MOSTRA DAL 07/05/2017 al 03/06/2017: COLLETTIVA STUDENTI DI SCULTURA
Le meraviglie della Terra del Fiume, mostra dell'HDEMIA a Palazzolo sull'Oglio

Dal 7 maggio al 3 giugno a Palazzolo sull'Oglio si svolge la manifestazione "Le meraviglie della Terra del fiume", che colloca il paese come centro nevralgico del connubio arte-storia-territorio.

Alla manifestazione partecipa ancha l'Hdemia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia con una mostra degli studenti del del biennio di Scultura pubblica monumentale a cura del dal Prof. Pietro Ricci, Docente di Pittura e Tecniche del Marmo e delle Pietre dure.

La mostra, che si terrà presso il Castello vede esposte le opere di: Daniele Boi, Francesco Caputo, Davide Foppa, Anita Guarneri, Elisa Pezzotti, Silvia Piacentini, Carlo Ricchini, Alessia Todeschi, Ester Vescovi e Laura Zanga.

Così la Prof.ssa Ilaria Bignotti descrive la mostra:

«Di fronte al brivido della materia che diventa forma, attraverso il lavoro muscolare e spirituale dello scultore, la parola spesso arretra, intimidita cerca una metafora, si appella a un aggettivo. La potenza del marmo, e delle pietre dure, se associata alla giovanissima età degli scultori che oggi espongono a Palazzolo, ancor più stupisce e chiede un certo silenzio, prima di provare a dirne qualcosa. Scegliere il blocco di pietra; capirne la consistenza, le difficoltà, le potenzialità; sapersi misurare con gli strumenti che lo sbozzano, e via via definiscono, in un corpo a corpo che chiede giorni, mesi, rischi e imprevisti. E in questo lottare, sapere che lì dentro, che in quella pietra, è possibile fare uscire una immagine, una visione, un concetto. Da Michelangelo a Canova, da Arturo Martini a Tony Cragg, fare scultura significa confrontarsi con il mondo come insieme di fenomeni, come memoria e mistero, come terra e cielo, alchimia e fisica, spiritualità e corporeità. Daniele Boi, Francesco Caputo, Davide Foppa, Anita Guarneri, Elisa Pezzotti, Silvia Piacentini, Carlo Ricchini, Alessia Todeschi, Ester Vescovi e Laura Zanga hanno portato nello spazio aperto del fossato le loro sculture. Si son fatti carico di popolare un luogo dove scorrevano acque e storie. Come resti di un passato lontano, carico di visioni, racconti, conflitti e speranze, le loro sculture contengono, solidificato in pietra, il lieve soffio della storia, del mito, dell’uomo. Totem eretti e divenuti ancor più potenti dall’aver saputo reggere ai colpi inferti dallo scultore, sono le opere di Ester Vescovi, che sperimentando graniti, pietre indiane e marmo di Carrara, elabora le ferite emozionali, gli squarci interiori, chiedendo un piccolo gesto di accoglienza: basterebbe lo sguardo attento del pubblico, a contare le tracce, i segni, i percorsi nella materia lavorata e sfidata dalla giovane artista, che in alcuni casi crea omaggi d’après rielaborando, empaticamente, modelli contemporanei, da Basquiat a Steve McQueen. Con Laura Zanga, creano Frine, un busto segnato da mille passaggi, icona di bellezza perigliosa, abbandonato sulla terra, metafora del desiderio e dell’ambiguo. La ricerca sull’eterno femminino, come luogo di unione tra componente animale e antropica, si trova in tutto il lavoro di Alessia Todeschi, che con sensibilità sceglie dal mondo del mito, dei Tarocchi, e dalla sua esperienza di giovane donna, iconografie e concetti legati al femminile e all’androgino, trasferendoli nella pietra dura: è il caso di Lilith, terribile e austera. Diversamente, Francesco Caputo, attento raccoglitore e trasformatore di objets trouvé con una visione post-industriale e graffiante, sceglie di salvare, come spesso accade nella sua poetica, dall’oblio un blocco di marmo appena segnato da altri interventi: ne nasce Azathot, meravigliosa visione tesa tra l’animale e l’umano, di inquietante potenza. Altri lavori esposti, realizzati dagli studenti degli altri anni accademici come opere di gruppo, contengono temi vegetali, fitomorfi e animali, in una esplorazione del potenziale metamorfico della natura, nell’eternità della pietra. Il lavoro concettuale di Laura Zanga cerca un (im)possibile equilibrio tra sfera spirituale e sfera corporale, attraverso opere di grande levigatezza e cura formale, dove alcuni temi fondamentali, altamente simbolici, diventano numi tutelari di un ricercare metafisico. Le risponde il lavoro colto di Davide Foppa: Asthènia, questo il titolo del volto esposto, che contiene una riflessione straziante, scolpita con grande maestria nel marmo, a figurare il senso ultimo dell’uomo tra vita e morte, la sua incapacità o debolezza a superare il confine dei propri limiti, per raggiungere una elevazione spirituale. Il tema del sacrificio, della condizione umana come momento di prova, fatica, sfida, è al centro dell’indagine di Carlo Ricchini, un lavoro appassionato, turbolento, inquieto, che si traduce in risultati interessanti, come nel caso di Crocifissione. Le sculture di Daniele Boi contengono un forte valore etico, verificando la persistenza nella materia di una potenza arcaica, essenziale, pura e incontaminata, capace di riavvicinarci all’uomo per la comune origine nella natura. Che siano forme pure, guerrieri, volti e corpi, con energia primordiale escono dalla pietra, in cerca di una verità pura. Gli Impulsi 1, 3, 6, 10 e 12 di Elisa Pezzotti partono da un grande amore per il creato, nel suo essere tensione tra anima e materia. Tutto il lavoro di Elisa Pezzotti, sapientemente nasce da una attenta osservazione del corpo dell’uomo, quale immagine di un potere divino che gli imprime e dona perfezione e coerenza. Dal turbamento di questa presa di coscienza, Pezzotti scolpisce, definisce e lascia emergere forme che sono in costante resilienza l’una nell’altra, in un dare e ricevere che è l’immagine perfetta del donarsi all’arte come scelta di omaggiare tale perfezione. Il Mare verticale di Anita Guarneri pare voglia racchiudere, portar via e proteggere, come onda solida e sapiente, tutte queste opere. Si erge consapevole della propria forza placida, quella della pietra quando incontra l’uomo: storia millenaria di scoperte e meraviglie, progetti e visioni. Le visioni sono immagini che non hanno l’aspetto effimero dei sogni. Sono, in fondo, qualcosa di molto concreto: le facciamo in quello stato intermedio, tra il sonno e la veglia: immagini in potenza, diventano azioni e fatti scultorei. Ci chiediamo allora, se da queste opere nasceranno uomini e donne adulti, capaci di nutrire la nostra società con il loro voler vedere, oltre lo spessore della materia. Esporle agli occhi di tutti, significa dare fiducia alle generazioni emergenti di giovani artisti».

Luogo mostra: Palazzolo sull'Oglio

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