24/09/2006 - LA SCULTURA IN CARCERE, MOLLA PER CAMBIARE

All’Ufficio scolastico provinciale inaugurata la mostra di opere realizzate da alcuni detenuti di Verziano

LA SCULTURA IN CARCERE, MOLLA PER CAMBIARE

C’è una ragazza che riposa su un fianco, avvolta in un silenzio carico d’attesa:sogna o aspetta qualcuno. Prima era un’idea o un sentimento inespresso, ora invece è una scultura in terracotta che comunica quel sogno ad altri.

E’ sdraiata nell’atrio dell’Ufficio scolastico provinciale di Brescia e per circa un mese accoglierà i visitatori di “Terra e fuoco”. Un arte per la vita”, una mostra inaugurata e ricca di significato: a modellare questa e altre opere sono stati i detenuti della casa circondariale di Verziano, allievi di un corso di scultura attivo da un anno nel carcere in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia. Guidati dal Prof. Agostino Ghilardi e coadiuvati dagli studenti dell’Accademia, gli allievi hanno lavorato l’argilla con i pochi strumenti di lavoro ammessi e quasi esclusivamente con le mani. Mani che si sono scoperte capaci di creare, in positivo. Spiega Riccardo Romagnoli, direttore della scuola: “La terra è materia prima e il fuoco è l’energia che può creare e trasformare”.Ed è proprio l’idea di educazione come “molla per il cambiamento” a permeare questo progetto sperimentale di arte in carcere, in cui il lavoro è soprattutto interiore: soddisfatti l’assessore Bisleri, il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Colosio e Maria Grazia  Bregoli, direttore degli Istituti Penali bresciani, che parla di “sfida vincente che mostra come cultura e scuola possono favorire il reinserimento in società”. E loro, i detenuti, questa sfida hanno provato a sostenerla. Creando hanno scavato e modellato anche dentro di sé, trovando un’occasione di comunicazione di sentimenti, incanalando l’energia che li preme dentro in un lavoro che richiede pazienza e delicatezza. Ne sono nate opere malinconiche come quelle di angelo, o in attesa come quelle di Sergio, ironiche o inquiete, ma tutte, spiega Ghilardi  “evidenziano una forte crescita interiore”. Perché la soddisfazione più grande, come gli allievi stessi commentano, con gratitudine per il loro professore, è stata quella di “tirar fuori un filo che ci eravamo dimenticati di avere”. (m.po.)

 

 

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Fonte: Giornale di Brescia