MOSTRA DAL 05/04/2014 al 03/05/2014: MATTEO GALBIATI e ALBANO MORANDI
OVERPAINTING

ALL ROADS LEAD TO LA 
2 Shows 2 Places

 

OVERPAINTING 
a cura di Matteo Galbiati

CONNECTION POINT LA 
a cura di Carl Berg

 

MOSTRA: 5 Aprile – 3 Maggio 2014

INAUGURAZIONE: Sabato 5 Aprile 2014 ore 18.00-19.00

 

ARENA 1 GALLERY in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles ha il piacere di presentare ALL ROADS LEAD TO LA due mostre collettive curate dal critico e curatore italiano Matteo Galbiati e il critico e curatore di Los Angeles Carl Berg.  Le due mostre , OVERPAINTING and CONNECTING POINT LA presentano artisti provenienti dall'Italia e da Los Angeles ed è espressione di una collaborazione tra due diverse e distinte tradizioni artistiche. 

OVERPAINTING presenta 5 artisti provenienti dall'Italia: SONIA COSTANTINI (Mantova, 1956), PAOLA FONTICOLI (Torino, 1961), PAOLO IACCHETTI (Milano, 1953), ELENA MODORATI (Milano, 1969), e ALBANO MORANDI (Salò, 1958). 

CONNECTING POINT LA raggruppa invece GEGAM KACHERIAN (Yerevan - Armenia, 1962), MATTHEW MAY (Newport Beach CA - U.S.A., 1970), GARY PALLER (Los Angeles CA - U.S.A., 1953), JAMIE RUSSOM (Mission Viejo, CA - U.S.A., 1977) e CHRIS TRUEMAN (Corvalis, OR - U.S.A., 1978)

Le due mostre muovono una confronto-dialogo tra due differenti tradizioni e storie nel panorama artistico contemporaneo.

 

La prima mostra di ALL ROADS LEAD TO LA, intitolata OVERPAINTINGpresenta 5 artisti italiani presso l'Arena 1 Gallery a Santa Monica in California, cui si accompagna una piccola mostra di artisti di Los Angeles.

La seconda parte di questo scambio culturale, CONNECTING POINT LA, presenterà, invece, gli artisti americano presso la Fondazione Vittorio Leonesio a Puegnago del Garda (BS).

Questi artisti, insieme, daranno l'opportunità  al pubblico di analizzare i percorsi, le esperienze e i diversi modi di fare arte nella tradizione di due linguaggi artistici distinti.

In OVERPAINTING, gli artisti italiani impegnano la loro narrazione poetica attraverso una pittura che lascia allo spettatore l'interpretazione profonda del suo valore. La forza sostanziale e vitale del loro lavoro si concentra in un linguaggio vivo che non si cura né della speculazioni mercantilistiche, né delle limitazioni della moda. 

In ciascuna ricerca degli artisti italiani prevale una dimensione di raffinata concettualità, che impone allo sguardo di recepire il senso del “vedere” oltre le aleatorietà del tangibile.

Per ogni artista il dipingere è un atto significante che va oltre la mera rappresentazione di un’immagine: la loro indagine mira a sollecitare uno sguardo che sappia osservare nel profondo, mira a superare il limitato e limitante orizzonte del visibile.

Sonia Costantini pratica una pittura monocroma che vive di un colore vibrante nei segni minimi della sua epidermide. Il colore si stende attraverso una complessa tramatura di pennellate che lo rendono vivo e sensibile alle influenze della luce che, variabile, rende sempre inafferrabile e indefinibile il colore stesso. Il colore si fa categoria e concetto verificabili ogni volta nella singolarità della sua circostanza e l’opera si rigenera nel luogo della sua presenza, acquisendo un valore suscettibile non solo delle influenze e delle condizioni dello sguardo di chi l’osserva, ma anche dell’attimo e del luogo in cui questo incontro avviene.

Paola Fonticoli concepisce la pittura come occasione per addensare e comporre figure, diafane e semitrasparenti, che solo appena percettibilmente si lasciano intuire. Si muovono nello spazio in bilico sulla trasparente corporeità della loro forma che, con la prossimità di altre, muove ad un dialogo evolutivo e trasformante.  Spesso dipinte su lastre trasparenti – di plexiglass o di vetro – i suoi alfabeti non letterari sviluppano un rapporto sensoriale particolare con la traccia dipinta che pare sollevarsi a darsi spessore.

Una spazialità profonda la consegue anche Paolo Iacchetti che nella sua ricerca si è affidato ad una pittura capace di evocare e costruire immagini. Anche lui parte da un gradiente minimo, in cui la forma viene annullata per il sopraggiungere di un colore determinante nel porsi come agente costruttivo. La monocromia si spezza in stratificazioni di segni gorgoglianti che rimandano anche ad un coinvolgimento segnico del gesto germinante dell’artista. Monocromo per lui non è mai un risultato, ma un concetto pensato e riflettuto a lungo che lascia diventare l’opera un oggetto immobile che si riattiva sempre sotto le spinte emozionali di sguardi differenti.

Negli anni Elena Modorati ha maturato un modo diverso di fare pittura che si è orientato nell’assimilare la matericità della cera, sostanza da sempre presente nei suoi lavori, nella completa consistenza dell’opera. Questo materiale diventa, a corpo unico, l’espressione del suo linguaggio, gradiente simbolico di senso che caratterizza ogni sua riflessione. Nel “corpo” diafano e primordiale delle tavole di cera affiorano – o sprofondano – piccoli interpunti grafici, scritte, pensieri il cui senso resta occulto e indecifrabile. La caratterizzazione dei suoi messaggi spingono ad un livello superiore il pensiero che coglie nelle immagini, cui è sottratto il significato puro, un approfondimento della conoscenza meno superficiale.

In Albano Morandi l’intervento pittorico diventa un contrappunto dialogante tra il suo fare e la sua azione di artista con forme e materie che, non propriamente artistiche, derivano da una storia e un contesto “quotidiano”. Materiali ordinari e riscontrabili in un’esperienza abituale in chiunque – da cui si avviano particolari sollecitazioni della memoria individuale – si solcano di segni e  presenze pittoriche che ne alterano e modificano la percezione. L’artista, con gesti minimi e costanti, cala in un contesto nuovo la realtà e le fa vestire emozioni e sollecitudini forti e potenti con una lirica semplice quanto intensa. Impegnato in una poliedrica espressione artistica, che ben ne descrive temperamento e carattere, Morandi riesce a generare sempre quello stupore e quella meraviglia che lasciano uscire l’oggetto semplice dalla sua banale accezione per proiettarlo in una dimensione, quella dell’arte, che ne denuncia nuovamente l’incanto immerso in un’emozionalità inedita e sconosciuta.

 

CONNECTING POINT LA, è la seconda mostra di ALL ROADS LEAD TO LA e presenterà i 5 artisti di Los Angeles che ora stanno esponendo con i 5 artisti italiani presso l'Arena 1 Gallery a Santa Monica in California. La mostra con Gegam Kacherian, Matthew May, Gary Paller, Jamie Russom, e Chris Trueman, verrà presentata alla Fondazione Vittorio Leonesio di Puegnago del Garda (BS) nel prossimo mese di maggio.

Mostra: 17 Maggio - 16 Giugno 2014

Inaugurazione: Sabato 17 Maggio 2014 ore 18.00

Fondazione Vittorio Leonesio

Via Palazzi, Mura di Puegnago, Puegnago del Garda (BS) 

ARENA 1 è uno spazio fondato dai direttori dei Santa Monica Art Studios Yossi Govrin e Sherry Frumkin. La sede è in uno storico hangar dell'aeroporto di Santa Monica, ARENA 1 invita curatori conosciuti e affermati a livello internazionale a formulare e proporre stimolanti e innovativi progetti espositivi.

Luogo mostra: Fondazione Vittorio Leonesio - Via Palazzi, Mura di Puegnago, Puegnago del Garda (BS)

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