RIPRODUZIONI DEL MARMO ESEGUITE CON TECNICHE MISTE Scuole che hanno collaborato: Decorazione 1º Livello

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Gli studenti di Decorazione del II anno del triennio, coordinati dal Prof. Mirko Bolpagni, hanno affrontato nel corso dell'anno tre metodi per realizzare finti marmi o “effetti marmorizzati”.
I metodi differiscono fra loro per materiale impiegato, supporto e tecnica realizzativa ma con l’effetto finale comune di simulare marmi pregiati o di fantasia.

Il primo esempio, quello più materico secondo la maggior parte dei manualisti ottocenteschi, riportano le indicazioni per la lavorazione degli impasti per la realizzazione di marmi colorati detti "in pasta" sebbene le sue origini siano molto più antiche e riguardano tutta la zona del nord-Africa e Medio Oriente dove tutt’oggi si pratica e si utilizza come materiale di rivestimenti di pregio.
Consiste nello stemperare i colori (pigmenti minerali) del marmo che si vuole imitare in alcuni composti contenenti una soluzione di acqua e colla di coniglio, alla quale va aggiunta una quantità di gesso sufficiente a formare un impasto consistente da lavorare con spatole e cazzuoline. Con quest’impasto si preparano le «focacce», ovvero pallottole schiacciate da sminuzzare e comporre piccoli agglomerati che simuleranno i vari minerali presenti nel marmo. L'applicazione dello stucco a finto marmo colorato in pasta stendendo un strato di gesso o malta piuttosto grezzo sul quale si uniscono insieme le «pallottole» colorate e «venate». Dopo la stesura degli impasti colorati con spatole e cazzuole, si passa alla finitura a secco. Essa avviene mediante lo sfregamento con pietre e polveri di consistenza diversa. Fino alla lucidatura finale mediante cere naturali rendendo i colori brillanti e imitando a perfezione una lastra di marmo.

Il secondo esempio è quello su “carta marmorizzata”, una tecnica antica cresciuta e sviluppata in parallelo all’evoluzione della carta. Già nota in Cina e Giappone fin dal dodicesimo secolo, nel sedicesimo secolo divennero popolari in Turchia e in Persia. La teoria normalmente accettata è che gli artigiani europei appresero la tecnica dai Turchi. Per questa ragione a volte la carta marmorizzata viene chiamata ancora oggi “carta turca”. Era usata nei risguardi dei libri di pregio, per foderare gli interni dei mobili, nel dorso delle carte da gioco e nelle più disparate applicazioni o più semplicemente per realizzare disegni o motivi decorativi che simulano il marmo.
Il procedimento consiste nel riempire un largo recipiente con un liquido gelatinoso di colla a base d’acqua, sul quale sono sospese gocce di colori a base d’olio o solvente che restano in superficie senza discogliersi sullo strato colloso. Il colore può essere trattato con pennelli o pettini fino a ottenere il motivo grafico desiderato. Quindi si colloca un foglio di carta sulla tinta sospesa in modo da copiare un immagine speculare del disegno e ottenere splendidi effetti marmorizzati.

Il terzo esempio è quello pittorico, simulare l’effetto marmoreo attraverso colori e pennelli sul supporto adeguatamente preparato a fondo bianco dove l’artista andrà a imitare le diverse tipologie di marno passando più strati e sfumando i colori ricrea le venature di sfondo e di superfice. Successivamente si ricreano con pennello fine le venature più particolareggiate che attraversano la lastra marmorea rendendola ancor più realistica. Gli esempi qui riportati sono realizzati in acrilico su tavola e l’effetto lucido è reso con una finitura a resina acrilica che esalta la brillantezza dei colori e conferisce un aspetto ancor più realistico al finti marmo.

Fotografie di Nicolas Alessandri e Francesco Corberi del biennio di Grafica e Comunicazione

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