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Il dietro le quinte di Olivo e Pasquale

Riportiamo il testo dell'articolo uscito sul portale online del Corriere della Sera di Bergamo il 22 ottobre 2016, che parla della messa in scena e del dietro le quinte dell'opera teatrale Olivo e Pasquale che debutterà a Bergamo il 26 ottobre e che vedrà in scena le scenografie e i costumi realizzati delle studentesse del triennio di Scenografia Bertuzzi, Sarzi Sartori, Delgado, coordiante dalla Prof. Michela Andreis.

ARTICOLO di Daniela Morandi (disponibile online)

Quell’opera buffa donizettiana Il dietro le quinte di Olivo e Pasquale

Tra i registi e gli attori durante le prove dell’opera in scena al Teatro Sociale la prossima settimana. L’importanza dei colori: «Un parto lungo 10 mesi»

Il sipario color salvia è calato. Dalla platea del Sociale si leva una voce: «Alzatelo di un metro.
 Stop. Mollate». Mentre da sotto il telo compare il baritono Bruno Taddia, in abiti civili prima di indossare quelli del burbero Olivo. A impartire la direttiva è Ugo Giacomazzi. Con Luigi Di Gangi è la mente di OperAlchemica, che firma la regia di «Olivo e Pasquale».

Oggi le prove sono aperte al pubblico dalle 14.30 alle 17.30 per l’iniziativa Teatri Aperti promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dall’Agis. Da giorni, artisti, tecnici, scenografe, assistenti, costumisti, maestranze sono all’opera per realizzare il melodramma giocoso di Gaetano Donizetti, nella versione napoletana del 1827. Una prima moderna assoluta per aprire la stagione lirica. Davanti agli occhi del pubblico comparirà un teatrino barocco. D’impatto. È come «un pop up di carta in cui si ricrea un mondo dalla dimensione onirica», dice Di Gangi. È un caleidoscopio di colori, dai toni del rosso, marrone, arancio, verde. «Un Donizetti in bianco e nero non è Donizetti — sorride Giacomazzi —. Abbiamo accostato i lavori a collage di Luigi con la musica. Dai modellini è nato questo collage tridimensionale».

È di scena l’artigianalità del teatro, fatto insieme ad alcune scuole. Dietro alle quinte, tra corde, legni, scatole colorate, la sagoma di una nave, con polvere di polistirolo tra i capelli e sul viso, le studentesse del corso di scenografia dell’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia sono al lavoro. Con spazzola di ferro e taglierini in mano limano un blocco di poliuretano. Diventerà una pila di fogli. Seguendo le indicazioni dei registi, hanno ideato scene e costumi, realizzati dalla sartoria del Donizetti e dalla scuola Caniana. Mentre il Patronato San Vincenzo si è occupato di alcuni oggetti e il liceo artistico Manzù ha girato il documentario dell’allestimento.

«Abbiamo preso in mano l’opera a gennaio, con i primi laboratori fatti insieme ai registi, per confrontarci su quale mondo poteva ospitare i personaggi e come renderli», spiegano Sara Sarzi Sartori, Daniela Bertuzzi e Arianna Delgado. La scelta è caduta sui colori, espressione della loro anima. Olivo sarà in rosso, il fratello Pasquale nei toni complementari del marrone e arancio, in rosa Isabella, la figlia di Olivo, che vorrebbe farla sposare al mercante Le Bross. In grigio, data l’indole dimessa, il contabile Camillo, amato da Isabella. Le Bross, in azzurro, venendo dal mare. Columella, servo leccapiedi, in verde. In giallo la solare Matilde, che corona l’amore tra Isabella e Camillo. Mentre Diego, impiegato di Olivo, ne rispecchia il rosso.

Un gioco di colori affini tra luci, costumi e scenografia, fatta di ritagli di tela variopinta, su cui è stampata la filigrana di denari dal mondo, in linea con la trama. «I fratelli Olivo e Pasquale sono commercianti chiusi nella loro cassaforte, sgretolata dal ricco Le Bross, che si allea con i giovani amanti», spiega il regista Giacomazzi. Sul palcoscenico un orologio, «metafora del meccanismo teatrale, funzionante grazie a tanti ingranaggi», continua Di Gangi. Da oliare e far funzionare alla perfezione durante le prove di regia, quando i registi osservano i movimenti degli artisti, da coordinare con il resto.

Gli assistenti segnano il copione per marcare i punti esatti in cui un attore entra o si muove in un certo modo, a cui corrisponde l’alzata del sipario, l’ingresso di un oggetto, l’accensione di luci, in sintonia con la musica. Un lavoro di precisa concentrazione. Ma per Giacomazzi l’orologio è anche metafora delle diverse concezioni del tempo che caratterizzano Olivo e Pasquale. «Il primo rappresenta la fretta, il tempo che fugge e da rincorrere. È simboleggiato dal rosso, colore del dinamismo — dice il regista —. Pasquale è in verde. È una sveglia dal tic tac rallentato. La visione giusta sta nel loro braccio di ferro, che crea un compromesso, e nel punto di vista dei giovani. Saranno loro a spezzare le lancette di un vecchio mondo, fatto di superstizione e denaro, in nome dell’amore».

 

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