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Cento anni di Dada al Museo di Santa Giulia di Brescia

Riportiamo il link all'articolo pubblicato il 3 ottobre 2016 sul portale online Artemagazine che parla della mostra DADA1916.

Articolo disponibile online

"Nasceva nella sala del Cabaret Voltaire, con la prima serata tenutasi il 5 febbraio 1916, un nuovo genere di spettacolo, volutamente fondato sul “non-senso”, sull’assurdo, sulla casualità delle espressioni e delle azioni"

BRESCIA - Cento anni fa nasceva il Dadaismo, uno dei movimenti artistici o anti-artistici più provocatori, anarchici e anticonformisti della storia dell’arte. Per questa ricorrenza il Comune di Brescia, la Fondazione Brescia Musei - con la collaborazione di Accademia di Belle Arti Santa Giulia e Università Cattolica del Sacro Cuore - hanno realizzato una grande mostra dal titolo “Dada 1916. La nascita dell’antiarte” che fino al 26 febbraio 2017 sarà ospitata al Museo di Santa Giulia di Brescia.
L’esposizione, a cura di Luigi Di Corato, direttore Fondazione Brescia Musei, Elena Di Raddo e Francesco Tedeschi, Docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, rende omaggio al movimento, concentrando l’attenzione sul suo rapporto con l’arte italiana e la sua diffusione a sud delle Alpi con particolare attenzione a Lombardia e Canton Ticino, due luoghi emblematici per la genesi e la fortuna che il movimento Dada ha avuto nel secondo dopoguerra. 
Oltre 270 opere e documenti originali in esposizione suddivisi in quattro sezioni tematiche (“Dada prima di Dada”, “Dada, Zurigo e il Cabaret Voltaire”, “Arte e filosofia Dada” e “Oltre Dada”) e tredici sottosezioni.
Si parte dal 1916, con la ricostruzione del Cabaret Voltaire, luogo di nascita del movimento e teatro delle sue sperimentazioni più audaci, e ci si avvia in un percorso incentrato sui maggiori protagonisti della scena scena Dada a partire dal 1916 sino alla fine degli anni Venti: Hugo Ball, Tristan Tzara, Max Ernst, Marcel Duchamp, Man Ray, Francis Picabia, George Grosz, Otto Dix, Hans Arp, Arthur Segal, Hans Richter, Hannah Höch, Marcel Janco, Richard Huelsenbek, Sophie Taüber-Arp, Paul Klee, Kurt Schwitters, Lázló Moholy-Nagy, Theo Van Doesburg, Viking Eggeling. A questi si affiancano Julius Evola, l’artista italiano più direttamente coinvolto nelle vicende di Dada, con due dei suoi capolavori e importanti opere provenienti da collezioni private e pubbliche, i futuristi, ispiratori del movimento zurighese, presenti in mostra con opere di Filippo Tommaso Marinetti, Giacomo Balla, Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Francesco Cangiullo, Gino Galli, Carlo Erba, i metafisici Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis e Carlo Carrà, in parte conservate nei Musei Civici a cui si aggiungono importanti prestiti.
Spiegano i curatori: “Senza la pretesa di voler tracciare un panorama completo o esaustivo del fenomeno, questa mostra prova a riprendere un discorso mai interrotto sulla vitalità di Dada, nel centenario della sua nascita. Dada, la parola-chiave, venne usata per la prima volta pubblicamente nell’ambito delle manifestazioni del Cabaret Voltaire, anche se non è chiaro e non può essere detto con certezza chi sia stato il primo a usarla. Non si può non riconoscere, però, a Tristan Tzara il ruolo di maggior promotore e coordinatore delle iniziative che sorsero all’insegna di tale denominazione”. 
“Col senno di poi, fu una vera rivoluzione. Forse una delle poche davvero riuscite”. 
Dada nasce nella sala del Cabaret Voltaire il 5 febbraio 1916. Facendo leva sull’annullamento, sull’azzeramento delle forme espressive precedenti, diventava il punto di partenza di una lunga serie di iniziative, di idee, di proposte, che contribuirono nei mesi e negli anni successivi alla scossa di un’arte che scardina i limiti degli stili, delle tecniche, delle relazioni fra la parola, l’immagine, il suono. 
Tuttavia spiegano ancora i curatori: “I protagonisti di quel momento quanto gli esegeti che si sono dedicati a ricostruirlo e interpretarlo hanno individuato un’area di gestazione di Dada che va dalle esplorazioni sulla parola di poeti tardosimbolisti e dell’avanguardia dei primi anni del Novecento francese, alle forme giovaniliste dell’espressionismo tedesco, alle ricerche strutturali su parola e immagine nell’avanguardia russa, alle singolari prese di posizione di stravaganti dandy come Arthur Cravan, fino alle intuizioni rivolte a far nascere un’arte oltre l’arte, come quella concepita da Marcel Duchamp un passo dopo l’altro, a partire dal 1912 circa”. 
La mostra è quindi esaustiva e sotto molti aspetti innovativa, con opere di grande prestigio, ma anche con l’idea di spingere il visitatore a non soffermarsi solo sulle opere più note, “su quelle immagini divenute ‘icone’ o sugli autori che più rappresentano segno di attrazione curiosa e a volte morbosa, ma di fare attenzione anche a quei molti documenti che sono indispensabili per tracciare una vicenda proteiforme come quella di Dada”.

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