MOSTRA DAL 18/04/2008 al 21/04/2008: DOMENICO QUARANTA CURA HOLY FIRE. ART OF THE DIGITAL AGE

L'iMAL Center for Digital Cultures and Technology è lieto di presentare Holy Fire. Art of the Digital Age, una mostra collettiva che raccoglie una scelta, unica nel suo genere, di opere rappresentative degli ultimi quindici anni di New Media Art, realizzate da artisti di fama internazionale e provenienti da gallerie e collezioni di tutto il mondo.

Curata da Yves Bernard, direttore dell'iMAL, e da Domenico Quaranta, Holy Fire fa parte dell'Off Program della fiera internazionale di arte contemporanea Art Brussels (18 – 21 aprile 2008). Prendendo spunto da questa occasione, Holy Fire cerca di esplorare il modo in cui la New Media Art, vincendo i preconcetti relativi alla sua presunta immaterialità e invendibilità, sia entrata nel mercato dell'arte. Holy Fire è probabilmente la prima mostra che raccolga programmaticamente opere d'arte New Media collezionabili e già disponibili sul mercato dell'arte, sia adottando layout tradizionali (stampe, video, sculture) che nella forma di oggetti mediali personalizzati e “stabili”.

La mostra vuole dimostrare che la New Media Art non è un fenomeno estraneo all'arte contemporanea, ma è, semplicemente, arte del nostro tempo: e, in questo modo, vuole contribuire a ridurre la distanza tra l'arte digitale e l'arte contemporanea, e contribuire a una più ampia comprensione dei media digitali. Holy Fire è il frutto della convinzione che parlare di New Media Art come qualcosa di “altro” e separato dall'arte contemporanea non abbia più senso oggi. Tutta l'arte contemporanea è, per certi versi, New Media Art, non potendo sottrarsi a un confronto col mezzo digitale e con l'impatto sociale dei media; al contempo la New Media Art, raccogliendo la sfida dei media digitali e delle loro conseguenze socio-culturali, è ormai diventata uno dei linguaggi artistici più rappresentativi del nostro tempo.

Insomma: le opere raccolte in Holy Fire non sono New Media Art, ma semplicemente arte del XXI secolo: arte che si appropria di identità istituzionali e corporative, che crea identità fittizie, piega software e videogiochi alle proprie intenzioni, si infiltra nelle comunità online e nelle sottoculture con l'intenzione di ritrarre queste comunità e i loro miti; arte che sovverte gli strumenti esistenti o ne crea di nuovi, o, semplicemente, usa hardware e software per fare arte.

Nel corso degli ultimi due decenni, la New Media Art ha attraversato una crescita esponenziale, che da una nicchia di sperimentazione piccola e relativamente chiusa l'ha trasformata in una delle comunità più ampie e vitali della scena contemporanea, e in un nuovo “mondo dell'arte”, con i suoi festival, i suoi centri espositivi, le sue riviste e i suoi dibattiti. Tuttavia, questa crescente importanza è stata spesso misconosciuta nel mondo dell'arte contemporanea, che la New Media Art sfida in vari modi. Spesso immateriale, performativa, effimera, la New Media Art si affida a software e interfacce, e produce artefatti difficilmente vendibili e ad alto rischio di obsolescenza, il che rende difficile un suo ingresso nei circuiti e nelle collezioni di arte contemporanea; senza contare che la New Media Art coltiva spesso con ostinazione il proprio isolamento. Al contempo, sono ormai molti gli artisti che lavorano per trovare formalizzazioni più stabili per i loro lavori, nello sforzo di portare la cultura dei media digitali nel territorio dell'arte contemporanea. Al contempo, individui e istituzioni coraggiose cominciano a collezionare New Media Art, nella convinzione che la sua importanza, nel futuro, non possa che crescere.

Con l'accelerazione dello sviluppo tecnologico (grandi schermi piatti, potenti proiettori, reti wifi e banda larga) e l'accettazione sociale e culturale degli strumenti e dei media digitali, la New Media Art si appresta a diventare una delle correnti più importanti del XXI secolo, e a entrare a far parte della nostra vita quotidiana: dagli uffici, agli edifici pubblici, alle case. Il titolo della mostra fa riferimento a un noto romanzo di Bruce Sterling, Fuoco sacro (1996): un libro visionario che lancia uno sguardo sull'arte del futuro, in cui la specifica “digitale” non ha più senso di esistere. Al contempo, il titolo fa riferimento alla passione che spinge un numero crescente di operatori (artisti, curatori, galleristi e collezionisti) sulla via impervia ma necessaria del confronto col sistema dell'arte.

Artisti: Cory Arcangel (USA), Gazira Babeli (SL), Boredomresearch (UK), Christophe Bruno (FR), Grégory Chatonsky (FR), Miguel Chevalier (FR), Vuk Cosic (SLO), Shane Hope (USA), Jodi (BE/NL), LAb[au] (BE), Joan Leandre (SP), Olia Lialina & Dragan Espenschied (RU/DE), Golan Levin (USA), Eva and Franco Mattes aka 0100101110101101.ORG (IT), Alison Mealey (UK), Mark Napier (USA), Casey Reas (USA), Charles Sandison (UK/FI), Antoine Schmitt (FR), Yacine Sebti (BE), Alexei Shulgin & Aristarkh Chernyshev (RU), John F. Simon, Jr. (USA), Paul Slocum (USA), Wolfgang Staehle (USA), Eddo Stern (USA), Ubermorgen.com (AT), Carlo Zanni (IT).

Gallerie: Bitforms, New York; DAM Gallery, Berlin; Fabio Paris Art Gallery, Brescia; Numeriscausa, Parigi; Postmasters, New York; Project Gentili, Prato; Rodolphe Janssen Gallery, Bruxelles; XL Gallery, Mosca.

Partner: Holy Fire è prodotta dall'iMAL Center for Digital Cultures and Technology, generosamente finanziata da LIEDEKERKE.WOLTERS.WAELBROECK.KIRKPATRICK e DEXIA e sostenuta da: Rudy Demotte, Presidente dei Ministri del Governo della Comunità Francese del Belgio; Fadila Laanan, Ministro della Cultura della Comunità Francese del Belgio; la Sezione Arti Digitali e il Dipartimento di Arti Plastiche del Ministero della Comunità Francese del Belgio; Brussels Regione Capitale; il Collegio del Borgomastro e dei Deputati della Municipalità di Molen­beek-Saint-Jean.

Dove: iMAL Center for Digital Cultures and Technology 30 Quai des Charbonnages / Koolmijnenkaai 30 1080 Bruxelles/Brussel 1080 (métro Comte de Flandres/Graaf van Vlaanderen)

Orari: martedì, mercoledì, venerdì: 12:00 - 19:00
giovedì: 12:00 - 21:00
sabato e domenica: 11:00 - 19:00
Chiuso il lunedì.

Ingresso:
Adulti: 8 euro
Studenti, disoccupati e anziani: 4 euro

Eventi collaterali
Dibattito: “Holy Fire: Exhibiting and Collecting New Media Art”
Sabato 19 aprile, 11:30 - 13:30

Uno degli obiettivi di Holy Fire è fotografare lo stato attuale della New Media Art, una pratica artistica nata dall'incontro tra arte e tecnologia informatica negli anni Sessanta, per poi svilupparsi in un sistema dell'arte autonomo e parallelo e avere una seconda giovinezza negli anni Novanta. Spesso descritta come processuale, immateriale, e perciò non collezionabile e non conservabile, la New Media Art sta finalmente entrando nell'età adulta, il che significa anche confrontarsi con il sistema e il mercato dell'arte contemporanea. Il dibattito è moderato da Patrick Lichty (Columbia College, Chicago), e coinvolge: Alexei Shulgin (RU), Olia Lialina (RU/DE), Steve Sacks (bitforms, New York), Wolf Lieser (DAM, Berlin), Stéphane Manguet (Numeriscausa, Parigi), Philippe Van Cauteren (SMAK, BE), Domenico Quaranta (I) e Yves Bernard (Bruxelles).

Luogo mostra: Bruxelles, iMAL Center

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