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La magia esiste davvero, si chiama "Teatro"

Il I anno di Scenografia ai laboratori del Piccolo Teatro di Milano

Accademia SantaGiulia
09/05/19

"Quanto è magico entrare in un teatro e vedere spegnersi le luci. Non so perché. C'è un silenzio profondo, ed ecco che il sipario inizia ad aprirsi. Forse è rosso. Ed entri in un altro mondo".
- David Lynch

Giovedì 9 maggio 2019, la classe del I anno di Scenografia si è messa in viaggio con il docente di ScenotecnicaPaolo Di Benedetto, verso i laboratori di Scenografia e di Sartoria del Piccolo Teatro di Milano.

Dopo aver “combattutto” gli abituali ritardi dei treni per giungere a destinazione, siamo riusciti a salire sull'autobus che ci avrebbe condotto alla nostra prima tappa del viaggio: il laboratorio di Scenografia del Piccolo Teatro, in Via Alexander Fleming, 1, Settimo Milanese. 

Il primo incontro è avvenuto con Alberto Parisiresponsabile Laboratorio di Scenografia “Bruno Colombo e Leonardo Ricchelli” del Piccolo Teatro di Milano, ch ci ha mostrato l’utilizzo di varie macchine da falegnameria, usate per la costruzione di telai e cantinelle teatrali. Successivamente ci è stato fatto vedere come creare un telaio e di quanta pazienza ci voglia per poter costruirne la struttura, pezzo dopo pezzo, utilizzando tanti listelli di legno e una sparachiodi. 

Passando tra i tavoli da lavoro e i porta attrezzi appesi al muro, si nota sulla parete una sagoma in legno color celeste, a forma di pergamena contenente la frase “Il teatro è sacrificio!”. È una frase che già di per sé colpisce, ma ancor di più se si conosce la storia del Piccolo Teatro di Milano. 
Il Piccolo Teatro di Milano, infatti, fu il primo teatro stabile italiano, fondato il 14 maggio 1947 da Giorgio Strehler, Paolo Grassi e sua moglie Nina Vinchi Grassi.
Durante l'occupazione nazifascista, l'edificio è stato sede della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, corpo militare fascista della R.S.I. 
Il 26 gennaio 1947, la Giunta municipale di Milano deliberò la trasformazione dell'ex cinema Broletto di via Rovello in Sala Teatrale, che doveva essere gestito direttamente dal Comune con il nome di Piccolo Teatro della Città di Milano. Il Piccolo, infatti, si proponeva, fin dall'inizio, di divenire un teatro d'arte per tutti, con un repertorio "misto", cioè internazionale, ma allo stesso tempo legato alle proprie tradizioni.
Proprio per questo motivo è importante ricordarne la storia, il Piccolo è ormai manifesto e simbolo di libertà di pensiero, di espressione e di arte nel senso più ampio e completo dei termini.

La passione di chi lavora in un laboratorio di scenografia emerge da ogni sua parola e in ogni suo gesto: si viene abbagliati dallo scintillio dei loro occhi, mentre raccontano le proprie personali esperienze da cui si intuisce lo sforzo, l’impegno, ma soprattutto la felicità che provano nel fare ciò che fanno.

I costruttori Giorgio Armanni, Angelo Superbi e Alessandro Lollino hanno donato ad ognuno di noi una brocchetta, un chiodo a sezione quadrata e dalla forma cuneiforme, usato per il fissaggio delle stoffe al legno e tutt’ora introvabile in commercio!
È stato un gesto molto significativo, come se con quel dono ci avessero regalato un pezzo di storia, una parte del loro passato; quasi a ricordarci che è importante, anzi, fondamentale conoscere la storia del teatro e dei grandi maestri per potersi considerare veri artisti.
Dopotutto ce lo ripetono in continuazione i professori in Accademia: "È impossibile creare qualcosa di nuovo se non si conosce ciò che i grandi maestri hanno realizzato in passato". 

Ne sono un esempio le tele “scenografate” mostrateci da Mauro Colliva, scenografo e realizzatore, create interamente a mano utilizzando colori in polvere attraverso l’antica tecnica del divisionismo, fenomeno artistico Italiano derivato dal neoimpressionismo e caratterizzato dalla separazione dei colori in singoli punti o linee che interagiscono fra di loro in senso ottico.
Tale tecnica è funzionale per la resa dei colori se visti a grandi distanze, perciò risulta perfetta per la resa in teatro. Mauro, definito dal nostro docente “un grande maestro ed esperto del mestiere”, ci ha mostrato la tecnica della "strollatura", un metodo molto semplice e divertente che consiste nel muovere il pennello facendolo ‘’rollare’’ tra le mani per rilasciare sulla tela tante macchie e punti di colore.

Il momento più significativo per me è stato il saluto che ci ha rivolto Giorgio Armanni. Le sue parole mi hanno commossa quando ha esordito dicendo: "Credeteci ragazzi, ma credeteci sul serio! È difficile trovare un lavoro in questo campo, vi faranno male le nocche delle mani da quante porte busserete, ma non arrendetevi. È un lavoro gratificante e stimolante e vi auguro un grandissimo in bocca al lupo. Vi ricordo di quanto sia importante questo augurio, deriva dal mito di Roma, è il più bell’augurio che si possa fare ad una persona perciò...Viva il lupo!".

La seconda ed ultima tappa della nostra visita milanese, purtroppo, è stata un po’ più rapida, a causa del poco tempo rimasto a disposizione. 
Abbiamo visitato il Laboratorio di Sartoria del Piccolo Teatro di Milano, situato all’interno del teatro stesso, dove ad aspettarci c’erano  Gianluca Sbicca, costumista, e Roberta Mangano, responsabile della Sartoria del Piccolo Teatro di Milano.
Due personaggi molto diversi tra loro: lui un tipo esilarante ed eclettico, lei più pacata, ma dalla quale traspariva una donna forte, capace di far valere le proprie idee. Il clima del laboratorio era davvero piacevole, sembrava di vivere una puntata di Project Runway!

Ci hanno saputo raccontare con leggerezza tanti aneddoti della loro esperienza lavorativa trascorsa con uno dei registi teatrali più importanti, Luca Ronconi, e con lo stilista sardo, Antonio Marras. Ciò che emerge dai loro racconti è che ogni costume realizzato viene “partorito”, è come un figlio sia per chi l’ha ideato che per chi l’ha realizzato. 
“A teatro tutto funziona come un cerchio. Quando regista, scenografo e costumista sanno avere un dialogo e uno scambio di idee condiviso, ecco che accade la magia”, ci ha spiegato Roberta. 

La magia è visibile in primis nei costumi realizzati che, come ci hanno mostrato, risultano perfettamente fedeli ai bozzetti del costumista. Tutto viene pensato, ricercato, confrontato e approvato unanimemente.
La vera magia non è forse questa? Svolgere il proprio lavoro con passione, mantenendo una mente aperta e accettando che c’è sempre qualcosa da imparare

Il Teatro è forse ciò che più di tutto meglio rappresenta l’umanità perché come l’uomo è in continua evoluzione.

"Il teatro non è il paese della realtà : ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco".
- Victor Hugo

Con il contributo di: Elena Baldi

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