MOSTRA DAL 18/11/2016 al 14/01/2017: MATTEO GALBIATI
Curatore della mostra: Trame Pittoriche

TRAME PITTORICHE
Paolo Iacchetti, Rolando Tessadri, Alessandro Traina

a cura di Matteo Galbiati (docente dell'Accademia SantaGiulia)
19 novembre 2016 – 14 gennaio 2017

Inaugurazione sabato 19 novembre 2016 ore 18.30

Castel Negrino Arte con la mostra Trame pittoriche, che vede protagonisti gli artisti Paolo Iacchetti, Rolando Tessadri e Alessandro Traina, apre il terzo capitolo della sua indagine attorno al tema del “colore” il quale, dopo le precedenti La densità del colore (con Pino Pinelli, Sonia Costantini, Domenico D’Oora, Elena Modorati e Gioni David Parra) e Espansioni cromatiche (con Ayako Nakamiya e Greta Grillo), si propone come una conferma ulteriore delle attività, degli orientamenti, delle scelte programmatiche, degli intenti artistici e delle ricerche promosse dalla galleria.

Fin dalla sua apertura, infatti, il desiderio è stato quello di esplorare, attraverso una serie di esposizioni collettive, le diverse intonazioni poetiche dei linguaggi, tanto di giovani quanto di affermati artisti contemporanei, attraverso i quali affiora la liricità di una riflessione tutta concentrata sul senso e sul significato del colore.

Prestando particolare attenzione alle estetiche astrattive di impronta analitica, aniconica, concettuale e minimale, questo nuovo progetto mette in dialogo e correlazione tre artisti che, apparentemente lontani e diversi per metodo e indagine, trovano nella tessitura cromatica un punto di contatto comune e condiviso.

Ogni artista porta nello spazio della galleria la propria individualità e la propria espressione che, lette in dialogo con le opere di ciascuno degli altri, riescono a comporre un percorso emotivamente coinvolgente in cui il colore vive sulle loro superfici in una complessa “grafia segnica”, specchio del carattere artistico e della visione filosofico-estetica dei loro autori.

Non sono la monocromia o l’apparentamento con gli orientamenti analitici a guidare l’esperienza artistica e la ricerca di Paolo Iacchetti (1953), il vero epicentro fondativo del suo linguaggio è e resta il colore e la pittura. Un colore che ha modo di raccontare se stesso proprio attraverso la lettura quasi scientifica della pratica e del gesto pittorici: il colore “astratto” di Iacchetti vive di tensioni interne che lo muovono e lo rendono materia viva e cangiante e che – passo significante della sua analisi – cerca una relazione attiva con lo spazio-ambiente del luogo in cui si verifica la sua presenza. La sua indagine sul colore non fa a meno di mettere in luce tutto il carico di soggettiva passione e tensione attive nella ricerca delle cromie. Nella stesura 

cromatica, che spesso si disperde come segni-presenze nello spazio della parete alterando la dimensione canonica del dipinto o, addirittura, superandola e invadendo la parete stessa, traspare allora una pulsione emotiva e intellettuale che non blocca la monocromia nel nitore assoluto, ma alimenta una riflessione più profonda che apre la superficie del colore a movimenti, più o meno evidenti, le cui vibrazioni si attivano e vivificano attraverso una lenta – quasi scientifica - osservazione.

Anche nelle opere di Rolando Tessadri (1968) si leggono strutture cromatiche intrecciate che, nella regolarità minuziosa del loro sviluppo, descrivono una complessità geometricamente regolare di texture cromatiche tattili e visivamente vibranti, capaci quasi di superare la percezione bidimensionale della tela. Il processo di stesura del colore, lo sviluppo delle sue sfumature contemplano, nel rigore di queste immagini, il processo realizzativo come parte latente dell’immagine finale dell’opera: il metodo del frottage e l’uso della racla (una spatola serigrafia usata per stendere il colore) si pone non solo come mezzo tecnico-realizzativo, ma anche come parte integrante di un processo di determinazione dell’immagine finale che mantiene latente la logica dell’esecuzione. Nelle sue Tessiture l’artista consegna allo sguardo, in un impianto di astrazione–geometrica quasi severa, un colore che cerca un’espansione infinitiva e che sempre richiede l’attenzione di una visione lenta per essere percepito in ogni sua dettagliata definizione.

Quest’attenzione al fare lo si ritrova anche in Alessandro Traina (1957) che nella nuova serie di lavori qui presentati, intitolata Collimazioni, propone un’ulteriore chiave interpretativa e un nuovo risultato alla sua lunga e meditata ricerca: spostandosi e sconfinando tra gli argini di pittura e scultura, Traina ha sempre proposto, nelle diverse tipologie di opere prodotte nel corso degli anni, lavori che mettessero in evidenza e rendessero tangibili le forze nascoste, i movimenti invisibili delle cose. Che fossero spostamenti ricostruttivi, energie magnetiche o forze tensive, le sue creazioni predispongono questo intreccio e legame tra materiali concreti (spesso differenti per tattilità e consistenze) e presenze invisibili; un legame che si trova anche in queste opere che toccano interessanti livelli di complessità di lettura. Le griglie sovrapposte, che de-strutturano in strati la composizione geometrica, muovono il colore e le forme secondo logiche di interazione la cui decifrazione permette di risolvere l’enigma insito nell’opera stessa. Il flusso spazio-temporale del movimento geometrico lascia tracce che amplificano tridimensionalmente tanto le permutazioni cromatiche, quanto il cambiamento della superficie con i suoi pieni e i suoi vuoti. 

Luogo mostra: Castel Negrino Arte - Strada per Castel Negrino 7, Aicurzio (MB)