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Studiare all’estero

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Le Arti visive presso il Parco Scientifico-Didattico della Fondazione Poliambulanza

5 opere selezionate esposte durante il "The 1st Minimally HPB Live Symposium"

Accademia SantaGiulia
11/02/20

OGM di Giovanni Rossi, Self-Portrait di Tiziano Ronchi, Ventisei otto duemiladiciassette di Serena Nicolì, Limbo di Chadi Reda, APP.CUBE di Michele Morosini, sono le 5 opere di Arti visive che il 10 febbraio 2020 hanno fatto da sfondo al convegno “The 1st  Minimally HPB Live Symposium - Advanced Laparoscopic Liver Surgery” organizzato dalla Fondazione Poliambulanza di Brescia presso il Parco Scientifico-Didattico “E. Menni” (Via Don Pinzoni 1 – 25124 Brescia), convegno nel quale luminari di tutto il mondo si sono incontrati per discutere delle innovazioni tecniche della chirurgia epatica mininvasiva.


Presentazione delle opere

  • OGM, 2018, gesso e pigmento blu, 15,5x15,5x6 cm - di Giovanni Rossi 

I frutti della terra testimoniano, attraverso la loro crescita, una naturale propensione verso il cielo: avvicinandosi sempre di più alla volta celeste ne catturano i colori. 

  • SELF-PORTRAIT, 2019, cera e stampa inkjet su Jap. Kozo 35g su legno, Installazione su piedistallo (pavimento), 155x50x45 cm - di Tiziano Ronchi

Come fosse d’epidermide lignea: la pelle diventa corteccia; il torace e l’addome diventano nodi. Le forme dell’artista si esplicitano fuoriuscendo dalla superficie frontale del legno per ricomporsi nel materiale che più lo rappresenta: la cera. Dalla superficie posteriore affiora il dorso, palesandosi su carta naturale giapponese. L’unico elemento che permette a questi due fragili materiali di sostenersi e conservarsi è il tronco ligneo. La Natura è la sola forza che consente all’artista di consolidare la sua forma, i suoi pensieri e le sue emozioni dei quali, senza i generosi e potenti doni che questa compagna elargisce gratuitamente e quotidianamente, non rimarrebbero che fragili e disordinati frammenti.

  • Venti otto duemiladiciassette, 2019, pizzo, tulle, 300x180 cm, cemento, oro e diamante 5x5x5 cm - di Serena Nicolì

Il lavoro dell’artista indaga, in chiave autobiografica, una data mancata. Un vestito aggrovigliato, gettato a terra e un diamante cementato sono i simboli di una promessa mai compiuta. (I cubi sono 31, come gli anni dell’artista all’epoca. In uno di questi è stato cementato l’anello di fidanzamento).

  •  Limbo, 2019, argilla, 90x55x45 cm - di Chadi Reda 

L'opera indaga il rapporto tra oggetto e prototipo. Interrogandosi su quale sia la quantità minima di materia necessaria a creare l'oggetto perché rimandi al suo modello, si pone l'opera in un limbo a metà tra idea e forma materiale.

  • APP.CUBE, 2019, acrilico su legno, 90x71x92 cm - di Michele Morosini

L’opera scultorea è pensata come un progetto di un ideale monumento da proporre in uno spazio pubblico, aperto o chiuso, in cui i cellulari siano privi di copertura di rete e le persone possono incontrarsi e ritrovare il piacere della comunicazione verbale. Il cubo di Rubik è stato scelto proprio perché è un oggetto che, pur essendo stato creato nel 1974, presenta molte affinità con i moderni apparecchi telematici e con il mondo dei social network, riprodotti sulle facce e i lati del solido: è un gioco che ha avuto una diffusione mondiale è di facile intuizione, è accessibile a tutti e la sua visione stimola il desiderio del utente, di toccarlo e manipolarlo. Infine il cubo è un rompicapo che ha una soluzione, ed allo stesso modo anche la conoscenza del prossimo, che ad un primo impatto può sembrare un enigma, può essere facilitato se ci si pone verso l’altro in una condizione di apertura mentale, emotiva e con un pizzico di umiltà.

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