30/05/2010 - TRE. CASALI, DE PIETRI, FRAPICCINI, JODICE, LEOTTA, MUSI, NICOSIA.

Modena, Ex Ospedale Sant’Agostino
11 aprile – 30 maggio 2010

Inaugura sabato 10 aprile 2010 il nuovo appuntamento con la fotografia italiana contemporanea di Fondazione Fotografia, il progetto della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena curato da Filippo Maggia. Sono sette gli autori in mostra, protagonisti del terzo nucleo di acquisizioni della collezione di fotografia italiana contemporanea della Fondazione, che in questa occasione presenta a fianco di nomi ampiamente affermati a livello nazionale e internazionale come Paola De Pietri, Francesco Jodice, Pino Musi e Carmelo Nicosia, anche le opere dei tre giovani autori under 35 – Lorenzo Casali, Eva Frapiccini e Renato Leotta – selezionati lo scorso anno attraverso il concorso Special Italia.



Sviluppata lungo un percorso di oltre 70 opere, tra fotografie, video e installazioni – tra cui oltre 50 entrate in collezione - la rassegna rimarrà aperta con ingresso gratuito fino al 30 maggio 2010 nelle sale espositive dell’ex ospedale Sant’Agostino (Largo Sant’Agostino 228, Modena).


Tratto distintivo della mostra – così come dell’intera collezione italiana, composta finora dei capitoli Uno. Basilico, Fontana, Ghirri, Jodice, Vaccari e Due, Andreoni, Campigotto, Ferrero Merlino, Pirito, Rivetti, Thorimbert – è l’eterogeneità degli stili e delle ricerche presentate, dettate da approcci differenti al mezzo fotografico e ai codici visivi dell’immagine.

Come in un atto di estremo saluto, Lorenzo Casali (Tradate, Va, 1980) ritrae gli interni delle abitazioni del quartiere popolare Crooswijk di Rotterdam, in corso di demolizione per consentire la nuova costruzione di un complesso residenziale di lusso. Nel registrare il naturale movimento della luce sui muri, il video Permanence 2 esplora il delicato affiorare delle tracce di vita vissuta, stratificata sulle superfici.

Il confine precario tra la memoria e l’oblio ritorna come tema centrale dell’ultimo progetto fotografico di Paola De Pietri (Reggio Emilia, 1960) dal titolo To Face. Ripercorrendo i luoghi del fronte della prima guerra mondiale sul crinale alpino e prealpino, l’artista ritrae la progressiva disintegrazione dei segni inferti alla montagna dagli eventi bellici, riassorbiti nell’ambiente naturale. Sospese ed evanescenti, le immagini rimandano all’inevitabile perdita del ricordo, destinato col passare delle generazioni a uscire dalla sfera privata per rientrare nell’anonimato della Storia.

A un altro genere di tematiche, questa volta di grande attualità, introduce il lavoro di Eva Frapiccini (Recanati, 1978) che con l’installazione Street Fighters chiama in causa il fenomeno delle morti bianche e degli infortuni sul lavoro, di cui il nostro Paese detiene tuttora il primato europeo. A cavallo tra denuncia sociale e narrazione privata, il suo lavoro coinvolge lo spettatore a confrontarsi con un tema tanto grave quanto abusato nella comunicazione mediatica.

Francesco Jodice (Napoli, 1967) concentra da sempre la sua ricerca sull’interazione uomo-ambiente e sull’analisi del paesaggio sociale. Le immagini che compongono il progetto in mostra What We Want descrivono la geografia urbana di luoghi modificati di recente o in temporanea trasformazione, ridisegnati a propria immagine e somiglianza dai loro fruitori, che, come moderni pionieri, imprimono allo spazio la proiezione dei propri desideri.

Interessato ai meccanismi mediali dell’immagine, Renato Leotta (Torino, 1982) utilizza la fotografia come strumento per portare alla luce tracce e isolare frammenti, eludendoli dal loro contesto iniziale per ricondurli a un discorso più ampio sul linguaggio visuale. Nella serie Pompei esamina i resti degli affreschi murari nelle due città romane, che diventano punto di partenza per una rilettura della pittura in chiave psicologica e sociale.

Presentati sotto il titolo Hybris – nell’antica Grecia la “presunzione di forza” dell’uomo che sfida gli Dei - gli scatti di Pino Musi (Salerno, 1958) conducono all’interno di sale operatorie, immortalate nell’attimo immediatamente successivo all’intervento. Teatro dell’ostinata lotta dell’uomo contro l’ineluttabilità dei suoi limiti terreni, esse si caricano della tensione estrema dello sforzo umano, della speranza come della disperata determinazione.

Infine, come un flusso ininterrotto di immagini sospese tra sogno, realtà e visione, l’ultimo lavoro di Carmelo Nicosia (Catania, 1960) esplora lo stato di alterazione percettiva ottenuto attraverso la prospettiva aerea. Una grossa nuvola oscurò il cielo… si relaziona con l’elemento aria e sovrappone continui piani di interpretazione, narrativi e visivi al contempo, per un viaggio immaginifico che travalica i confini spazio-temporali. 


La mostra sarà accompagnata da un catalogo bilingue edito da Skira che raccoglierà, sotto forma di catalogue raisonnée, le opere entrate in collezione, introdotte da un testo critico di Filippo Maggia e da biografie e statement per ogni artista


Luogo Evento: Modena, Ex Ospedale Sant’Agostino