giochiamo l’avvenire”: il Presidente di brescia Musei, Agostino Mantovani, parte dal dato positivo di Santa Giulia retituita alla fruizione collettiva e divenuta luogo d’attrazione grazie alle risorse congiunte del pubblico e del privato. L’obiettivo è coinvolgere i fruitori così che possano diventare protagonisti delle scelte, per ora si tratta di “aiutare la gente a crescere”, anche attraverso il turismo culturale. Manca il contenitore ipotizzato per l’arte d’oggi nella “crocera” di San Luca, nella speranza di allestirlo non è stata abbandonata.

Massimo Minini ha aperto più di trent’anni fa la sua galleria alle tendenze contemporanee e alla dimensione internazionale, con predilezione all’arte concettuale, povera e minimal. Spiega la notorietà internazionale con l’attitudine a confrontarsi con realtà diverse: “mi è sempre piaciuto contraddirmi e anche contraddire gli inetlocutori”. Il sistema dell’arte è globalizzato, non da oggi e la spinta che ne deriva a stabilire  relazioni con altri mondi va intesa “più nel bene che nel male”.

Brescia non è riuscita a dotarsi di una galleria d’arte contemporanea, che la renderebbe più ricca culturalmente. “So che non si farà:mi dispiace ma ni sono arreso”, dice il gallerista dichiarando la propria disponibilità a conferire ad una struttura idonea -che non c’è- la sua biblioteca.

Brescia non sempre coglie leopportunità che le si presentano e, pur avvalendosi di importanti autori per lesue innovazioni architettoniche, dà l’impressione di affidarsi al supermercato globale più che ricercare un’interrelazione con la storia e contesto. Il critico Fausto Lorenzi si interroga sui “segni” lanciati dai nuovi grattacieli progettati, come dalla Grande Arche di Banca Lombarda in vetro cemento disegnata da Gregotti: il riferimento va al funzionalismo Bauhaus, sostanzialmente all’edificio –fabbrica e al momento taylorista di settant’anni fa, più che ad una banca che opera su una materia fluida come la finanza d’oggi.Va inteso come un omaggio d’umanesimo razionale e cartesiano alla storia della città industriale?

Quale indirizzo della modernità vuole simboleggiare davvero per tutta la città? In ogni caso le si affiancano senza creare un pezzo comune e comunitario di città strutture che pure, paradossalmente, sembrano citare in tutt’altro modo una stessa matrice Bauhaus. “ Vediamo molti gesti di modernizzazione, manca un contesto di interrelazioni. E manca un museo di arte contemporanea, prima ancora che come spazio espositivo (quello lo si può trovare anche nelle case di una strada, come mostra ora la Biennale), come perno del sistema dell’arte contemporanea, centro di produzione e luogo in cui ci s’interroga sullo spirito del presente”.

Nell’800 ha svolto questo ruolo l’Ateneo di Scienze, lettere ed Arti, con importanti ricadute sociali, urbane, urbanistiche. Ora a Brescia, dice il critico esiste un aricpelago di realtà significative, ma “sembra manchi il mare su cui navigare per raggiungerci” . Un’opportunità che si presenta è la nascita delMuseo dell’industria e del lavoro: qui può trovare spazio e collegamenti anche il lavoro dell’artista. Sarà un luogo vitale se i vecchi torni entreranno in interazione con ilmondo contemporaneo: “Se non si farà la galleria di arte contemporanea, sarà possibile baypassarla :mettiamo l’arte di oggi nei musei che abbiamo, in dialogo con l’arte antica”, dice Minini cogliendo la sollecitazione di Lorenzi e aggiungendo un’ulteriore disponibilità: a collaborare-“gratuitamente, non da imprenditore come Goldini”-con i Civici Musei. Critico sull’impostazione che dalla conoscenza del passato dovrebbe portare alla scoperta del presente, Minini invita a “dimenticare gli impressionisti, che pur hanno dato notorietà a Brescia. Partiamo da oggi: ogni periodo fonda la propria estetica, l’opera nasce per un luogo e per una situazione”.

Forte di 300 soci e di una storia che ha le sue radici nei sodalizi dell’800, l’Associazione artisti bresciani si trova a svolgere “in parte un’attività di supplenza, rispetto ad un sistema museale incompiuto”, spiega il Presidente Vasco Frati. Grazie al rapporto sempre vivo con i collezionisti propone mostre di rilievo. Ai giovani dedica una mostra ogni anno e una sezione della collana dei suoi cataloghi.

Ai giovani dell’Accademia questa prima occasione di confronto lascia alcune sollecitazioni, ad inserirsi nella progettualità urbana. Altri incontri sono in previsione, ha annunciato il prof. De Caro.


Fonte: GIORNALE DI BRESCIA