15/05/2015 - 1949-1965: Dal Neorealismo al racconto fotografico

Sale d'arte, dal 15 maggio 2015 al 31 gennaio 2016 
Orario: mercoledì, sabato e domenica dalle 15,30 alle 19,30

1949-1965. Dal Neorealismo al Racconto fotografico
Opere dalla Collezione d'arte contemporanea “Valentia”
“La democrazia è una scuola di realtà...Non so quanto il maggior contatto con la realtà che la vita democratica richiede abbia influito sulla nuova arte che si dice realista...(Ma) quanto siffatto spirito realistico possa giovare alla nostra cultura, non ho bisogno di ribadire. Una cultura diretta dall'alto ha paura non soltanto della libera fantasia, ma anche della solida realtà. Del resto fantasia e realtà, che nel linguaggio comune sembrano due termini antitetici, nel dominio dell'arte sono strettamente connessi. Ci vuole ricca fantasia per essere buoni realisti: altrimenti si è dei copiatori. E bisogna aver gusto e senso delle cose reali per avere una fantasia creatrice e non soltanto un'oziosa immaginazione.” (Norberto Bobbio, Eravamo ridiventati uomini, 1955) 

In questa sala, attraverso il nucleo storico di opere della Fondazione Luigi Longo facenti parte della Collezione d'arte contemporanea “Valentia”, è possibile ripercorrere l'esperienza di alcuni maestri del Neorealismo italiano, dagli anni Cinquanta fino alla metà del decennio successivo, ed intendere il loro desiderio di porre al centro della propria attività il reale come tensione estetica e morale dettata dalla contingenza storica cioè la fine della seconda guerra mondiale con tutto il suo carico di atrocità e di aspirazione alla rinascita. 

Il movimento del Neorealismo, nel cinema, nella letteratura, nell'arte e nella fotografia, ha significativamente contribuito nel secondo dopoguerra alla creazione di una nuova immagine internazionale del nostro paese andando a delineare uno spartiacque storico-ideologico-culturale tra l'Italia del Ventennio e quella repubblicana. In ambito pittorico esso prende avvio teorico con il Fronte Nuovo delle Arti, raggruppamento stilisticamente eterogeneo (post-cubista, espressionista, astratto) di artisti che nel 1946 si dichiarano “uniti nell'esigenza di esprimere la realtà attraverso il rinnovamento del linguaggio”. Alla Biennale di Venezia del 1950 il Fronte si presenta organizzato in due raggruppamenti, figurativo e astrattista, e questa divisione ne segnerà la fine. Da questo momento il gruppo degli artisti figurativi, capeggiato da Renato Guttuso ed in collegamento con il cinema, la letteratura e la fotografia, si batte a favore di un potente realismo descrittivo che ritiene più comprensibile ed “utile” alle masse popolari e alla loro rappresentazione. Infatti sono soprattutto i temi della Resistenza e della ricostruzione post-bellica a trovare nel Neorealismo il mezzo narrativo congeniale: “un atteggiamento non tanto estetico quanto etico, in cui le relazioni fra stile e visione del mondo sono moralmente costitutive.” (Stefano Roffi, Guttuso e Rossellini. Travasi tra pittura e cinema, 2014).

L'inizio del percorso espositivo è dato dalla grande tela del 1949 di Ernesto Treccani, intitolata Armtrong-I suonatori di Jazz, ancora intrisa della poetica del movimento Corrente sebbene cronologicamente fuori dal conflitto bellico, dove l'artista in adesione al Fronte Nuovo propone una via di mezzo tra astrattismo e figurazione. Post-cubista è la potente scultura di Giuseppe Scalvini il cui tema pacifista, enunciato nel titolo No alla Guerra-La madre, è dettato all'artista dall'Appello contro gli ordigni nucleari lanciato da Stoccolma l'anno stesso della sua esecuzione, il 1950. Marcatamente ideologico è il realismo dell'opera di Aligi Sassu, La Pace (quattro porzioni: L'angelo della Pace, La madre, Donna che si libera dalla catene, Personaggi), realizzata nel 1958 come dipinto murale per la Sala della Casa del popolo “Valentia” di Valenza (città della provincia di Alessandria); mentre realismo “poetico-immaginifico” è quello di Giuseppe Motti, pittore-cantore delle povere genti e della natura fluviale. Il suo dipinto murale del 1957, dal titolo Genti del Po, venne realizzato come quello di A.Sassu per la Casa del popolo “Valentia” (quattro porzioni: Bambino con l'anguria, Volto femminile, Barcaiolo, Mietitore). Di questi due artisti in sala sono esposti anche il bozzetto preparatorio del dipinto La Pace (A.Sassu) ed il disegno I costruttori (G.Motti), dedicato alla poesia di Vladimir Majakovkij.
Il percorso prosegue con la riflessione critica sulle avanguardie storiche della pittrice Antonietta Ramponi, con il dipinto dal titolo Corteo a Roma 25.8.1964. Funerali di Togliatti, frutto della mutata sensibilità estetica avvenuta all'inizio degli anni Sessanta e della percezione da parte dell'artista dell'irrequietezza che stava attraversando la società italiana.
Il percorso si conclude con il linguaggio sperimentale, evocativo e descrittivo, di Ernesto Treccani e di Toni Nicolini. La grande opera composita, a quattro mani, del 1965, Da Melissa a Valenza, è un viaggio, “una narrazione a due voci con due diversi linguaggi, fotografico e pittorico...(una) sequenza concatenata in una successione logica ed emotiva” (Toni Nicolini, Da Melissa a Valenza, 2011) sul cambiamento delle condizioni materiali e dell'animo affrontato dagli italiani durante il boom economico, tra sofferenza e riscatto per l'ottenimento di una vita migliore. Accanto alle opere di maggior formato, a completamento del percorso, sono esposte opere minori di Ego Bianchi, Valenza, la nave dell'oro (1957) e di Gabriele Mucchi, Gina-L'orefice (1956), legate  tramite soggetti e titoli all'attività lavorativa, artigianale di Valenza, da cui questo nucleo di opere proviene.  

Lia Lenti - Curatrice della collezione d’arte contemporanea “Valentia”


Luogo Evento: Alessandria
invito-dal neorealismo al racconto fotografico.jpg