Storia del costume I - Prof. Michele Venturini
Obiettivi
Il corso si prefigge di tracciare la Storia del Costume nelle varie epoche e di renderla esperibile in termini formali, sociali, politici ed emozionali, nella casistica delle ragioni che l’hanno resa manifesta in questa sua sostanza. Ogni studente dovrà acquisire le competenze visuali e contenutistiche delle forme del costume, e suoi derivati, ed essere in grado di contestualizzarle a livello spazio-temporale. Il carisma addizionabile del costume, nel contesto del corso di scenografia, è la parte situazionale dell’abito che attiene alla materia di cui è fatto, la sua struttura ed il colore che lo anima all’occhio, nella suggestione immersiva nelle diverse epoche e nel luogo interpretativo dell’arte come vettore che lo vivifica. L’allievo dovrà essere in grado di ponderare, elaborare ed esprimere la progettualità antropocentrica che attraversa lo stile e lo sublima nel suo processarsi dallo schema al fuori schema. Le uscite dalla regola verranno tracciate nella figliazione con il tempo, e le sue logiche d’impresa, sino a concorrere alla trascendenza dei modelli culturali ed alle ragioni fondanti dei nuovi archetipi. L’abilità interpretativa di quanto tracciato dalla storia possiede una plusvalenza autoriale che investe la scena anatomica del corpo fisico dell’uomo. Quest’ultimo, per sua forma, coincide e concorre alla scenotecnica: letteralmente corrisponde, nel suo ingombro, ai piani d’appoggio sui quali opera l’illuminotecnica e sui quali agisce la narrazione della fotografia a livello di percezione retinica/atmosferica del carattere umano e della sua semantica antropomorfa e edonistica. Le forme vestiarie lavorano sugli accenti timbrici e volumetrici, di mescola cromatica, che si mediano negli abiti, a modellare gli atteggiamenti umani (es. gestualità, motorietà, legate al ruolo). A tale scopo alla moda corrisponde il modo e viceversa. La maniera e le sue conseguenze divengono mappa dove inscrivere percorsi narrativi per inscenare nuovi processi qualitativi. All’acquisizione di questi sensibili processi visuali corrisponde la loro pratica quotidiana nelle forme e l’esperienza di progetto che tridimensionalmente deve emergere da tale armonizzazione formativa, legata alla scena, e alla narrazione insita in essa, e sul corpo umano: prefigurazione di un soggetto sull’anatomia dell’interprete, sua funzione lirica, e definizione geografica e storica con la dose di personalità che emerge dalla soggettività creativa.
Programma
Partendo dall’esempio dei “Progenitori”, passando per il Paleolitico, si arriva alla Mesopotamia e alla storia del costume dell’Antico Egitto. Da qui la Persia e l’età classica attraverso la grecità e l’Impero Romano sino agli anfratti semantici del vestire di epoca Medioevale, tra romanico e gotico, attraversando prima Bisanzio e le invasioni barbariche sino al Sacro Romano Impero. Il concetto di Umanesimo, prima, e di Rinascimento, poi, permeano i costumi di Lorenzo il Magnifico, Isabella D’Este e Caterina de’ Medici, passando per Enrico VIII e lo stile Tudor. La logica spazio-temporale conduce poi alle forme dello stile dei Luigi di Francia, tra XVII E XVIII secolo, sino allo scoppio della Rivoluzione Francese. Questo in simultanea con alcuni riferimenti ai costumi etnici di Africa, Asia ed Estremo Oriente, nello specifico: Cina e Giappone. Una parte sarà dedicata al Nuovo Continente, il tutto unito agli aspetti influenti dell’esperienza espressiva contemporanea come trattato interpretativo della soggettività comportamentale: abitabilità della psiche nel corpo umano attraverso l’abito. -Il principio dell’abito come manifestazione dell’io. Dalle sacre scritture l’esempio del libro della Genesi: i progenitori come archetipo comportamentale e racconto dell’uomo come traccia dell’abito quale terzo elaborato divino e necessità legata all’ego. -Il corpo nudo e le logiche del coprirsi: tra protezione e manifesto. -Antico Egitto – Sumeri – Assiri Babilonesi ed il rapporto bidimensionale con la geometria anatomica percepita a livello retinico del corpo umano attraverso la visione plastica, ed essenziale, dei volumi dei loro corpi in rapporto all’atmosfera creata dai grandi bacini fluviali: dalla termica alla luce attraversando l’elemento acquatico che permea i bioritmi di queste civiltà che sono alla base della storia occidentale. -I simboli del ruolo ed il ruolo attraverso i suoi simboli nella conformazione al regno animale ed alla personificazione ai suoi carismi comportamentali che ne sono ispirazione e conseguenza. -Il concetto di Dio e Dei, tra vita e oltretomba, nel decoro e nel suo esprimersi formale nella moda del tempo. -Il tema della vita umana e della sua manifestazione formale attraverso il costume ed il suo aspetto epidermico: pelle come piano emozionale della luce sugli arti e arti come gioco dove innescare le trame sul tronco dal cui ventre emerge il centro delle necessità che la testa formalizza. -La motorietà umana in versione ispirata. Il concetto di posa, passo, danza, azione produttiva, artistica e bellica come espressioni simboliche di un’acquisizione qualitativa del potenziale movimento e sua opportunità e rappresentazione. -Dai perizomi alle tuniche, sino agli accenni di manica e mantello, con il decorativismo zoomorfo che fa da padrone legato al carisma animale e al soprannaturale del divino: dalle code feline al vello degli ovini al piumaggio dei volatili ed i loro becchi policromi che si personificano nei racconti e nei costumi dell’epoca. -Pelli, lana e lino come base materica del costume dei primordi. -Esempi di costumi tratti dall’antico Egitto sono: Il Pano e lo Scentis (perizomi). Le tuniche Kalasaris (universo femminile). Il copricapo reale del Faraone noto come Uraeus (di forma circolare con il cobra in fronte). -Esempio di costumi tratti dai Sumeri: Kaunakès tunica di lana e vello ovino o piumata in forma di frange, portata dai fianchi o dalle spalle. Elmo di Meskalamdug: esempio di acconciatura sumera. Il concetto cuneiforme di scrittura e architettura che si rintraccia anche nell’abito e nei suoi accessori. -Acconciature e peli: la rasatura indistinta di uomini e donne e la suppletiva parrucca come messa in scena dell’anatomia e della sua igiene, compreso l’utilizzo di barbe posticce per entrambi i sessi legati al potere. -Greci e grecità: dalla scanalatura delle colonne alle pieghettature del “Chitone”: tunica poggiante sulle spalle e cinta in vita. -Concetto di nudità legata alla cura del corpo e alla performatività atletica. Legame con la statuaria come acquisizione di informazioni qualitative dell’uomo su sé stesso. Apprendimento della tridimensionalità anatomica e del movimento a 360 gradi. -Il colore nell’antica Grecia, dal rosso alle gamme della natura, come distinzione sociale e segno di personalità. -Gli Etruschi e la modernità di tuniche senza pieghe: modellate sul corpo dal taglio essenziale. -Gli antichi romani: es. la toga e i suoi elementi espressivi ridondanti nei drappi e nei decori imperiali. -Concetto di contaminazione dei costumi legata al commercio e agli spostamenti connessi alla guerra e alle conquiste come medium culturale e formale di acquisizione dell’inedito in un tempo privo di processi rapidi di contatto. -Il cavallo come primo esempio di connessione rapida tra luoghi, dalla sua domesticazione in Asia, 5500 anni fa, all’America del Nord e a tutto l’Occidente: attraverso di esso l’uomo ha cominciato a viaggiare e ad allargare i propri orizzonti. -Contaminazioni barbariche: l’avvento delle braghe. -La moda bizantina ed il decorativismo nell’esempio di Giustiniano e Teodora nel mosaico di San Vitale a Ravenna. -Medio Evo: concetto feudale del costume tra “Romanico” e “Gotico”. -Il legame con la Chiesa e la forza imperialista del Sacro Romano Impero, nel periodo tra Alto (476 D.C. – 1000 D.C.) e Basso Medio Evo (1000 D.C. – 1492 D.C.). -Dalla nudità romana al concetto di tunica e totale copertura pudica del corpo evolutasi nella sopravveste senza maniche da portare sulla veste o sulla cotta a prescindere dal sesso e dall’età. -I primi afflati della moda nelle classi sociali cortesi. -Il “Costume Rinascimentale” da Lorenzo il Magnifico a Isabella D’Este. Il distinguo tra abbigliamento maschile e femminile e primi afflati della moda come espressione di soggettività. -L’opulenza dei costumi maschili al pari dei costumi femminili nel XVII secolo: le forme dedicate a lui e le forme dedicate a lei. -Il costume al tempo della Riforma. -Il Rinascimento spagnolo: dall’occhio di Velázquez alle corti europee. -Il costume alla corte dei Luigi di Francia: da Fontainebleau a Versailles, dal Re Sole ai decreti suggeriti di Colbert: il Barocco e lo stile Reggenza e la stagionalità nella moda. -Il Rococò: Maria Antonietta ed i vagiti della Haute Couture nella figura di Rose Bertin. -La Rivoluzione Francese e lo Stile Direttorio. -Il senso del decoro e del volume come accesso al potere.