20/06/2010 - Egitto mai visto. Le dimore eterne di Assiut e Gebelein

La mostra a Villa Genoese Zerbi presenta circa 400 reperti, tutti provenienti dai depositi del Museo Egizio di Torino e per lo più mai esposti al pubblico, e ruota intorno ad uno straordinario nucleo di dodici sarcofagi a cassa in legno stuccato e dipinto con iscrizioni che tramandano formule d’offerta e rituali funerari magico-religiosi. In molti casi grazie alla lettura dei geroglifici è possibile svelare i nomi di questi uomini e donne appartenuti alla classe media, amministratori e piccoli proprietari terrieri, vissuti nel Medio Egitto intorno al 2.000 a.C. I sarcofagi, alcuni dei quali contengono ancora la mummia, sono arricchiti da tutti gli elementi del corredo funerario che accompagnavano il defunto e attraverso i quali oggi possiamo ricostruire le loro storie e quelle delle loro famiglie: vasi, poggiatesta, specchi, sandali, bastoni, archi e frecce, cassette in legno, modellini di animali, barche con equipaggi, modelli di attività agricole e artigianali. Dall’osservazione di tutti questi materiali emerge la sorprendente capacità degli artigiani egiziani nella lavorazione del legno, che fece di Assiut uno dei centri dove fu raggiunto il massimo livello di espressione artistica alla fine del Primo Periodo Intermedio.

Per la prima volta sono esposte circa 40 pareti di sarcofago con geroglifici incisi e dipinti e 10 stele recentemente restaurate, che svelano i segreti della scrittura geroglifica e permettono di conoscere le credenze funerarie e le principali divinità del pantheon egiziano. Di straordinaria fattura sono le statue in legno, alcune delle quali di notevoli dimensioni benché frammentarie, che erano destinate a riprodurre il corpo del proprietario nella vita eterna e mostrano i signori della città in posa elegante e composta, con un lungo bastone di appoggio e uno scettro come insegne del loro prestigio. Potenti “signori della guerra” di un’epoca di lotte feudali, come ci ricorda l’iscrizione del principe Khety I, incisa sulle pareti della sua tomba: “Ero uno forte con l’arco, potente con il braccio, molto temuto dai vicini”.
Le dimore eterne di Assiut e Gebelein ci restituiscono in ultima istanza le testimonianze di due siti della provincia egiziana in un’epoca in cui l’indebolimento del potere faraonico centrale lasciò spazio ad una sorta di democratizzazione dell’aldilà (la sepoltura non è più una prerogativa esclusiva del faraone e della sua ristretta cerchia) e a espressioni artistiche di straordinaria originalità.

Luogo Evento: Reggio Calabria